Esiste il razzismo linguistico?

Le differenze linguistiche possono provocare pregiudizi e atteggiamenti discriminanti.

Una persona che parla una lingua straniera con accento marcato potrebbe essere considerata meno intelligente o meno competente semplicemente perché è una persona che parla una lingua straniera con accento marcato.

In tal caso, le competenze del soggetto vengono misurate soltanto dall’espressione linguistica, ignorando le sue reali abilità.

Purtroppo questa percezione è reale, come dimostrano gli studi.
Questi ultimi riguardano soprattutto la lingua inglese, in particolare il confronto tra i madrelingua e chi parla inglese come lingua straniera.

In genere, l’inglese parlato con accento italiano, francese e tedesco è apprezzato dai madrelingua inglesi: viene considerato sofisticato o persino sexy.

Ma le cose cambiano se a parlare inglese è un asiatico, un africano o una persona del Medio Oriente. In tali casi, l’accento è meno apprezzato o considerato sgradevole.

Questo fenomeno, che non è sempre intenzionale, non riguarda soltanto l’inglese.

Consideriamo la nostra lingua.

In genere, se una persona italiana sta per interagire in italiano con un asiatico, le aspettative sono queste: l’interlocutore parlerà con marcato accento straniero, avrà esitazioni, commetterà errori o sarà difficile da capire.
Invece potrebbe trattarsi ad esempio di un giapponese di seconda generazione, nato a Milano da genitori giapponesi, che ha sempre parlato italiano con naturalezza, scioltezza e accento milanese.

Questo pregiudizio più o meno inconsapevole potrebbe essere una forma di razzismo linguistico.

La psicologia dietro il razzismo linguistico

Qual è il motivo alla base di tutto questo?
Entrano in gioco meccanismi psicologici.

Il cervello fa più fatica a capire un accento meno familiare. Lo sforzo in più nell’atto della comprensione e l’innata predisposizione favorevole verso le persone simili e non nei confronti del diverso possono suscitare sentimenti negativi verso chi ha origini straniere e parla una lingua straniera con accento marcato.

Ciò potrebbe indurre alcuni ad assumere atteggiamenti discriminanti, come escludere o ridicolizzare questi soggetti che sviluppano un complesso di inferiorità, dando vita al vero e proprio razzismo linguistico.

Come affrontare il razzismo linguistico

La base di tutto è la consapevolezza. Ecco cosa fare per evitare forme di razzismo linguistico:

  • Migliorare le proprie capacità di ascolto, prestando più attenzione a quello che dice l’altro e non a quello che ci si aspetta di sentire
  • Parlare più lentamente e utilizzare meno espressioni idiomatiche in presenza di interlocutori non madrelingua
  • Ascoltare una pluralità di accenti diversi per abituare l’orecchio e il cervello a suoni meno familiari

Conoscevi già questo fenomeno o hai vissuto qualcosa di simile quando parli una lingua straniera?

È vero che si può imparare una lingua mentre si dorme?

Quando si studia una lingua straniera, spesso si rimane affascinati da una rivelazione: ascoltare parole straniere durante il sonno facilita l’apprendimento.

Non è un falso mito, ma un dato di fatto dimostrato da diversi studi.

Nel corso degli anni, vari partecipanti di diverse fasce d’età e nazionalità si sono sottoposti a test per provare questa ipotesi.

Il sonno favorisce l’apprendimento

Bisogna fare attenzione alle aspettative suscitate da queste scoperte.

Del resto, non si tratta di diventare fluenti in una lingua mentre si dorme. Non c’è una ricetta magica o una formula con cui gli studi non hanno niente a che fare.

L’apprendimento di una lingua straniera potenziato dal sonno riguarda soltanto il lessico. Insomma, un’area circoscritta di una lingua, non la lingua nel suo complesso.

Pertanto questi effetti riguardano il vocabolario di una lingua straniera che occorre ampliare con costanza.

In pratica

Supponiamo che tu stia imparando l’inglese.

Ti sei applicato durante il giorno e hai trascritto una serie di nuovi termini che prima non conoscevi. Li hai associati al significato in italiano e vorresti riuscire a ricordarli in futuro per utilizzarli all’occorrenza.

Ascoltando quelle parole mentre dormi, è possibile farle sedimentare nella memoria.

Quindi non si tratta di prendere un elenco di parole a caso del vocabolario inglese. Al contrario, l’esperimento riguarda parole straniere con cui hai acquisito una certa familiarità e che vorresti fissare nella memoria.

Secondo gli studi, l’apprendimento del lessico potenziato dal sonno è più efficace nella fase NREM (o non REM), in particolare durante il sonno profondo senza sogni.

Le associazioni semantiche immagazzinate durante la veglia si rafforzano con il sonno: si tratta di fissare nella memoria ciò che hai imparato da sveglio.

Insomma, non credere a fantomatiche formulette per imparare una lingua straniera senza sforzo, a maggior ragione durante un bel sonno ristoratore. Occorre applicarsi sempre e comunque affinché le informazioni acquisite consapevolmente vengano rielaborate in modo produttivo nella fase notturna.

2 vantaggi dell’apprendimento di una lingua straniera in età adulta

In una newsletter di qualche mese fa rispondevo alla domanda: c’è un’età per imparare una lingua straniera?

Infatti è noto che l’apprendimento delle lingue straniere risulta più facile in un determinato periodo della vita che va dai 2 anni alla pubertà.

In questa fascia d’età i bambini hanno maggiore flessibilità, spontaneità, capacità di memorizzazione e apertura al cambiamento rispetto agli adulti, quindi apprendono più facilmente aspetti linguistici come la pronuncia e l’intonazione.

Inoltre i bambini hanno meno paura di commettere errori, mentre in età adulta siamo abituati a temere l’errore e il giudizio.

Anche se gli adulti fanno più fatica a imparare una lingua perché ad esempio il tempo a disposizione è inferiore, ci sono due vantaggi che facilitano l’apprendimento da adulti.

1. Maturità cognitiva

Gli adulti che intendono imparare una lingua straniera hanno già una certa esperienza dei sistemi linguistici, a differenza dei bambini. Grazie alla conoscenza della lingua madre, è più facile apprendere le regole di grammatica attraverso maggiori capacità di astrazione e ragionamento, mentre un bambino in età prescolare tende ad assimilare per imitazione e non perché capisce fino in fondo i meccanismi di una lingua.

Tuttavia, per apprendere al meglio, bisogna evitare di fare continui confronti con la grammatica della propria lingua madre, perché si creerebbe confusione tra i sistemi linguistici.

Data la sua esperienza di vita, un adulto riesce a memorizzare più facilmente il lessico associando le parole a ricordi o a termini già acquisiti oppure facendo riferimenti culturali.

2. Motivazione

Un adulto decide di imparare l’inglese o un’altra lingua straniera per motivi specifici: opportunità professionali, avanzamento di carriera, integrazione sociale, maggiore sicurezza durante i viaggi.

Non c’è la scuola o l’istituzione accademica a imporre di imparare una lingua, come nel caso dei bambini e dei ragazzi. Magari è un corso aziendale organizzato dal dirigente dell’impresa, però il dipendente è motivato a seguire le lezioni per acquisire competenze specifiche da mettere in pratica, come nel customer care.

Può spaventare l’impegno necessario a imparare una lingua, la costanza e la perseveranza richieste per fare progressi. Ma dire che è troppo tardi è una scusa.

Conoscere un’altra lingua significa avere una seconda anima.
Carlo Magno

Perché non riesci a imparare l’inglese

Mettiamo subito le cose in chiaro: l’apprendimento di una lingua straniera dura tutta la vita. Non esistono corsi miracolosi per imparare l’inglese in 30 giorni o 100 ore, ricette magiche, formule e soluzioni wow che facilitano una sorta di trasfusione del sapere.

Direi che è ora di svegliarsi e di smettere di credere alle favolette.

Certo, ci sono alcuni princìpi che rendono l’insegnamento di una lingua più efficace. Ad esempio, è meglio avere un insegnante madrelingua per familiarizzare con la varietà di accenti: inglese britannico o americano, ma anche irlandese o scozzese, giusto per citarne alcuni. Ascoltare un madrelingua è sempre un ottimo punto di partenza.

Ma veniamo alle domande che ti tormentano. Perché sembri negato per le lingue? Perché non riesci a imparare l’inglese nonostante le lezioni a scuola, le ripetizioni private, i corsi in azienda, le due settimane di vacanza o di lavoro all’estero?

Ognuno di noi ha un particolare vissuto, un bagaglio di esperienze e di predisposizioni che influenzano le competenze linguistiche. Però oserei dire che ci sono tre cause principali alla base della tua lacuna.

1. Pensi alla grammatica

Per carità, la grammatica è fondamentale. Però prova a dimenticare l’italiano, evitando confronti tra la grammatica inglese e quella italiana.
Se ti concentri soltanto su regole, eccezioni, esercizi di completamento, tempi verbali, ordine degli aggettivi eccetera eccetera, riduci le energie per tutto il resto che è altrettanto importante.

Ti faccio un esempio.

Come la mettiamo con i verbi frasali e le espressioni idiomatiche? Sono talmente frequenti in inglese che possono gettare nel panico chi si limita alle classiche regolette che si imparano a scuola. Ma la lingua viva, quella parlata, ascoltata, scritta e letta, è infarcita di espressioni che impari soltanto scontrandoti con ognuna di loro.

L’inglese non si impara traducendo una decina di frasi, studiando le immagini con le preposizioni, completando le frasi con un elenco di parole da cui scegliere. L’inglese non è in un workbook. O meglio, non solo.

2. Eviti di parlare la lingua

Questo è il motivo principale per cui è difficile imparare l’inglese: l’interazione orale è ridotta al minimo a scuola. Invece la parte parlata dovrebbe essere la più importante per una totale immersione nella lingua straniera.

L’atteggiamento ideale ma difficile da mettere in pratica per parlare in inglese è uno soltanto: non avere paura di sbagliare.

In virtù della cultura scolastica, tendi ad avere pura dell’errore. L’errore è punito a scuola, penalizzato nella vita, giudicato dagli altri.

In realtà, l’errore è il più grande maestro: sbagli un verbo, un sostantivo, il significato di una frase? Grazie all’errore impari la forma corretta. Ricordando la circostanza in cui è avvenuto l’errore, che può essere indelebile, memorizzerai anche l’espressione giusta che avresti dovuto utilizzare e che è stata corretta.

Sembra un approccio spietato, ma è così.

Quando hai imparato a camminare, i tuoi passi erano incerti: cadevi, ti sbucciavi le ginocchia, ma poi ti rialzavi. E hai acquisito una sicurezza sempre maggiore.

Allora cogli ogni occasione per parlare in inglese!

3. La classica scusa: non ho tempo

Non hai tempo di frequentare un corso. Tra il lavoro, gli impegni familiari o altri corsi di formazione, non sai come inserire le lezioni di inglese. Una volta alla settimana è troppo poco, tre volte in sette giorni è praticamente impossibile.

Però hai tempo di scrollare il feed di Instagram o Facebook, di giocare al cellulare, di guardare una serie tv su Netflix, giusto?

Ebbene, devi creare il tempo necessario. Riduci i tempi morti con lo smartphone e prova a creare una routine: leggi articoli in inglese, spazia tra gli argomenti, guarda video con o senza sottotitoli, ascolta podcast, guarda film e serie tv in lingua originale.

E quando viaggi all’estero, non vergognarti, non sentirti in imbarazzo, non bloccarti all’orale. Il maggiore ostacolo nell’apprendimento della lingua straniera è il blocco psicologico.

La parola chiave? Costanza.

Il francese, una storia d’amore

Il 20 marzo si celebra la Giornata Internazionale della Francofonia, che mira a valorizzare la cultura francofona e la lingua francese nel mondo.

Ti segnalo giusto un paio di dati significativi:

  • Il francese è la quinta lingua più parlata del mondo
  • Nel mondo ci sono 274 milioni di francofoni

Ma patrie, c’est la langue française.
Albert Camus

Insieme all’inglese (e ovviamente all’italiano, la mia lingua madre), il francese è la mia lingua di lavoro. Ed è una lingua che amo profondamente alla pari dell’inglese.

Tra marketing, turismo e moda, ogni giorno leggo, analizzo e traduco testi nella mia madrelingua per clienti che, guarda caso, sono per la maggior parte francesi.

Spesso noto un certo pregiudizio nei confronti di questa lingua e cultura da parte di chi mi circonda: il francese non piace a tutti, c’è chi lo ritiene simile all’italiano ma in verità troppo difficile da capire, chi rimane bloccato nella grammatica complessa, chi mastica il francese scolastico e chi preferisce trincerarsi nel cliché “i francesi sono snob”.

Quante volte si parla male dei parigini che non sono disponibili nei confronti dei forestieri? Ecco l’immagine diffusa: il forestiero chiede informazioni e il francese finge di non capire o si rifiuta di parlare inglese. Detesto questo stereotipo perché è tipico di noi italiani che dovremmo essere gli ultimi a tacciare i francesi di arroganza, visto il pessimo livello generale nelle lingue straniere.

Del resto, un forestiero che chiede informazioni a un romano non si trova generalmente di fronte a barriere linguistiche insormontabili? Quanti saprebbero rispondergli in inglese e non in italiano?

Insomma, questo atteggiamento superficiale mi fa pensare all’ostilità calcistica Italia-Francia. Essendo adulti, potremmo avere una maggiore apertura mentale, non credi? 🙂

Dopo essermi tolta questo sassolino dalla scarpa, vorrei raccontarti la mia storia d’amore con la lingua francese.

Tutto è cominciato a scuola, quando lo studio del francese alle elementari è stato il mio primo approccio con le lingue straniere. Ero la bambina che si applicava con maggiore entusiasmo nei confronti di questa lingua, di cui adoravo il suono, la pronuncia, la magia delle parole che non capivo e che poi assumevano un significato. Una caccia al tesoro, una caccia al senso e una ricerca linguistica che un giorno sarebbero diventate il mio pane quotidiano.

La scuola media è stata l’occasione di scoprire l’inglese, che ho affiancato al francese anche al liceo linguistico e all’università.

Mi piaceva andare oltre ciò che imparavo nelle cinque ore di frequenza e così le gite scolastiche, le certificazioni linguistiche e i soggiorni all’estero sono stati l’occasione di toccare con mano la lingua vera, quella che esiste oltre i testi scolastici: gli insegnanti madrelingua, i parigini, i monumenti, i negozi, i musei, i viaggi. Un universo così vivido che mi ha fatto perdere la testa per la musicalità della lingua, l’eloquio rapido e la raffinatezza che mi ispira il francese.

Mi sono innamorata della cultura francese anche con la letteratura. Uno dei primi approcci è stato Notre-Dame de Paris di Victor Hugo e lo splendido musical che ha rapito il mio immaginario da ragazzina quando, oltre alla versione italiana di Riccardo Cocciante, ho perso la testa per la versione originale in francese.

A 18 anni ho avuto una vera e propria folgorazione per Albert Camus, che ancora oggi è il mio scrittore preferito, su cui ho poi basato la tesi di laurea in Mediazione Linguistica.

E negli anni in cui ho scoperto il cinema francese, ho cementato il mio amore per questa lingua e cultura all’università: traduzioni, potenziamento della grammatica, terminologia specialistica, storia della lingua e letteratura francese e una splendida docente francese che mi ha trasmesso un’etica professionale inestimabile.

Oggi mi ritengo privilegiata nel lavorare con il francese e con clienti che sono fieri della loro lingua. Pensa che i francesi traducono tutto, francesizzano praticamente ogni termine straniero. Invece noi abbiamo un tale servilismo nei confronti dell’inglese da introdurre anglicismi e inglese maccheronico quando parliamo e scriviamo.

Insomma, sarebbe meglio scendere dal piedistallo con cui si giudicano i francesi per la loro altezzosità o distacco. Il metro di misura? La socievolezza e l’espansività sono tipici della nostra cultura, ma il comune denominatore tra le due culture è il rispetto. Che per i nostri cugini è una certa riservatezza e cortesia manifesti in quel “vous” ampiamente diffuso, a differenza del nostro darci del tu con maggiore frequenza.

Paese che vai… 😉

Sage est le juge qui écoute et tard juge
(Saggio è il giudice che ascolta e tardi giudica)

Le lingue straniere plasmano la tua identità

Sono la persona che sono grazie alle lingue straniere.

Ne parlo spesso con la gemella: quante esperienze non avremmo mai fatto se non sapessimo l’inglese? Quante persone non avremmo mai conosciuto?

E non parlo di lavoro, che ovviamente non farei se non fosse per le lingue. Ma penso alla dimensione più privata e alle passioni che coltiviamo.

Libri, cinema, musica, teatro. I miei interessi sono plasmati dalla conoscenza delle lingue straniere che mi consente di non limitarmi a una fruizione passiva o mediata. Invece posso toccare con mano, respirare e vivere esperienze legate ai miei interessi proprio grazie alle lingue.

Vedere film e serie tv in lingua originale, talvolta con i sottotitoli, può essere una delle esperienza più scontate che è possibile fare grazie alle lingue straniere. Eppure è una cosa molto preziosa, mentre per molti è insolita perché dicono di fare fatica a leggere i sottotitoli guardando contemporaneamente il video. Certo, non sta a me giudicare, però ho sempre ritenuto che basta farci l’abitudine. Un po’ come quando impari a leggere e inizialmente le lettere sono soltanto segni da decifrare, a cui devi dare un suono e che soltanto in un momento successivo ti fanno accedere al significato e, per estensione, alla comprensione del testo. L’abbiamo imparato tutti, no?

Il passo successivo riguarda la lettura. Un libro in lingua originale ha un altro sapore. Benché io sia traduttrice e sostenga che la traduzione letteraria sia uno dei patrimoni assoluti dell’umanità, quando leggo un libro in lingua originale mi emoziono ancora di più. Sono le parole dell’autore, scelte con cura, che sto leggendo. È la sua voce non filtrata da un altro codice linguistico. Le sue pause, le frasi meditate ed elaborate dalla sua mente.

E poi ci sono le persone. Quelle che conosci durante un soggiorno all’estero e che ti stupiscono per la cortesia e gentilezza dei modi. Gli artisti di fama mondiale che ascolti dal vivo e che raccontano aneddoti sulla loro esperienza musicale tra un brano e l’altro.

O come quando un cantante olandese canta (in inglese) per la prima volta in Italia durante un concerto intimo e poi hai il piacere di chiacchierare con lui sulla sua musica e di scoprire una persona molto riservata e dall’umiltà disarmante malgrado il palco sia la sua dimensione.

E il teatro?

Vedere gli attori recitare a teatro non ha paragoni. Certo, ci emozionano anche nei film o nelle serie tv, ma gli attori sul palcoscenico (e non doppiati in italiano!) sono sempre una scoperta.
Alla fine dello spettacolo, è così bello incontrare di persona i tuoi attori preferiti. E vedere quella luce che si accende nei loro occhi mentre li ringrazi per le emozioni che ti danno.

Per non parlare degli incontri inaspettati.

Una sera di settembre 2014, dopo aver visto uno splendido spettacolo teatrale a Londra con le amiche, abbiamo conosciuto uno straordinario attore inglese con quarant’anni di carriera. Da una stretta di mano e una chiacchierata fuori dal teatro ci siamo ritrovate due anni dopo a vederlo nuovamente in un altro spettacolo. E dal piacere di incontrarci ancora una volta è nata una conversazione di un’ora sulle nostre vite, scoprendo persino la nostra comune passione per Albert Camus.

Insomma, se non fosse per la lingua inglese…!

Francesi, tedeschi, americani, inglesi: è solo grazie alla conoscenza delle lingue che nuove persone di altre nazionalità e culture entrano nella tua vita e ti arricchiscono come persona, lasciando ricordi che custodirai per sempre nel cuore.

Spero che tutto questo possa dare una maggiore motivazione a chi si scontra con le difficoltà, i pregiudizi e la frustrazione dell’apprendimento delle lingue. In realtà ne vale la pena, non credi? 😉

Le voci nella testa

Molti studi sottolineano i benefici del bilinguismo, tra cui la capacità di identificare più facilmente la voce di qualcuno rispetto a chi parla una sola lingua: l’attenzione non è posta soltanto su ciò che si ascolta, ma vengono anche elaborate informazioni su chi parla.

Magari non sei bilingue, quindi non hai un genitore che parla un’altra lingua, né hai una conoscenza assolutamente perfetta di due lingue. Eppure io credo che la conoscenza approfondita di una lingua straniera possa contribuire a qualcosa di simile.

Esercitare ogni giorno l’ascolto della lingua straniera per lavoro e per interesse personale può renderti più sensibile all’ascolto della voce umana.

C’è chi ricorda facilmente un volto dopo averlo visto una volta soltanto e riesce ad apprendere ed elaborare meglio le informazioni grazie alla memoria visiva. Ma la stessa cosa avviene attraverso l’ascolto, che ti consente di memorizzare e archiviare le informazioni. Come quando scopri una parola straniera per te nuova e per ricordarla la pronunci ad alta voce diverse volte, oppure la ascolti a ripetizione. E così riesci a ricordare per sempre il suo significato.

All’inizio dell’anno ho visto l’ultima stagione di Sherlock, che ha introdotto gradualmente un personaggio femminile fondamentale nella serie e di cui abbiamo scoperto l’identità con un misto di stupore e meraviglia.
Quella rapida occhiata nella prima puntata mi aveva lasciato la sensazione “Dove ho già visto quest’attrice?”. Ma non ho approfondito temendo gli spoiler su Sherlock.

"Faith"

“Faith”

Per me la rivelazione è stata durante il secondo episodio, quando viene introdotto il personaggio di “Faith” Smith nello studio di Sherlock. Mentre lei parlava, è scattato qualcosa nel mio cervello: ho immediatamente riconosciuto la voce.

Era la stessa attrice che ho visto nell’Amleto con Benedict Cumberbatch a ottobre 2015. All’epoca ero seduta in fondo alla platea del Barbican Theatre di Londra e, anche se la visuale era ottima, gli attori sul palco erano piuttosto distanti.

Lei interpretava Ofelia e, dopo più di un anno da quando l’avevo vista recitare, ricordavo benissimo la sua voce. Anche se sia sul palco del Barbican che in Sherlock indossava una parrucca e i suoi lineamenti erano alterati dal trucco, come quello della psicologa di John Watson nell’episodio 4X02. Ottima mimesi e ottimo lavoro con la voce per interpretare diversi personaggi (in Sherlock era quattro donne diverse, o meglio una donna e tre identità fasulle).

Ma per me l’ascolto ha prevalso e, nonostante le parrucche e l’eccezionale trasformismo del personaggio, alla fine il colpo di scena per me non c’è stato semplicemente perché l’avevo riconosciuta dalla voce.

Ofelia

Ofelia

Qualcosa di simile accade quando guardo film e serie tv doppiati in italiano. Cercare di riconoscere i vari doppiatori è diventato una sorta di automatismo che in effetti mi distrae per qualche secondo da ciò che accade sullo schermo, perché mi concentro inevitabilmente sulla voce.
Riconosco subito il doppiatore italiano e lo associo agli attori a cui presta di solito la sua voce, come se nella testa avessi degli scompartimenti ad hoc per le voci che ascolto. 😀

Non so se sia una cosa diffusa, però credo che parlare lingue diverse e una certa predisposizione verso le lingue straniere possano aiutarti a identificare e riconoscere qualcuno semplicemente dalla voce.

Tu che ne pensi? Ti è capitato qualcosa di simile?

7 citazioni sulle lingue come omaggio alla lingua madre

 

Il 21 febbraio si celebra la Giornata Internazionale della Lingua Madre per promuovere la diversità linguistica e culturale e il multilinguismo.

Questa celebrazione indetta dall’UNESCO e riconosciuta dall’ONU è l’occasione per riflettere sul ruolo della nostra madrelingua. Perché per quanto la conoscenza delle lingue straniere sia ormai un requisito essenziale, non dobbiamo dimenticare che ogni lingua è un patrimonio da salvaguardare.

È vero, le lingue si arricchiscono l’una con l’altra. E le contaminazioni linguistiche spesso comportano degli eccessi che sono sotto i nostri occhi praticamente ogni giorno.

Mi riferisco all’abuso degli anglismi nella lingua italiana.

Può sembrare una contraddizione (o una strategia oculata per non informare?): in ambito giornalistico e in politica si utilizzano termini in inglese anche quando sarebbe possibile impiegare equivalenti in italiano. Eppure l’Italia è un Paese che ha notevoli difficoltà con l’inglese…

Allora, prima di usare anglicismi e simili, prova a riflettere sulle domande poste da Francesco Sabatini: “Sei veramente padrone del significato di quel termine? Lo sai pronunciare correttamente? Lo sai anche scrivere correttamente? Sei sicuro che il tuo interlocutore lo comprende?”.

Ti lascio alle tue riflessioni in compagnia di queste bellissime citazioni sulle lingue:

  1. I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo. Ludwig Wittgenstein
  2. Come il cranio e il sangue, la lingua di un popolo non può essere cambiata secondo il volere di qualcuno e nemmeno «cammuffata». Simion Mehedinți
  3. Se non possiedi la struttura della tua lingua, non sei in grado di imparare le altre, per questo le campagne a favore dell’inglese non hanno senso se non si legano a un miglioramento dell’italiano. Cesare Segre
  4. La lingua esiste per servire il pensiero, non per esser conservata in un museo. Ezra Pound
  5. La mia patria è la lingua francese. Albert Camus
  6. Colui che non sa le lingue straniere, non sa nulla della propria. Johann Wolfgang von Goethe
  7. Per ogni lingua che si estingue scompare una immagine dell’uomo. Octavio Paz

Ecco perché non riesci a imparare le lingue straniere

Gli Italiani non sanno l’inglese. Questa generalizzazione rivela la scarsa attitudine verso le lingue straniere che caratterizza il nostro Paese.

Naturalmente ci sono delle eccezioni, ma è risaputo che in Italia si riscontrano serie difficoltà nell’imparare le lingue straniere.
Magari è un fenomeno che ti riguarda in prima persona, oppure conosci qualcuno che ha questo problema.

Il motivo per cui non riesci a imparare una lingua straniera è uno soltanto: la paura. Più precisamente, la paura di sbagliare.

Come puoi imparare una lingua se hai paura di usarla?
Da dove nasce questa paura di sbagliare?

Le statistiche dimostrano che nell’insegnamento delle lingue straniere in Italia si prediligono la grammatica e la scrittura: studio delle regole, esercizi da completare, frasi e brevi composizioni scritte in lingua.

Ma non si può imparare una lingua straniera soltanto con queste basi. Bisogna anche immergersi nei suoni delle parole, negli accenti e assimilare la pronuncia corretta.

La parte essenziale dell’apprendimento di una lingua è uno ed è proprio l’aspetto più trascurato in Italia: parlare la lingua straniera.

Ricordo le scene di panico a scuola che indubbiamente si manifestano in ogni classe italiana. Dopo i momenti dedicati alla comprensione, alla lettura, agli esercizi in lingua, gli insegnanti dedicavano qualche minuto della lezione all’orale e ci sollecitavano a interagire in lingua straniera. Ma improvvisamente tutti diventavano timidi e insicuri, avevano paura di sbagliare e si chiudevano nel silenzio.
Alla fine solo quei pochi che ci provavano (ed eravamo sempre gli stessi) facevano reali progressi.

Se prosegui gli studi linguistici all’università, il miglioramento è naturale. Ma chi intraprende altri percorsi formativi, poi finisce per scontrarsi con la realtà del mondo del lavoro, in cui sapere l’inglese è un requisito necessario per qualsiasi tipo di impiego.

Questa paura di sbagliare ha radici proprio a scuola e nasce dal confronto tra gli alunni. Tutti vogliono evitare l’errore e l’imbarazzo che ne deriva, quindi il giudizio negativo.
Ma è con gli errori che alla fine impari!
Bisogna mettersi in discussione e provarci, parlare in lingua straniera e commettere errori, che siano di grammatica, lessicali o di pronuncia. Poi gli errori saranno corretti e riuscirai a memorizzare più facilmente quella cosa che hai sbagliato, tanto che alla fine non la sbaglierai più.

Senza dubbio bisognerebbe modificare i metodi didattici di insegnamento delle lingue straniere, ma occorre anche lavorare su se stessi, avere una mentalità aperta e costanza nello studio delle lingue.

5 espressioni inventate da Shakespeare che usi spesso

Questa settimana il Regno Unito celebra la Shakespeare Week, un’iniziativa annuale finalizzata ad avvicinare i bambini alle opere immortali di William Shakespeare.

Così ho pensato che sarebbe stato interessante ricordare alcune frasi entrate nell’uso comune anche nella nostra lingua.

L’influenza di Shakespeare ha una portata enorme nel panorama culturale (letteratura, teatro, poesia, cinema…), ma è soprattutto la lingua che ha beneficiato del suo grande contributo, non solo dal punto di vista della grammatica, ma anche del lessico. Pensa che Shakespeare inventò oltre 2000 parole nella lingua inglese, così come innumerevoli espressioni ormai entrate nell’uso corrente di tutte le lingue grazie alle sue opere tradotte.

E non mi riferisco al celeberrimo “Essere o non essere” di Amleto, ma a frasi che utilizzi spesso in italiano, magari senza sapere che sono state usate da Shakespeare per la prima volta.

Una selezione di espressioni inventate da Shakespeare:
  1. Una reputazione senza macchia
    (Riccardo II, Atto I, Scena 1)
  2. Abbiamo visto giorni migliori
    (Come vi piace, Atto II, Scena 7)
  3. L’amore è cieco
    (Il mercante di Venezia, Atto II, Scena 5)
  4. Non ho chiuso occhio
    (Cimbelino, Atto III, Scena 3)
  5. Sebbene l’ultima, non la meno importante
    (Re Lear, Atto I, Scena 1)

Come vedi, si passa dalla reputazione integerrima al dio bendato dell’amore, fino all’abusata espressione “Last but not least“, che Shakespeare riadattò da una precedente versione.

Quale di queste espressioni shakespeariane usi di più? Ne conosci altre?
Fammelo sapere nei commenti.