Quando ho dato del “vous” alla nonna

Alcuni anni fa, nel bel mezzo di un pranzo, mi capitò di dare del “vous” alla cara nonna.

Frequentavo l’ultimo anno di liceo. Una domenica di primavera la famiglia era riunita per il pranzo e c’era anche la mia nonna paterna.

Mio padre aveva l’abitudine di voler mostrare i progressi delle figlie in quell’ultimo anno di scuola superiore frequentato dalle studentesse gemelle della famiglia. Insomma, la classica pratica del genitore orgoglioso delle figlie modello, le quali sono comunque indispettite da questa richiesta di esibizione, neanche fossimo il piccolo Mozart sfoggiato orgogliosamente dal padre nelle corti europee come una scimmia ammaestrata.

mozart

A un certo punto papà invita la mia sorella gemella (ora giovane stilista) a mostrare alla nonna alcuni figurini da lei disegnati. Erano splendidi, creativi e originali.

La figlia poliglotta non ha nulla di tangibile da mostrare. Così papà mi sollecita: “Di’ qualcosa in francese”.

E qui apro una parentesi. Questa è una di quelle cose che mi irritano parecchio. Sai le lingue e quindi ti dicono: “Parla in inglese” in un contesto del tutto fuori luogo, giusto per dare una dimostrazione mentre gli altri ti fissano a bocca aperta come se ci fosse un oracolo a sciorinare profezie.

Un po’ come succede ai cantanti. Dai loro una chitarra e chiedi: “Cantaci qualcosa” (Ti dice niente Llewyn Davis?).
È mancanza di rispetto. Perché uno si guadagna da vivere (ad esempio con le lingue, con la musica…) e poi queste richieste a bacchetta lo pongono su un palcoscenico umano al quale non appartiene.

Ma torniamo alla richiesta “Di’ qualcosa in francese”.

Non potevo rifiutare di fronte alla mia cara nonnina. Così guardo la tavola alla quale eravamo seduti, poi il suo piatto, e descrivo semplicemente l’azione che lei stava facendo, cioè mangiare un secondo di carne.

Dico: “Vous êtes en train de manger de la viande“.

Ciò che mi preme evidenziare non è il dolce viso della nonna ammirato al suono di queste parole per lei misteriose, bensì l’istinto di darle del “vous” in francese.

In italiano le ho sempre dato del tu, ma in quel momento ho utilizzato il “vous” spontaneamente, magari senza esserne consapevole fino in fondo.

In francese il “vous” è molto più utilizzato del “lei” di cortesia in italiano. Non è una forma di distacco, freddezza o distanza dall’interlocutore, ma una manifestazione di rispetto, una forma di educazione, riguardo e considerazione per l’altro. Questa insita eleganza linguistica è uno dei motivi per cui amo tanto il francese.

Ho voluto raccontarti questo aneddoto per dimostrarti che in una lingua straniera contano anche le sottili sfumature che la rendono unica ed è possibile trasformare le conoscenze linguistiche in esperienze che arricchiscono anche in modo inconsapevole.

vacanza estero

3 cose da non fare se viaggi all’estero

Stai organizzando una vacanza all’estero? Vuoi lasciare i confini italiani per un breve periodo e conoscere posti nuovi e persone di un’altra cultura?

È tempo delle sospirate ferie e di un po’ di meritate vacanze. Se hai in programma di trascorrere qualche giorno o settimana all’estero, è importante evitare brutte figure.

Purtroppo esistono molti stereotipi sugli italiani: parlano troppo, gesticolano in continuazione, sono troppo espansivi. Questa è l’immagine generale che diamo all’estero e, purtroppo, c’è un fondo di verità.
Anche se non parli bene la lingua del Paese che vuoi visitare, ci sono alcuni accorgimenti da tenere presente per non risultare fastidiosi o incomprensibili alle persone del posto.

1. Gesticolare troppo

Forse non ce ne accorgiamo, ma quando parliamo non stiamo fermi neppure un secondo. I nostri gesti sono ampi, rafforzativi, enfatici e fanno parte del nostro modo abituale di parlare. Spesso sostituiscono persino le parole.
Ma non è detto che risultino comprensibili o intuitivi, soprattutto quando ci troviamo all’estero. Inoltre esistono alcuni gesti per noi spontanei o dal significato positivo (come “OK”) che per altre culture sono invece volgari e indice di maleducazione.
Un consiglio: gesticolare il meno possibile!

2. Parlare a voce alta

L’italiano caotico e rumoroso che parla a voce troppo alta suscita un certo fastidio persino a un concittadino. Figuriamoci in un Paese diverso, come nel Nord Europa, dove un tono di voce elevato ci fa apparire come gente maleducata anche in una normale conversazione. Occorre quindi mantenere un tono di voce moderato per non irritare l’altro.

Nella metro di Londra, inoltre, è preferibile evitare di parlare con qualcuno che non si conosce, nonché schivare il contatto visivo, che rappresenta l’unico modo per conservare il proprio spazio personale.

3. Criticare la cucina

Senza dubbio la cucina italiana è uno dei nostri vanti. Ma se viaggiamo in un altro Paese, non possiamo pretendere la qualità della nostra cucina o la variegata scelta alla quale siamo abituati. Un piatto di pasta all’estero sarà sempre diverso da quello che mangiamo in Italia, così come la pizza. Per non parlare del caffè.

Tuttavia, è consigliabile provare la cucina del posto, assaggiare i piatti tipici, gli odori di una gastronomia diversa dalla nostra. Del resto è un’occasione da cogliere per sperimentare qualcosa di nuovo anche in cucina. Criticare non serve a nulla. Anzi, ci fa apparire solo come persone dalla mentalità ristretta.

Pensi che questi consigli possano essere utili per non fare brutta figura all’estero?