Esci dalla tua bolla culturale

Ognuno di noi vive in una bolla, che in genere oggi assume i contorni di ciò che accade online.

I social media filtrano la vita, fanno passare alcune cose mentre si tace su altre e si finisce per osservare la vita dell’altro che appare così perfetta e instagrammabile.

Eppure è soltanto una (drammatica) bolla. Ce ne sono altre, come la bolla culturale.

Cos’è la bolla culturale?

È il modo in cui guardi il mondo filtrato dalla tua cultura di appartenenza.

Proprio come sui social i tuoi valori, opinioni e credenze sono consolidati dal feed personalizzato, anche in questo caso ti limiti a ciò che è già parte della tua cultura. Del resto tendi a seguire chi ha un’opinione simile alla tua e tali idee si irrobustiscono perché trovano conferma nelle poche fonti a cui ti affidi ogni giorno.

Ecco il paradosso: internet spalanca una finestra più grande sul mondo, ma in realtà restringe il campo visivo.

“Dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse”

Ricordi L’attimo fuggente?

Il professor Keating diceva agli studenti: “È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva“.

Se guardi le cose da un’angolazione diversa, impari a non cadere nella trappola del giudizio.

Riconoscere e capire i vari punti di vista ti aiuta a comprendere valori, usanze e differenze culturali. Certo, sono diversi dai tuoi, nessuno ti chiede di condividerli, ma non puoi giudicare qualcosa come inferiore o sbagliato semplicemente perché è diverso.

Si tratta di uscire dai confini della tua tribù, una comunità ristretta con cui condividi valori, usanze e convinzioni, e guardare dagli occhi dell’altro.

Mutando prospettiva, ti accorgi che esistono aspettative, bisogni, desideri, esigenze e priorità differenti. E se lavori con clienti, fornitori o partner di altre lingue e culture, tutto questo ti aiuta a raggiungere compromessi e accordi, a risolvere conflitti e a negoziare con maggiore consapevolezza.

Questa empatia è essenziale in un contesto multiculturale, un luogo tutt’altro che frustrante da abitare. Perché ci ricorda la complessità intrinseca di cui siamo fatti e che siamo la somma di tutto ciò che incontriamo sul nostro percorso.

Un percorso che non ha le pareti sottili di una bolla, ma che si perde nella vastità dell’orizzonte.

Perché aggiungere i sottotitoli ai video aziendali

I contenuti video sono sempre più popolari. Si stima che entro il 2022 i video rappresenteranno oltre l’82% di tutto il traffico internet.

Qual è il motivo alla base di questa crescita?

L’utente medio non si sofferma più a leggere gli articoli o i post di un blog (!), è sempre di fretta, ricorda poco ciò che legge e preferisce fruire in modo diverso dei contenuti online. In cima alla classifica ci sono proprio i video.

Infatti le immagini e i suoni rimangono maggiormente impressi nella memoria. Per questo un’azienda dovrebbe includere i video nella propria strategia di marketing.

Il video marketing è lo strumento ideale per rafforzare l’identità del brand. Grazie ai video apprezzati dagli utenti, aumentano le condivisioni e le visualizzazioni perché si lavora tanto sulle emozioni e c’è quel potenziale di viralità a cui tutti ambiscono più o meno tacitamente.

La situazione tipica

L’utente sta scorrendo la sua bacheca Instagram o Facebook, è un follower della pagina aziendale e si imbatte nel video che hai appena pubblicato.

Vorrebbe visualizzare il video apparso nel suo feed, però non può attivare l’audio perché si trova sui mezzi pubblici, in un locale, in una sala d’attesa. O magari è in ufficio e non vuole che il capo si accorga che non sta lavorando, bensì sta facendo tutt’altro.

Non ha le cuffiette a disposizione, quindi l’unica scelta possibile è andare oltre e ignorare il tuo video.

Come convincere l’utente a cliccare su play?

Con i sottotitoli!

Un video sottotitolato:

  • è la soluzione al dilemma di sopra. Chi non può attivare l’audio può guardare comunque il video e capire il suo contenuto grazie ai sottotitoli. Quindi se si tratta di un video in italiano, i sottotitoli nella stessa lingua aumentano il bacino di utenza.
  • migliora l’accessibilità perché ha un pubblico di riferimento più ampio, ossia i non udenti.
  • rafforza la brand awareness coinvolgendo il target internazionale. Se il video che presenta il tuo marchio è in italiano, grazie ai sottotitoli in inglese il numero di utenti che lo guarderà e lo comprenderà aumenta in modo esponenziale.

Ora torna ai primi cinque paragrafi di questo articolo e rifletti su quanto il video aziendale sottotitolato possa fare la differenza.

Sì, ma di quali video parliamo?

– Video istituzionale
– Tutorial
– Spot
– Interviste in fiera
– Formazione

Insomma, non ti resta che scegliere, stabilire un budget e creare la strategia migliore per la tua azienda con i collaboratori giusti.

Quando la traduzione migliora la vita di tutti

Noi traduttori siamo tanti, ma ognuno sceglie di tradurre qualcosa di diverso. Tale scelta si basa su un motivo ben preciso.

Qualche esempio?

Un percorso formativo o un’esperienza professionale in un ambito particolare: un avvocato può diventare un traduttore specializzato in traduzioni legali.

Oppure la scelta è guidata da un fattore pratico: il traduttore sceglie un settore di specializzazione molto redditizio.
In genere, il traduttore professionista si specializza in determinati settori seguendo le sue passioni.

E poi c’è chi va oltre: professionisti che hanno lavorato molto sulla propria identità e raggiunto una consapevolezza che li ha portati a scegliere di mettere i valori in cui credono al servizio della traduzione.

Proprio così: la traduzione contribuisce alla diffusione di uno stile di vita sano, consapevole e più sostenibile.
In occasione della Giornata Mondiale della Traduzione, vorrei presentarti due traduttrici professioniste che dimostrano i valori in cui credono con il loro lavoro quotidiano: Eleonora Angelici e Kristel Klein.

Queste traduttrici freelance non sono semplicemente specializzate in determinati settori, come gran parte dei professionisti, bensì in nicchie di mercato.

I loro percorsi professionali riflettono percorsi personali e cause importanti in cui credono fermamente.

Benvenuta sul mio blog!
Ci racconti di cosa ti occupi come traduttrice? Quali sono le tue combinazioni linguistiche?

Eleonora: Ciao Raffaella, è un onore essere tua ospite! Io svolgo traduzioni da inglese e tedesco in italiano. Nonostante sia traduttrice freelance ormai da quasi 4 anni, da pochi mesi ho creato Healthy Words, la mia attività specializzata in traduzioni per la salute e il benessere. Quando dico benessere non intendo tanto le classiche traduzioni medico-farmaceutiche (che invece sono un mercato più ampio), quanto tutti quei progetti che hanno come obiettivo di fondo il benessere fisico e mentale di chi leggerà le traduzioni: testi per il turismo wellness, l’alimentazione sana, la salute mentale…

Kristel: Ciao Raffaella e ciao a tutti i lettori! Innanzitutto ci tengo a ringraziarti per il tuo invito, che ho ricevuto con molto piacere. La mia attività di traduttrice freelance comprende i servizi di traduzione, localizzazione e sottotitolaggio dallo spagnolo, dall’inglese e dal francese verso l’italiano (la mia madrelingua, nonostante il nome ingannevole). Nello specifico, propongo i miei servizi linguistici a coloro che desiderano promuovere un progetto o un prodotto sostenibile presso un pubblico di lingua e cultura italiana.

Perché hai scelto la nicchia di mercato in cui lavori attualmente? Come sei arrivata a costruire questa identità professionale nell’ambito della traduzione?

Eleonora: Quando ho iniziato a lavorare come traduttrice non avevo idea che avrei finito per scegliere questa nicchia. Nei primi due o tre anni di attività come freelance ho lavorato in tanti ambiti diversi, perché ritenevo giusto avere delle basi in più campi. Poi nel 2018 ho iniziato, quasi per caso, un corso di 8 settimane di mindfulness per la riduzione dello stress (qualsiasi collega potrà confermare che fare il traduttore non è una passeggiata!): questo ha letteralmente cambiato il mio modo di vivere e di percepire me stessa e gli altri.

Una volta sperimentati i benefici della meditazione e della presenza mentale, è difficile tornare indietro. Così nei mesi successivi ho continuato le pratiche e approfondito i meccanismi alla base della mindfulness. Un giorno è arrivata l’illuminazione: è un ambito in cui adorerei lavorare e che mi rappresenta, perché io mi faccio sempre in quattro per il bene degli altri. Perché non specializzarmi in quello? Non so come non me ne sono resa conto prima. 🙂

Kristel: Fin da quando ho iniziato la mia professione nell’ambito della traduzione, pensavo che mi sarebbe piaciuto specializzarmi nel settore ambientale. Nel frattempo qualche anno è passato e per un motivo o per un altro mi sono trovata a tradurre cose del tutto diverse, dal turismo al settore del lusso, passando però anche per il commercio equo e solidale e la natura grazie alla collaborazione con due meravigliosi festival cinematografici italiani.

Negli ultimi anni ho iniziato a notare in me un cambiamento nel modo di concepire la vita e una maggiore consapevolezza in generale. Mi sono come “svegliata” e da allora ho la sensazione di vedere il mondo intorno a me con altri occhi. Ho iniziato a informarmi in maniera più approfondita su temi quali la decrescita e sulle alternative ecologiche e sostenibili cui possiamo ricorrere per sostituire molti prodotti nocivi che usiamo quotidianamente: detersivi, detergenti, cosmetici, cibi industriali ultra-trasformati, ecc.

Se ci fermiamo a pensare, quanti di noi leggono l’INCI dei cosmetici o le etichette alimentari, oppure riflettono sul fatto che quando facciamo le pulizie di casa stiamo respirando veri e propri veleni? Per non parlare dell’impatto ambientale di tali prodotti!

Per amore verso me stessa e verso il pianeta, ho cambiato diverse abitudini passando a uno stile di vita più sano, consapevole ed ecologico, cercando di ridurre i miei rifiuti e di sensibilizzare il prossimo alla questione trasmettendo quanto appreso personalmente. Ma non era abbastanza. Sentivo il bisogno di trovare la stessa motivazione anche nella sfera professionale e di far coincidere la mia attività lavorativa con i miei principi e valori. È così che ha iniziato a prendere forma la mia nuova identità professionale, con la quale mi auspico di contribuire maggiormente alle cause che mi stanno a cuore, appoggiandomi non solo sulle mie piccole azioni quotidiane, ma anche su preziose collaborazioni nell’ambito della sostenibilità.

traduzione

A quali tipi di clienti rivolgi i tuoi servizi linguistici? Collabori con agenzie di traduzione oppure prediligi i clienti diretti?

Eleonora: Devo ammettere che, per cominciare, è molto più facile proporsi alle agenzie e così ho fatto in questi anni. Inutile dire, però, che più aumentano l’esperienza, le competenze e la maturità professionale, più l’obiettivo si sposta sui clienti diretti. Sento che solo così potrei fare la differenza! In presenza di un intermediario non riuscirei mai a conoscere davvero il cliente, né a curarne con costanza e uniformità le comunicazioni.

In più, la mia idea di traduttore non è essere semplicemente “persona che scambia file originali per file tradotti via email”. Voglio impiegare anche le mie competenze di marketing e comunicazione, oltre che i miei servizi linguistici. Per non parlare dell’utilità dell’interazione diretta con il cliente: la sensibilità e l’empatia sono tanto importanti quanto la conoscenza dell’inglese e del tedesco. Almeno per l’idea di professionista che ho e che voglio essere.

Kristel: Offro i miei servizi linguistici sia ad agenzie di traduzione che a clienti diretti, con una preferenza per questi ultimi per diversi motivi: collaborare con il cliente finale permette non solo di stabilire una comunicazione più immediata e di creare una dimensione più umana, ma genera anche un maggiore coinvolgimento con il progetto a cui sto lavorando. Infatti, cosa c’è di più motivante di collaborare con clienti che condividono i tuoi stessi valori?

Se un cliente ti propone un progetto che mette in discussione i valori che hai a cuore, te ne occuperesti comunque?

Eleonora: No. Io sono sempre stata un’idealista e la reputo una mia forza, anche se a volte questo mi porta a prendere posizioni che altri reputano ‘estreme’. Ma se ho scelto di fare la traduttrice nell’ambito del benessere è per trasmettere messaggi positivi ed educativi, non certo il contrario. Andrebbe contro tutto ciò in cui credo.

Kristel: Devo dire che non mi sono ancora trovata davanti a questo tipo di situazione. Se un giorno dovesse succedere, però, rifiuterei sicuramente di occuparmi di un progetto che va contro i miei valori. Semplicemente non avrebbe senso perché significherebbe sminuire l’impegno che dedico alla sostenibilità e vanificare il lavoro e gli sforzi fatti finora. Senza contare il fatto che non mi sentirei in pace con me stessa.

D’altro canto, esistono progetti che non sono del tutto allineati con i miei valori, ma che non considero nemmeno particolarmente inconciliabili con la mia visione. Per fare un esempio, negli ultimi anni ho avuto modo di specializzarmi nel settore dell’alta orologeria. Parliamo quindi del mondo del lusso, e sebbene personalmente non mi ci identifichi per nulla, in questo caso considero l’orologeria tradizionale una vera e propria arte che, unita a un preziosissimo savoir-faire artigianale, è in grado di produrre segnatempo di altissima qualità e precisione, nonché di una durata sorprendente.

In che modo cerchi di sensibilizzare gli altri alla missione in cui credi e che valorizzi nel tuo lavoro di traduttrice?

Eleonora: La mindfulness mi ha insegnato soprattutto l’ascolto e l’accettazione. Nel quotidiano, ogni volta che mi trovo davanti qualcuno in difficoltà, cerco di indirizzarlo verso questi atteggiamenti e di farlo riflettere su ciò che sta accadendo nel suo intimo, insomma: ascoltarsi. Come ho scritto anche nel mio sito, nella vita ci insegnano tante cose, ma poco spesso ad ascoltare noi stessi e mostrarci comprensione. Anzi, quasi sempre – vale anche per me – siamo noi stessi i nostri giudici più aspri.

Un altro modo è quello di aderire a iniziative e progetti su base volontaria: io cerco di contribuire con le mie competenze professionali oppure con altre capacità. Ad esempio, spero di ricevere buone notizie da un’organizzazione no profit che ho contattato di recente per un progetto pilota sulla salute mentale degli studenti universitari. Incrocia le dita per me!

Un’altra forma di influenza che questa epoca ci offre è quella sui social. Sono ben lungi dall’essere un’influencer, ma posto il più possibile contenuti su come migliorare il proprio benessere fisico e mentale, da una corretta alimentazione alla gestione dello stress, perché credo realmente nell’importanza di messaggi del genere. Insomma: se sono così fortunata da avere l’attenzione di qualcuno, voglio farne buon uso.

Kristel: Nella società attuale in cui moltissime persone conducono una vita “con il pilota automatico”, senza riflettere sull’impatto delle proprie azioni quotidiane, l’opera di sensibilizzazione al tema della sostenibilità acquisisce una fondamentale importanza. Per quanto mi riguarda, cerco di farlo condividendo – sia con le persone a me più vicine che con un pubblico più vasto attraverso i social network –, le informazioni che ho raccolto sull’argomento e mostrando in che modo io stessa cerco di ridurre il mio impatto sull’ambiente: riduzione dei rifiuti, uno stile di vita sano e rispettoso della natura, acquisti da fonti etiche e sostenibili, ecc.

Penso sia molto importante piantare un seme nella mente del prossimo. In molti casi prima o poi germoglierà. In altri non lo farà. Se c’è una cosa che sto imparando, non senza fatica, è che ogni persona ha i propri tempi per aprirsi a nuove idee, e che forzare non porta a grandi risultati. D’altronde, il miglior cambiamento avviene quando nasce dalla volontà propria di ognuno.

Confesso che spesso mi sono sentita impotente davanti ad attitudini di chiusura o critiche. Ora, invece, sebbene mi capiti ancora, sento che se con le mie azioni riesco a sensibilizzare anche solo una persona, ho già raggiunto un traguardo che può potenzialmente portarne altri.

Non dobbiamo dimenticare, infine, che affinché le cose cambino davvero a un livello soddisfacente per salvare il pianeta, il movimento deve prodursi sì dal basso, quindi dalle nostre azioni quotidiane in modo da cambiare la domanda, ma anche e forse soprattutto dall’alto delle sfere politiche e produttive. Spero vivamente che il forte movimento ambientalista rappresentato dai giovani di oggi riesca a farsi ascoltare in questo senso e a far spostare l’interesse delle grandi lobby dal potere e dal denaro verso la protezione del nostro pianeta.

La domanda da farti per diventare un turista migliore

Viaggiare apre la mente ed è un’esperienza che tutti dovrebbero concedersi. In effetti, chiunque può permettersi di viaggiare con un budget modesto, il che è decisamente un progresso rispetto a qualche decennio fa.

Ma il flusso turistico ormai esponenziale ha anche i suoi lati negativi, come l’overtourism, ossia l’eccesso di turisti e il conseguente impatto sulla comunità locale (pensa a ciò che accade con le navi da crociera a Venezia).

Il profilo del turista in questi casi: non rispetta la cultura del posto, si siede in punti in cui è vietato, tocca oggetti o porta via qualcosa anche se non è consentito, getta rifiuti, sporca, inquina, fa baccano.

Secondo l’Organizzazione mondiale del turismo, gli arrivi di turisti internazionali saranno pari a 1,8 miliardi entro il 2030, quindi la situazione potrebbe precipitare ulteriormente.

Ciò non significa che bisogna scoraggiare i turisti e disincentivare al viaggio. Però vorrei invitarti a riflettere su un punto trascurato che oggi alimenta questo fenomeno e che rivela quanto possiamo fare in prima persona.

Perché viaggi?

Qual è il reale motivo per cui parti per una destinazione in particolare?

Aprire i tuoi orizzonti, visitare un luogo in cui non sei mai stato, rilassarti: queste risposte sono sempre valide, però deve esserci qualcosa di più che ti spinge a scegliere una meta piuttosto che un’altra.

La tendenza generale è la spettacolarizzazione della personale esperienza di viaggio:

  • scattare selfie che mettono in secondo piano lo scenario, il panorama, il monumento;
  • farsi immortalare in una posa studiata in un luogo simbolico o dalla palette perfetta per Instagram;
  • postare scatti e video sui social in cui il soggetto appare al meglio nel luogo di vacanza e magari finge di fare tutt’altro o di guardare da un’altra parte;
  • il luogo è un mero sfondo, al centro dell’attenzione c’è il soggetto.

Qual è il tacito e reale obiettivo di questo atteggiamento? Avere una prova di essere stato proprio lì da sfoggiare davanti agli altri.

Come dice Eduardo Santander, direttore della European Travel Commission, “La vera domanda è: vuoi davvero andare in un posto oppure vuoi dimostrare agli altri di esserci stato?“.

Le tariffe aeree sono più basse e quindi più accessibili, con le piattaforme online la prenotazione è immediata, così un numero crescente di persone è disposta ad andare dall’altra parte del mondo semplicemente per farsi immortalare in un canyon, in una foresta tropicale, in un tempio orientale.

Vuoi far vedere agli altri che anche tu sei stato in quel posto instagrammabile apparso nel tuo feed? Con il geotag di Instagram ottieni facilmente la mappa che ti interessa: non occorre conoscere la cultura locale, leggere una guida o cercare informazioni approfondite sul luogo. Accedi facilmente alla mappa, prenoti il viaggio, ti fai immortalare proprio lì, posti la foto sui social ed è fatta: like, commenti di utenti che ti invidiano, apprezzamenti, momenti di gloria da wannabe influencer.

Capisci qual è il punto della questione?

Questa esperienza di viaggio ti lascia sulla superficie delle cose. Un paragrafetto letto su una destinazione da sogno o il selfie dell’amico nella piscina a sfioro di Santorini non dovrebbero essere la forza motrice che ti spinge a metterti in viaggio.

turista migliore

Cosa puoi fare in prima persona per diventare un turista migliore
  1. Innanzitutto mostra buon senso e rispetto per la cultura locale, che non sono mai fuori moda. Anzi, stanno diventando una perla rara.
  2. Chiediti cosa vuoi vedere davvero di quel posto: cosa vuoi fare, provare, imparare proprio lì. Non visitare quel luogo perché lo fanno tutti, pianifica il viaggio per sfruttare al meglio i giorni che hai a disposizione.
  3. Abbandona i sentieri battuti. Non puntare sulle attrazioni più turistiche, cerca qualcosa di insolito, amplifica i sensi per lasciarti stupire dal nuovo posto che stai visitando.
  4. Coltiva una curiosità genuina sulla destinazione non dettata dalla cultura del selfie e del “ci vanno tutti, devo andarci anch’io”.

Viaggiare non è un elenco di luoghi che hai visitato da mettere in mostra davanti agli altri. È un privilegio, una fonte di ricchezza personale, ti cambia, ti riempie gli occhi, ti fa scoprire nuovi profumi e sapori, suoni mai uditi prima, persone, luoghi, abitudini, tradizioni e bellezze che diventano parte del tuo patrimonio personale. Sarà questo il bagaglio che porterai sempre con te per tutta la vita, non il trolley.

Perché, come dice il proverbio cinese, quando torni da un viaggio non sarai mai la stessa persona di prima.

Software di fatturazione per traduttori: quale scegliere?

Essendo un traduttore freelance, ti scontrerai spesso con il problema della fatturazione. Costretto a scrivere più e più volte le tue fatture al pc e modificarle manualmente, ad un certo punto ti ritroverai a perdere tempo e pazienza. Ma c’è una soluzione: i software di fatturazione! Leggi questo articolo per scoprirne di più.

Perché utilizzare un software di fatturazione?

Un software di fatturazione è di particolare aiuto sia per chi per legge è obbligato ad emettere fatture elettroniche, sia per chi utilizza ancora le fatture tradizionali (i traduttori che rientrano in un regime agevolato o residenti all’estero), per i seguenti motivi:

  1. Ti permette di risparmiare tempo nella stesura di una fattura, perché salva automaticamente i tuoi dati e quelli del cliente e procede anche con la numerazione automatica delle fatture;
  2. Ti garantisce una gamma di modelli con i quali puoi personalizzare le fatture in base alle occasioni;
  3. Vieni notificato quando il tuo cliente apre la tua fattura. In questo modo puoi tenere sotto controllo eventuali pagamenti che arrivano in ritardo ed inviare un eventuale sollecito al cliente;
  4. Garantisce sicurezza e protezione dei tuoi dati e di quelli della tua clientela;
  5. Nel caso di un software di fatturazione in cloud, ti permette di accedere alle fatture sia dal pc che dal cellulare o dal tablet;
  6. Ti permette di avere una panoramica della tua attività settimanale, mensile e annuale;
  7. Ti permette di organizzare le fatture senza dover investire troppo tempo;
  8. Fornisce svariate opzioni di pagamento a seconda delle preferenze tue e del tuo cliente;
  9. Puoi creare delle fatture in diversi formati compatibili con stampanti e smartphone.
In base a quali criteri devi scegliere un software di fatturazione?

Naturalmente ogni libero professionista decide di utilizzare un determinato servizio a seconda delle proprie esigenze personali. Tuttavia, esistono dei criteri sulla base dei quali si può orientare la propria scelta. Proponiamo qui di seguito un breve elenco che può essere di particolare aiuto:

  1. Non scegliere unicamente in base al prezzo perché non sempre il risparmio è un guadagno nel lungo termine;
  2. Scegli il software in base alla facilità d’uso e alle funzionalità offerte;
  3. Possibilità di accedere al servizio e testarlo gratuitamente. I software per la fatturazione non sono sempre gratuiti ma è fondamentale che forniscano almeno una demo gratuita. In questo modo puoi familiarizzare con il prodotto e scoprire se fa al caso tuo;
  4. Assistenza clienti nel caso di problemi con il servizio o se si hanno domande generiche;
  5. Design semplice e intuitivo.
5 software di fatturazione per traduttori e altri liberi professionisti
  1. Invoice Simple: questo software è completamente in cloud. È accessibile non solo da PC ma anche su smartphone tramite una app su Google Play o App Store. Le prime tre fatture sono gratuite. Un altro vantaggio di Invoice Simple è la possibilità di creare fatture in altre lingue, particolarmente utile se ci si rapporta con clienti stranieri.
  2. Invoice X: Si tratta di un software per la fatturazione e per la gestione magazzino. Ne esistono 4 versioni: la versione base permette di gestire fino a un massimo di 100 documenti l’anno, mentre le versioni Professional, Plus ed Enterprise forniscono più funzionalità in base alle esigenze.
  3. Fattureincloud: offre un sistema di fatturazione pensato per le esigenze dei liberi professionisti. Oltre a permetterti di creare fatture e fatture pro-forma, ti consente di verificare il tuo andamento e funziona anch’esso in cloud. Questo software farà parte della tua quotidianità e sicuramente ti semplificherà la vita!
  4. Aruba: è un’opzione valida per chi ha partita IVA perché molto intuitivo e funzionale. Inoltre, ha un ottimo rapporto qualità/prezzo e per questo motivo è l’ideale per i liberi professionisti ed in particolar modo i traduttori.
  5. Fattura24: nata come app per smartphone, oggi ha ben 4 versioni. Per i traduttori si adattano in modo particolare le versioni standard (gratuita, supporta fino a 15 documenti l’anno, ideale per chi non ha ancora molti clienti) e professional (costa 5 € al mese), mentre le altre due versioni sono per lo più per aziende.

In conclusione, per scegliere un software di fatturazione è necessario valutare una serie di criteri e valutare pro e contro a seconda delle proprie necessità.


L’autrice di questo guest post è:

Flavia Rocco
Nata a Napoli, attualmente vive a Düsseldorf dove completa gli studi e lavora part-time come traduttrice, principalmente dal tedesco all’italiano. Fra i suoi interessi ci sono le lingue straniere, la scrittura, la tecnologia e l’ambiente. Attirano la sua attenzione i piccoli dettagli.

Formazione sì, ma con buonsenso

Parlare di formazione in estate non è fuori luogo. È proprio questo il periodo in cui fioccano nuovi eventi di formazione, convegni, corsi e seminari a cui iscriversi (rigorosamente con prezzi early bird!) e che inevitabilmente si concentreranno tutti a settembre e ottobre.

Il periodo dell’anno in cui si torna sui banchi di scuola è uno dei più ricchi di corsi in presenza oppure online perché sfrutta quel meccanismo di ripresa dell’attività accademica radicato nella nostra mente.

E quando un professionista cura la propria formazione, sa bene che estate è anche sinonimo di nuovi eventi formativi a cui iscriversi da frequentare in autunno.

Peccato che si affollano tutti negli stessi giorni.

Ma sorge una domanda: sono davvero necessari?

La formazione continua è utile

Da anni esistono webinar, corsi online, videocorsi, giornate di networking e convegni in qualsiasi ambito. Sembra che chiunque sia in grado di fare formazione e di presentare formule e soluzioni vincenti per tutti.

La formazione continua è importante, purché sia di qualità.
Soprattutto quando si lavora come libero professionista, l’aggiornamento continuo è utile a migliorare con costanza le proprie competenze.

Certo, anche a raggiungere i crediti necessari per restare in un’associazione di categoria. Ma questo non dovrebbe essere il motivo principale. E neppure la lunga lista di corsi da presentare sul proprio profilo LinkedIn o da inserire nel curriculum per dimostrare a tutti “ehi, io mi aggiorno!”.

Non si finisce mai di imparare

La lezione sempre valida è che non si finisce mai di imparare anche quando si lavora. Anzi, soprattutto quando si lavora, perché la pratica è una delle migliori maestre di vita.

Però la sete di apprendimento dovrebbe essere una scintilla da alimentare con autenticità. Il vero motore della formazione è la curiosità di imparare qualcosa di nuovo.

Modificare l’approccio

Il mio discorso è valido sia per i freelance sia per gli imprenditori. I convegni e i corsi aziendali a cui partecipi o che organizzi sono davvero utili?

Temo che la tendenza sia un’altra: curare l’immagine, l’apparenza, la superficie e meno la sostanza e la profondità della formazione offerta.

Ti presento i casi diffusi che sicuramente hai notato anche tu indipendentemente dal settore:

Gli hashtag inevitabili
Mi raccomando, dobbiamo essere social! Quindi ecco l’hashtag apposito dell’evento, condividiamolo in massa per arrivare in tendenza. Facciamoci sentire, si deve parlare di noi!

Il live tweeting incessante
Se twitti qualsiasi frase di ogni intervento senza mai staccare gli occhi dallo schermo dello smartphone, riesci ad assimilare ciò che stai ascoltando? Vuoi fare una diretta per i social così aumenti la tua visibilità oppure sei davvero interessato ai contenuti?

Le foto immancabili
Mai trascurare le foto! Dobbiamo far vedere quanto siamo cool, che ci divertiamo, che facciamo amicizia. Quindi via libera alle foto di gruppo durante il pranzo e la pausa caffè, ai selfie mentre uno speaker parla, immediatamente pubblicate online. Ma che stava dicendo il relatore?

A scanso di equivoci: le relazioni e il networking sono importanti, ma non dovrebbero essere l’unico elemento che gira intorno alla giornata di formazione.

Sei lì per imparare qualcosa.

Non sei lì per prendere appunti sull’immancabile quaderno con il logo dell’evento che poi non rileggerai mai.
Non sei lì per la goodie bag e i graziosi gadget degli sponsor.

Insomma, metti in pratica ciò che hai imparato?

Ti porti a casa i contatti, i sorrisi, gli abbracci, le persone che hai conosciuto. Ma anche i contenuti.

Scommetto che ti senti ispirato e motivato a lavorare meglio. Ma dopo l’iniziale botta di motivazione non fai nulla e tutto si esaurisce un paio di giorni dopo l’evento, quando torni alla routine senza mai iniziare a mettere in pratica ciò che hai imparato. Le strategie, gli strumenti e le risorse utili da applicare rimangono pura teoria.

Allora impariamo una cosa importante: la formazione è stupenda, purché sia ponderata (perché hai scelto quel corso?) e utile davvero.

Quando non hai bisogno di un traduttore professionista

Può sembrare un paradosso, invece hai letto proprio bene. Vorrei aiutarti a capire quando non hai bisogno di un traduttore professionista.

Sì, sono una traduttrice professionista. No, il mio post non è un controsenso. È un modo per facilitarti le cose e non farti perdere tempo.

Due casi in cui non ti serve un traduttore professionista

1. Devi partecipare a un convegno, una fiera o una trattativa commerciale e hai bisogno di qualcuno che ti affianchi perché non hai le competenze linguistiche adeguate per interagire con chi non parla la tua lingua. Non ti senti sicuro del tuo inglese e hai paura di non capire e di non farti capire dall’interlocutore straniero.

Ebbene, non ti serve un traduttore. Ti serve un interprete.

Esiste una differenza sostanziale tra il traduttore e l’interpreta professionista che si riassume in un concetto molto semplice: il primo scrive, il secondo parla.

Quelli che senti nelle trasmissioni televisive non sono traduttori, bensì interpreti, anche se molti li chiamano impropriamente traduttori.

Quindi rifletti sul servizio di cui hai bisogno e contatta il fornitore più adeguato. 😉

2. Hai bisogno della traduzione di un catalogo prodotti, di un video, dei contenuti del tuo sito web, di un documento. Però non vuoi spendere troppo.

Il traduttore è un professionista e come tale va retribuito. Dato che si tratta di lavoro, non puoi aspettarti di pagare una cifra irrisoria e considerare ogni preventivo come troppo elevato.

La traduzione non è gratis, né su base volontaria. Perlomeno non il servizio offerto da un professionista. E se fai sul serio con la tua attività, è di un professionista che hai bisogno, non del conoscente che ha fatto una vacanza in Inghilterra e che traduce per hobby.

Probabilmente sei tu a non avere un budget adeguato. Se invece per te con la qualità non si scherza, ti consiglio di rivolgerti a un traduttore professionista perché il ritorno sull’investimento è innegabile: il profitto che ricavi dal servizio di traduzione è maggiore della spesa sostenuta.

Altrimenti gioca pure al ribasso. Però poi non lamentarti se il cliente straniero del tuo ristorante ride quando legge il menù, se nessun turista straniero sceglie la tua struttura ricettiva perché hai tradotto il sito con Google Translate oppure se all’estero nessuno acquista i tuoi prodotti.

Ti riconosci in una di queste due situazioni?

Perché non riesci a imparare l’inglese

Mettiamo subito le cose in chiaro: l’apprendimento di una lingua straniera dura tutta la vita. Non esistono corsi miracolosi per imparare l’inglese in 30 giorni o 100 ore, ricette magiche, formule e soluzioni wow che facilitano una sorta di trasfusione del sapere.

Direi che è ora di svegliarsi e di smettere di credere alle favolette.

Certo, ci sono alcuni princìpi che rendono l’insegnamento di una lingua più efficace. Ad esempio, è meglio avere un insegnante madrelingua per familiarizzare con la varietà di accenti: inglese britannico o americano, ma anche irlandese o scozzese, giusto per citarne alcuni. Ascoltare un madrelingua è sempre un ottimo punto di partenza.

Ma veniamo alle domande che ti tormentano. Perché sembri negato per le lingue? Perché non riesci a imparare l’inglese nonostante le lezioni a scuola, le ripetizioni private, i corsi in azienda, le due settimane di vacanza o di lavoro all’estero?

Ognuno di noi ha un particolare vissuto, un bagaglio di esperienze e di predisposizioni che influenzano le competenze linguistiche. Però oserei dire che ci sono tre cause principali alla base della tua lacuna.

1. Pensi alla grammatica

Per carità, la grammatica è fondamentale. Però prova a dimenticare l’italiano, evitando confronti tra la grammatica inglese e quella italiana.
Se ti concentri soltanto su regole, eccezioni, esercizi di completamento, tempi verbali, ordine degli aggettivi eccetera eccetera, riduci le energie per tutto il resto che è altrettanto importante.

Ti faccio un esempio.

Come la mettiamo con i verbi frasali e le espressioni idiomatiche? Sono talmente frequenti in inglese che possono gettare nel panico chi si limita alle classiche regolette che si imparano a scuola. Ma la lingua viva, quella parlata, ascoltata, scritta e letta, è infarcita di espressioni che impari soltanto scontrandoti con ognuna di loro.

L’inglese non si impara traducendo una decina di frasi, studiando le immagini con le preposizioni, completando le frasi con un elenco di parole da cui scegliere. L’inglese non è in un workbook. O meglio, non solo.

2. Eviti di parlare la lingua

Questo è il motivo principale per cui è difficile imparare l’inglese: l’interazione orale è ridotta al minimo a scuola. Invece la parte parlata dovrebbe essere la più importante per una totale immersione nella lingua straniera.

L’atteggiamento ideale ma difficile da mettere in pratica per parlare in inglese è uno soltanto: non avere paura di sbagliare.

In virtù della cultura scolastica, tendi ad avere pura dell’errore. L’errore è punito a scuola, penalizzato nella vita, giudicato dagli altri.

In realtà, l’errore è il più grande maestro: sbagli un verbo, un sostantivo, il significato di una frase? Grazie all’errore impari la forma corretta. Ricordando la circostanza in cui è avvenuto l’errore, che può essere indelebile, memorizzerai anche l’espressione giusta che avresti dovuto utilizzare e che è stata corretta.

Sembra un approccio spietato, ma è così.

Quando hai imparato a camminare, i tuoi passi erano incerti: cadevi, ti sbucciavi le ginocchia, ma poi ti rialzavi. E hai acquisito una sicurezza sempre maggiore.

Allora cogli ogni occasione per parlare in inglese!

3. La classica scusa: non ho tempo

Non hai tempo di frequentare un corso. Tra il lavoro, gli impegni familiari o altri corsi di formazione, non sai come inserire le lezioni di inglese. Una volta alla settimana è troppo poco, tre volte in sette giorni è praticamente impossibile.

Però hai tempo di scrollare il feed di Instagram o Facebook, di giocare al cellulare, di guardare una serie tv su Netflix, giusto?

Ebbene, devi creare il tempo necessario. Riduci i tempi morti con lo smartphone e prova a creare una routine: leggi articoli in inglese, spazia tra gli argomenti, guarda video con o senza sottotitoli, ascolta podcast, guarda film e serie tv in lingua originale.

E quando viaggi all’estero, non vergognarti, non sentirti in imbarazzo, non bloccarti all’orale. Il maggiore ostacolo nell’apprendimento della lingua straniera è il blocco psicologico.

La parola chiave? Costanza.

5 consigli sulla traduzione per chi gestisce una struttura ricettiva

Il turismo è uno dei settori di punta per l’Italia: l’affluenza riguarda città d’arte, borghi, siti Patrimonio dell’Unesco, località di mare e di montagna e tanto altro. Dato che le presenze dei turisti stranieri sono in costante crescita in tutta la penisola, i titolari di alberghi, villaggi turistici, bed and breakfast, campeggi, case vacanze, resort, comprensori sciistici e centri benessere farebbero meglio a essere preparati ad accoglierli al meglio.

Quali sono gli elementi e le informazioni fondamentali da fornire alla clientela straniera?

Uno staff poliglotta alla reception e al ristorante, il sito internet della struttura ricettiva, il menù del ristorante, il regolamento interno, i termini e le condizioni di prenotazione tradotti almeno in inglese.

1. Non solo l’inglese

L’inglese è la lingua imprescindibile in cui tradurre i contenuti di una struttura ricettiva. Ma sarebbe meglio fornire una traduzione in almeno tre lingue. Quali scegliere oltre all’inglese?

Ti lascio due suggerimenti per distinguerti dalla concorrenza:

  • Da quali Paesi provengono i tuoi clienti stranieri? Se la tua struttura è al confine con la Francia, probabilmente l’affluenza dei turisti francesi è notevole. Oppure arrivano soprattutto dalla Germania? In tali casi, il francese e il tedesco sono un’ottima opzione.
  • Punta sulle lingue orientali, dato che i turisti russi e cinesi aumentano sempre più in Italia, soprattutto nel segmento del lusso.
2. Email prima, durante e dopo la prenotazione

La corrispondenza con il potenziale cliente straniero è determinante: da potenziale potrebbe diventare un cliente effettivo e magari tornare più volte nella tua struttura. Pertanto la comunicazione multilingue deve essere curata al meglio, affidando la traduzione delle email a un professionista:

  • messaggi automatici (ma personalizzati il più possibile) al momento della richiesta di informazioni e della prenotazione
  • promemoria qualche giorno prima del check-in nella struttura ricettiva
  • richiesta di recensioni online e feedback dopo il soggiorno
  • auguri di compleanno/Natale/Anno Nuovo/Pasqua al cliente
3. Cura meglio la newsletter

Puoi inviare la tua newsletter tradotta a chi si è iscritto per ricevere tutte le novità sulla struttura. Puoi informare i clienti stranieri su offerte, sconti e promozioni per un soggiorno di minimo una settimana, per i Senior oppure in occasione di periodi particolari dell’anno, come un soggiorno in coppia nel periodo di San Valentino.

Un’altra novità da segnalare al cliente è il listino prezzi, ma potresti andare oltre per spiccare sui concorrenti: fornisci suggerimenti sui luoghi dei dintorni da visitare, sugli eventi più interessanti e sulle tradizioni del posto.

4. Materiali promozionali aggiornati e tradotti

Per inserire le novità della nuova stagione turistica, hai aggiornato il catalogo o la brochure della tua struttura ricettiva: nuove immagini di qualità, nuovi testi (magari scritti da un copywriter), nuove tariffe, impianti e periodi di apertura e chiusura.

Presenta una versione multilingue dei materiali promozionali in base alla clientela di riferimento.

5. Relazioni sui social con gli utenti stranieri

Oggi l’assistenza clienti avviene anche sui social network, soprattutto Facebook e Twitter. Instagram è il canale per eccellenza dove condividere le proprie vacanze, grazie alle migliaia di foto postate ogni giorno.

Quindi non trascurare la relazione con gli utenti stranieri sui social: rispondere ai commenti, interagire tramite chat, pubblicare contenuti e hashtag multilingue, nonché video sottotitolati in inglese. Evita la traduzione automatica e rivolgiti a un traduttore professionista.

Parla con il tuo pubblico usando la sua lingua e raccontando ciò che gli sta a cuore.
Jonathan Lister

Dietro le quinte

Uno dei motivi per cui ho sempre preferito la traduzione all’interpretariato è la possibilità di rimanere dietro le quinte: non mi piace sentirmi esposta in prima persona come deve fare un interprete, preferisco la visuale che si ammira nel backstage.

Dietro le quinte di un teatro si svolgono attività indispensabili e invisibili: gli attori si preparano ad andare in scena, i macchinisti e i fonici sistemano eventuali apparecchiature, i costumisti contribuiscono ai cambi d’abito tra una scena e l’altra…

Il pubblico non deve vedere ciò che accade nel retroscena, ossia le attività preparatorie: assisterà allo spettacolo, il momento culminante di un lavoro che dura giorni, mesi, settimane.

Il risultato definitivo, ossia l’opera mostrata al pubblico, è frutto di un lavoro del singolo che confluisce nel lavoro di gruppo.

Per un’azienda, accade la stessa cosa.

Prima di lanciare un nuovo prodotto, il lavoro dietro le quinte è fondamentale. Progettare, realizzare un prototipo e poi il prodotto definitivo è una fase essenziale a cui si aggiungono altre tappe necessarie a presentare il prodotto finito: la scrittura delle descrizioni prodotto, le foto e l’impaginazione del catalogo, la cura del packaging, lo spot per la campagna pubblicitaria, il comunicato stampa e la newsletter che presentano la novità, fino al lancio effettivo, magari in occasione di una fiera.

Quante persone lavorano in questo processo? Tante. E il traduttore professionista è una delle figure che partecipano alla produzione.

Come? Traducendo i contenuti scritti per renderli accessibili a una platea più vasta.

La traduzione è proprio una di quelle attività preparatorie che avvengono dietro il sipario, che il pubblico non può e non deve vedere. La traduzione deve rimanere invisibile agli occhi del pubblico, ossia il lettore, il cliente, il turista, l’utente che sta leggendo un testo tradotto nella sua lingua: sfoglia una brochure turistica che gli presenta una destinazione all’estero dove trascorrere le vacanze, visita il sito web di un hotel per un soggiorno invernale in montagna, legge il comunicato stampa di una campagna promozionale che presenta una nuova collezione di moda.

Cosa c’è sul palco, al centro della scena, sotto i riflettori, davanti al pubblico multilingue che lo guarda? Il tuo prodotto, il tuo sito web, la tua struttura ricettiva, la tua collezione…

Eccolo lì, il traduttore. Dietro il sipario, in silenzio, mentre osserva l’opera in svolgimento che ha contribuito a realizzare.