Linguaggio non verbale nel digitale: come comunicarlo correttamente

Negli ultimi mesi, molti hanno dovuto imparare a lavorare e interagire a distanza con clienti e dipendenti.

Riunioni virtuali, email continue, formazione a distanza, videoconferenze: quando siamo distanti e c’è uno schermo che ci separa, confusione e incomprensioni sono dietro l’angolo.

Ad esempio, cosa si nasconde dietro un breve silenzio durante una videoconferenza? Distrazione, noia, ritardo nella comunicazione a causa di problemi di connessione?

Cosa provi quando ricevi la notifica di lettura relativa a una tua mail e il destinatario tarda a rispondere al tuo messaggio? Pensi che ti stia ignorando, che metta la tua richiesta in secondo piano o che sia semplicemente un maleducato?

Ebbene, si tratta di esempi di linguaggio non verbale in ambito digitale, una vera e propria sfida interpretativa quando per via dello schermo fra gli interlocutori.

Cos’è il linguaggio non verbale nel digitale?

La parola chiave per capirlo è come.

Oltre ai contenuti (cosa), significa prestare attenzione a come ti presenti e a come comunichi online.
Il linguaggio non verbale nel digitale aiuta a stabilire e mantenere buoni rapporti professionali con i propri interlocutori, creando un ambiente di lavoro positivo e virtuale.

Occorre intelligenza emotiva, ossia la capacità di individuare e gestire le proprie emozioni e quelle altrui, ma anche empatia.

Le regole per una corretta comunicazione non verbale nel digitale
  • Rispetta sempre i termini di consegna di un progetto.
  • Cura l’immagine del profilo (in particolare su LinkedIn): scegli una foto professionale evitando foto tratte dalle vacanze o insieme ad amici, figli o animali da compagnia.
  • Sii puntuale negli incontri virtuali.
  • Mantieni il contatto visivo durante la videoconferenza guardando lo schermo o la webcam e non spiando la tua immagine.
  • Presta attenzione allo sfondo nelle videochiamate: un letto sfatto, una pila di robe o il disordine comunicano trascuratezza e compromettono la tua professionalità.
  • Scegli l’ora più appropriata per inviare un messaggio, tenendo conto degli orari di lavoro e del fuso orario.
  • Non prolungare i tempi di risposta alle email, dato che in questo periodo si tenderebbe a pensare al peggio.
  • Non utilizzare emoji ambigue nelle email o sui canali social, ma veicola le tue emozioni con l’emoji giusta.
  • Evita il maiuscolo nell’oggetto e nel testo delle email: chi ti legge penserebbe che stai urlando. Intere frasi scritte in maiuscolo (con il tasto CAPS LOCK) comunicano aggressività, frustrazione e impazienza.

Non sono solo parole

Come puoi vedere, gli aspetti qui sopra riguardano la gestione del tempo e dello spazio e il linguaggio del corpo. La comunicazione verbale non è tutto, anzi.

Solo il 7% della comunicazione è influenzato dalle parole, ossia ciò che crediamo sia il fattore determinante: la comunicazione verbale è invece la parte che influisce meno.

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Le parole non bastano: con il linguaggio non verbale poni le basi per la fiducia e il rispetto con i tuoi collaboratori e clienti, a prescindere dalla distanza.

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Cosa comunicare nei periodi di emergenza?

Non è soltanto il momento di restare a casa. Se il Coronavirus non ha avuto un forte impatto economico sul tuo lavoro (con chiusure, rinvii e annullamenti), è il momento di ripensare alle strategie di marketing e di comunicazione.

Covid-19 ha messo in discussione tutto. Nessuno era pronto a fronteggiare una pandemia.

Cosa non deve mancare innanzitutto? Solidarietà, senso di responsabilità civile e incoraggiamento.

Dato che il piano editoriale ha subito uno sconvolgimento, cosa è meglio comunicare di questi tempi?

Trasparenza, autenticità, empatia

Questa situazione riguarda tutti, senza distinzioni di cultura, religione, credo politico, situazione socio-economica.

Da un lato non è possibile fare finta di niente, pubblicando o condividendo contenuti che possono urtare la sensibilità altrui.

Dall’altro c’è chi non ne può più di articoli, trasmissioni, post, video e contenuti di ogni tipo riguardanti la pandemia e desidera distrarsi con qualcosa che non abbia nulla a che vedere con il Coronavirus.

Se non te la senti di continuare a postare online, dillo chiaramente. Non sparire senza avvertire il tuo pubblico di riferimento perché si potrebbe pensare al peggio.

Comunica ai tuoi clienti e fornitori qual è la tua situazione attuale

Puoi farlo sul sito web aziendale, sui social e nella newsletter.

Hai chiuso momentaneamente l’attività oppure hai adottato le misure necessarie per lavorare da casa? I tuoi collaboratori e clienti lavorano da remoto?

Hai modificato o ridotto gli orari di lavoro?

Fallo sapere.

Evita l’ironia e i meme sulla pandemia

All’inizio i video e le immagini che ironizzavano sul Coronavirus e sulle reazioni generali potevano pure divertire, ma da un po’ di tempo sono decisamente fuori luogo.

Si tratta di una pandemia, ci sono migliaia di morti e persone malate e forse un utente che legge o guarda un meme che hai pubblicato ha perso una persona cara. Non c’è niente da ridere.

Concedi rimborsi

Oltre ai negozi, al settore della cultura e dello spettacolo, tra i più colpiti a livello economico ci sono hotel, ristoranti, bar, villaggi turistici, b&b, stazioni sciistiche.

Probabilmente molti avevano prenotato e acquistato soggiorni, vacanze, biglietti per eventi, concerti e spettacoli che sono stati annullati o rimandati.

In tal caso occorre soddisfare le richieste di rimborso. Se è possibile, potresti fornire bonus o codici promozionali con cui inviti a posticipare la prenotazione.

Potenzia l’e-commerce e le consegne a domicilio

Se hai un’attività locale, potresti incoraggiare i tuoi clienti a restare a casa e organizzarti per garantire le consegne a domicilio.

Se vendi prodotti e hai già un e-commerce, è il momento di potenziarlo perché ora è l’unico canale che puoi utilizzare.

Cerchiamo di essere utili, ognuno nel suo piccolo. Condividiamo informazioni attendibili, scegliamo le parole con cura.

Il minimo movimento è importante per tutta la natura. L’intero oceano è influenzato da un sassolino.
Blaise Pascal

Esci dalla tua bolla culturale

Ognuno di noi vive in una bolla, che in genere oggi assume i contorni di ciò che accade online.

I social media filtrano la vita, fanno passare alcune cose mentre si tace su altre e si finisce per osservare la vita dell’altro che appare così perfetta e instagrammabile.

Eppure è soltanto una (drammatica) bolla. Ce ne sono altre, come la bolla culturale.

Cos’è la bolla culturale?

È il modo in cui guardi il mondo filtrato dalla tua cultura di appartenenza.

Proprio come sui social i tuoi valori, opinioni e credenze sono consolidati dal feed personalizzato, anche in questo caso ti limiti a ciò che è già parte della tua cultura. Del resto tendi a seguire chi ha un’opinione simile alla tua e tali idee si irrobustiscono perché trovano conferma nelle poche fonti a cui ti affidi ogni giorno.

Ecco il paradosso: internet spalanca una finestra più grande sul mondo, ma in realtà restringe il campo visivo.

“Dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse”

Ricordi L’attimo fuggente?

Il professor Keating diceva agli studenti: “È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva“.

Se guardi le cose da un’angolazione diversa, impari a non cadere nella trappola del giudizio.

Riconoscere e capire i vari punti di vista ti aiuta a comprendere valori, usanze e differenze culturali. Certo, sono diversi dai tuoi, nessuno ti chiede di condividerli, ma non puoi giudicare qualcosa come inferiore o sbagliato semplicemente perché è diverso.

Si tratta di uscire dai confini della tua tribù, una comunità ristretta con cui condividi valori, usanze e convinzioni, e guardare dagli occhi dell’altro.

Mutando prospettiva, ti accorgi che esistono aspettative, bisogni, desideri, esigenze e priorità differenti. E se lavori con clienti, fornitori o partner di altre lingue e culture, tutto questo ti aiuta a raggiungere compromessi e accordi, a risolvere conflitti e a negoziare con maggiore consapevolezza.

Questa empatia è essenziale in un contesto multiculturale, un luogo tutt’altro che frustrante da abitare. Perché ci ricorda la complessità intrinseca di cui siamo fatti e che siamo la somma di tutto ciò che incontriamo sul nostro percorso.

Un percorso che non ha le pareti sottili di una bolla, ma che si perde nella vastità dell’orizzonte.

Perché aggiungere i sottotitoli ai video aziendali

I contenuti video sono sempre più popolari. Si stima che entro il 2022 i video rappresenteranno oltre l’82% di tutto il traffico internet.

Qual è il motivo alla base di questa crescita?

L’utente medio non si sofferma più a leggere gli articoli o i post di un blog (!), è sempre di fretta, ricorda poco ciò che legge e preferisce fruire in modo diverso dei contenuti online. In cima alla classifica ci sono proprio i video.

Infatti le immagini e i suoni rimangono maggiormente impressi nella memoria. Per questo un’azienda dovrebbe includere i video nella propria strategia di marketing.

Il video marketing è lo strumento ideale per rafforzare l’identità del brand. Grazie ai video apprezzati dagli utenti, aumentano le condivisioni e le visualizzazioni perché si lavora tanto sulle emozioni e c’è quel potenziale di viralità a cui tutti ambiscono più o meno tacitamente.

La situazione tipica

L’utente sta scorrendo la sua bacheca Instagram o Facebook, è un follower della pagina aziendale e si imbatte nel video che hai appena pubblicato.

Vorrebbe visualizzare il video apparso nel suo feed, però non può attivare l’audio perché si trova sui mezzi pubblici, in un locale, in una sala d’attesa. O magari è in ufficio e non vuole che il capo si accorga che non sta lavorando, bensì sta facendo tutt’altro.

Non ha le cuffiette a disposizione, quindi l’unica scelta possibile è andare oltre e ignorare il tuo video.

Come convincere l’utente a cliccare su play?

Con i sottotitoli!

Un video sottotitolato:

  • è la soluzione al dilemma di sopra. Chi non può attivare l’audio può guardare comunque il video e capire il suo contenuto grazie ai sottotitoli. Quindi se si tratta di un video in italiano, i sottotitoli nella stessa lingua aumentano il bacino di utenza.
  • migliora l’accessibilità perché ha un pubblico di riferimento più ampio, ossia i non udenti.
  • rafforza la brand awareness coinvolgendo il target internazionale. Se il video che presenta il tuo marchio è in italiano, grazie ai sottotitoli in inglese il numero di utenti che lo guarderà e lo comprenderà aumenta in modo esponenziale.

Ora torna ai primi cinque paragrafi di questo articolo e rifletti su quanto il video aziendale sottotitolato possa fare la differenza.

Sì, ma di quali video parliamo?

– Video istituzionale
– Tutorial
– Spot
– Interviste in fiera
– Formazione

Insomma, non ti resta che scegliere, stabilire un budget e creare la strategia migliore per la tua azienda con i collaboratori giusti.

La domanda da farti per diventare un turista migliore

Viaggiare apre la mente ed è un’esperienza che tutti dovrebbero concedersi. In effetti, chiunque può permettersi di viaggiare con un budget modesto, il che è decisamente un progresso rispetto a qualche decennio fa.

Ma il flusso turistico ormai esponenziale ha anche i suoi lati negativi, come l’overtourism, ossia l’eccesso di turisti e il conseguente impatto sulla comunità locale (pensa a ciò che accade con le navi da crociera a Venezia).

Il profilo del turista in questi casi: non rispetta la cultura del posto, si siede in punti in cui è vietato, tocca oggetti o porta via qualcosa anche se non è consentito, getta rifiuti, sporca, inquina, fa baccano.

Secondo l’Organizzazione mondiale del turismo, gli arrivi di turisti internazionali saranno pari a 1,8 miliardi entro il 2030, quindi la situazione potrebbe precipitare ulteriormente.

Ciò non significa che bisogna scoraggiare i turisti e disincentivare al viaggio. Però vorrei invitarti a riflettere su un punto trascurato che oggi alimenta questo fenomeno e che rivela quanto possiamo fare in prima persona.

Perché viaggi?

Qual è il reale motivo per cui parti per una destinazione in particolare?

Aprire i tuoi orizzonti, visitare un luogo in cui non sei mai stato, rilassarti: queste risposte sono sempre valide, però deve esserci qualcosa di più che ti spinge a scegliere una meta piuttosto che un’altra.

La tendenza generale è la spettacolarizzazione della personale esperienza di viaggio:

  • scattare selfie che mettono in secondo piano lo scenario, il panorama, il monumento;
  • farsi immortalare in una posa studiata in un luogo simbolico o dalla palette perfetta per Instagram;
  • postare scatti e video sui social in cui il soggetto appare al meglio nel luogo di vacanza e magari finge di fare tutt’altro o di guardare da un’altra parte;
  • il luogo è un mero sfondo, al centro dell’attenzione c’è il soggetto.

Qual è il tacito e reale obiettivo di questo atteggiamento? Avere una prova di essere stato proprio lì da sfoggiare davanti agli altri.

Come dice Eduardo Santander, direttore della European Travel Commission, “La vera domanda è: vuoi davvero andare in un posto oppure vuoi dimostrare agli altri di esserci stato?“.

Le tariffe aeree sono più basse e quindi più accessibili, con le piattaforme online la prenotazione è immediata, così un numero crescente di persone è disposta ad andare dall’altra parte del mondo semplicemente per farsi immortalare in un canyon, in una foresta tropicale, in un tempio orientale.

Vuoi far vedere agli altri che anche tu sei stato in quel posto instagrammabile apparso nel tuo feed? Con il geotag di Instagram ottieni facilmente la mappa che ti interessa: non occorre conoscere la cultura locale, leggere una guida o cercare informazioni approfondite sul luogo. Accedi facilmente alla mappa, prenoti il viaggio, ti fai immortalare proprio lì, posti la foto sui social ed è fatta: like, commenti di utenti che ti invidiano, apprezzamenti, momenti di gloria da wannabe influencer.

Capisci qual è il punto della questione?

Questa esperienza di viaggio ti lascia sulla superficie delle cose. Un paragrafetto letto su una destinazione da sogno o il selfie dell’amico nella piscina a sfioro di Santorini non dovrebbero essere la forza motrice che ti spinge a metterti in viaggio.

turista migliore

Cosa puoi fare in prima persona per diventare un turista migliore
  1. Innanzitutto mostra buon senso e rispetto per la cultura locale, che non sono mai fuori moda. Anzi, stanno diventando una perla rara.
  2. Chiediti cosa vuoi vedere davvero di quel posto: cosa vuoi fare, provare, imparare proprio lì. Non visitare quel luogo perché lo fanno tutti, pianifica il viaggio per sfruttare al meglio i giorni che hai a disposizione.
  3. Abbandona i sentieri battuti. Non puntare sulle attrazioni più turistiche, cerca qualcosa di insolito, amplifica i sensi per lasciarti stupire dal nuovo posto che stai visitando.
  4. Coltiva una curiosità genuina sulla destinazione non dettata dalla cultura del selfie e del “ci vanno tutti, devo andarci anch’io”.

Viaggiare non è un elenco di luoghi che hai visitato da mettere in mostra davanti agli altri. È un privilegio, una fonte di ricchezza personale, ti cambia, ti riempie gli occhi, ti fa scoprire nuovi profumi e sapori, suoni mai uditi prima, persone, luoghi, abitudini, tradizioni e bellezze che diventano parte del tuo patrimonio personale. Sarà questo il bagaglio che porterai sempre con te per tutta la vita, non il trolley.

Perché, come dice il proverbio cinese, quando torni da un viaggio non sarai mai la stessa persona di prima.

5 consigli sulla traduzione per chi gestisce una struttura ricettiva

Il turismo è uno dei settori di punta per l’Italia: l’affluenza riguarda città d’arte, borghi, siti Patrimonio dell’Unesco, località di mare e di montagna e tanto altro. Dato che le presenze dei turisti stranieri sono in costante crescita in tutta la penisola, i titolari di alberghi, villaggi turistici, bed and breakfast, campeggi, case vacanze, resort, comprensori sciistici e centri benessere farebbero meglio a essere preparati ad accoglierli al meglio.

Quali sono gli elementi e le informazioni fondamentali da fornire alla clientela straniera?

Uno staff poliglotta alla reception e al ristorante, il sito internet della struttura ricettiva, il menù del ristorante, il regolamento interno, i termini e le condizioni di prenotazione tradotti almeno in inglese.

1. Non solo l’inglese

L’inglese è la lingua imprescindibile in cui tradurre i contenuti di una struttura ricettiva. Ma sarebbe meglio fornire una traduzione in almeno tre lingue. Quali scegliere oltre all’inglese?

Ti lascio due suggerimenti per distinguerti dalla concorrenza:

  • Da quali Paesi provengono i tuoi clienti stranieri? Se la tua struttura è al confine con la Francia, probabilmente l’affluenza dei turisti francesi è notevole. Oppure arrivano soprattutto dalla Germania? In tali casi, il francese e il tedesco sono un’ottima opzione.
  • Punta sulle lingue orientali, dato che i turisti russi e cinesi aumentano sempre più in Italia, soprattutto nel segmento del lusso.
2. Email prima, durante e dopo la prenotazione

La corrispondenza con il potenziale cliente straniero è determinante: da potenziale potrebbe diventare un cliente effettivo e magari tornare più volte nella tua struttura. Pertanto la comunicazione multilingue deve essere curata al meglio, affidando la traduzione delle email a un professionista:

  • messaggi automatici (ma personalizzati il più possibile) al momento della richiesta di informazioni e della prenotazione
  • promemoria qualche giorno prima del check-in nella struttura ricettiva
  • richiesta di recensioni online e feedback dopo il soggiorno
  • auguri di compleanno/Natale/Anno Nuovo/Pasqua al cliente
3. Cura meglio la newsletter

Puoi inviare la tua newsletter tradotta a chi si è iscritto per ricevere tutte le novità sulla struttura. Puoi informare i clienti stranieri su offerte, sconti e promozioni per un soggiorno di minimo una settimana, per i Senior oppure in occasione di periodi particolari dell’anno, come un soggiorno in coppia nel periodo di San Valentino.

Un’altra novità da segnalare al cliente è il listino prezzi, ma potresti andare oltre per spiccare sui concorrenti: fornisci suggerimenti sui luoghi dei dintorni da visitare, sugli eventi più interessanti e sulle tradizioni del posto.

4. Materiali promozionali aggiornati e tradotti

Per inserire le novità della nuova stagione turistica, hai aggiornato il catalogo o la brochure della tua struttura ricettiva: nuove immagini di qualità, nuovi testi (magari scritti da un copywriter), nuove tariffe, impianti e periodi di apertura e chiusura.

Presenta una versione multilingue dei materiali promozionali in base alla clientela di riferimento.

5. Relazioni sui social con gli utenti stranieri

Oggi l’assistenza clienti avviene anche sui social network, soprattutto Facebook e Twitter. Instagram è il canale per eccellenza dove condividere le proprie vacanze, grazie alle migliaia di foto postate ogni giorno.

Quindi non trascurare la relazione con gli utenti stranieri sui social: rispondere ai commenti, interagire tramite chat, pubblicare contenuti e hashtag multilingue, nonché video sottotitolati in inglese. Evita la traduzione automatica e rivolgiti a un traduttore professionista.

Parla con il tuo pubblico usando la sua lingua e raccontando ciò che gli sta a cuore.
Jonathan Lister

Freelance e vacanze: riesci a staccare?

A differenza di un dipendente che ha le ferie retribuite, un freelance che va in vacanza è consapevole che, se non fattura perché è in pausa, allora non guadagna.

Infatti può essere difficile concedersi una vacanza, soprattutto quando dura più di una settimana. Perché tendi a pensare che i clienti non possono fare a meno di te, ma temi che trovino qualcun altro che ti sostituisca, oppure un potenziale cliente potrebbe contattarti proprio quando non stai lavorando e cerchi di riposare un po’.

Così non riesci a rilassarti in pieno e a godere di momenti rigeneranti in orizzonti diversi: un viaggio, il mare, un luogo mai visto e da scoprire…

Ma staccare è importante per dedicare più tempo a se stessi e ad attività che ti piacciono e per le quali non hai mai tempo. Puoi abbracciare un ritmo di vita più lento, che possa rigenerare e darti la carica necessaria quando tornerai al lavoro.

Qual è la tua esperienza di freelance che va (o non va) in vacanza?

Fai una vacanza breve di qualche giorno oppure ti concedi almeno due settimane?

Digital detox

Le vacanze sono il momento ideale per disconnettersi dal digitale: email, social media, notifiche e quant’altro vengono accantonati per giorni per riposare la mente sempre connessa.

Ma è davvero così?

Quando sei in vacanza ti disconnetti proprio da tutto oppure in realtà controlli le email almeno una volta al giorno?

Per non parlare dei social, che non vengono usati soltanto nell’ambito professionale, anzi. In vacanza pubblichi foto, commenti e post che documentano la tanto sospirata pausa? Oppure preferisci considerare le vacanze come un momento privato, da condividere con chi ti circonda e non con chi è online?

Quindi ti chiedo: durante le vacanze, riesci a staccare da tutto e da tutti o invece ti connetti ogni tanto?

Raccontami la tua esperienza. 😀

3 consigli per l’email marketing multilingue

Nonostante la popolarità dei social media, l’email marketing resta uno strumento molto efficace per convincere gli utenti che ricevono messaggi commerciali ad acquistare i servizi e prodotti proposti nella email.
Le email di massa, indifferenziate e molto frequenti continuano a suscitare diffidenza e a essere considerate come posta indesiderata, perché urlano il messaggio “vendere, vendere, vendere!” suscitando l’effetto opposto a quello desiderato.

Ma una strategia oculata di email marketing può essere di successo se i messaggi promozionali sono personalizzati in base ai destinatari.

Consideriamo l’email marketing multilingue.
Un’azienda adotta questo approccio per inviare messaggi commerciali a utenti web al di fuori dei confini nazionali al fine di consolidare il suo processo di internazionalizzazione.

Un elemento appare scontato: il contenuto deve essere tradotto, altrimenti l’iniziativa è inutile. Quindi un’azienda italiana non può inviare una newsletter in italiano a utenti che parlano lingue diverse e pretendere un riscontro positivo con conseguente acquisto da parte dell’utente.

1. Scegli il tuo target

I visitatori del tuo sito web non sono soltanto della tua nazionalità, ma anche utenti stranieri che vivono in altri Paesi e parlano altre lingue. Puoi scoprirlo analizzando su Google Analytics le statistiche delle visite del tuo sito: ricaverai informazioni sulla lingua degli utenti, la loro provenienza geografica e le pagine visitate.

Quando ti rendi conto che i visitatori del tuo sito vivono anche all’estero, capisci che una campagna di email marketing deve considerare il fattore linguistico. Allora fai tradurre la tua newsletter in inglese.
Per carità, rivolgiti a un traduttore professionista. Non vorrai certo affidare a Google Translate un messaggio commerciale che debba invogliare l’utente all’acquisto! Il risultato deprimente della traduzione automatica farà scappare l’utente, che ti etichetterà come spam.

Però l’inglese non basta. Se con le statistiche di visite del tuo sito hai scoperto che hai molti visitatori in Russia o in Francia, traduci i tuoi contenuti in russo o in francese. Così incoraggerai l’utente a effettuare l’acquisto.
È una questione di fiducia: circa il 55% degli utenti effettua acquisti online quando le informazioni sono presentate nella loro lingua.

2. Non solo traduzione: localizza la campagna di email marketing

Tradurre il contenuto di una newsletter non basta. È necessario adattare il messaggio (testi, immagini, valute, unità di misura) alla cultura di riferimento, perché alle differenze linguistiche si aggiungono le differenze culturali fra utenti che parlano lingue diverse e vivono in Paesi diversi.
Quindi la localizzazione è indispensabile.

Supponiamo che hai un’e-commerce di prodotti cosmetici e vuoi lanciare un’offerta promozionale con una campagna globale di email marketing in occasione della Festa della Mamma. In Italia e in molti altri Paesi questa ricorrenza è celebrata la seconda domenica di maggio, ma nel Regno Unito si festeggia molto prima (la quarta domenica di Quaresima) e in Francia alcune settimane dopo (fine maggio). Avrebbe senso lanciare un’offerta del genere in questi due Paesi in concomitanza con la Festa della Mamma in Italia?
No. Anzi, dimostreresti di non conoscere la differenza temporale di questa ricorrenza e quindi di non conoscere il tuo pubblico.

3. Considera il fuso orario per la programmazione

Sì, considera il fuso orario. Se vuoi inviare una newsletter agli utenti in Cina, cerca di rispettare gli orari locali. L’utente è più diffidente se gli arriva una email alle 2 di notte e magari tenderà a considerare quel messaggio di posta elettronica come spam.
Per aumentare il tasso di apertura della tua newsletter, fai in modo di inviarla a un’ora adeguata.

L’email marketing multilingue non deve essere sottovaluta. Al contrario, può influire molto sull’aumento dei profitti della tua attività… se utilizzi questo strumento correttamente.

La cosa principale che non deve mancare in vacanza

Quando parti in vacanza, c’è sicuramente una lista di cose che non devono mai mancare. Ma in questo post non mi riferisco agli oggetti che porti con te in valigia, come le creme solari o il costume da bagno, bensì a qualcosa che ti aspetti di trovare a destinazione.

Forse hai già capito cosa intendo. Oppure hai vagamente intuito dove voglio arrivare?

Nel momento in cui programmi una vacanza, pensi a cosa vorresti fare e vedere in viaggio: paesaggi insoliti, musica, intrattenimento, serate in spiaggia, mare e riposo. Però molte varianti dipendono dal luogo in cui hai scelto di trascorrere le ferie, perché magari visiti una città d’arte e non una località balneare, oppure ti dedichi al turismo rurale, o preferisci i luoghi desolati in montagna.

Quanto alla soluzione che hai scelto per il pernottamento, ci sono molti aspetti che dai per scontato: la pulizia, il silenzio, i servizi essenziali e un personale affabile sono le prerogative che abbiamo tutti, indipendentemente dal luogo dove soggiorniamo.

Ma oggi c’è un’altra cosa che ti aspetti di trovare in vacanza e che influenza le tue scelte: la connessione Wi-Fi.

Visiti il sito di un hotel, un bed and breakfast, un appartamento in affitto e il Wi-Fi è tra le prime cose che cerchi. Ovviamente ci sono casi in cui è impossibile avere una buona connessione internet, come in alta quota.

E anche se alcuni preferiscono disconnettersi completamente in vacanza per vivere i giorni di riposo lontano dalla tecnologia, molti hanno bisogno di controllare periodicamente la posta elettronica o non possono fare a meno dei social network.

Ormai il turista vuole condividere le foto della propria vacanza sui social, soprattutto Facebook e Instagram. Anche se le aziende chiudono per ferie, molti profili aziendali sui social media non vengono aggiornati e alcuni blog decidono di non pubblicare per alcune settimane, l’attività online in estate è decisamente intensa grazie agli utenti che pubblicano e condividono ogni dettaglio della propria vacanza.

E avere a disposizione la connessione Wi-Fi diventa un plus non indifferente.

Le strutture ricettive dovrebbero tenere conto di questo fattore ormai determinante nella scelta del turista. Se all’estero questa soluzione è più diffusa, in Italia stenta ancora a decollare.

Invece gli operatori turistici che vogliono distinguersi dalla massa, dovrebbero dotarsi al più presto di una connessione Wi-Fi da mettere a disposizione dei propri ospiti: potranno così fidelizzare il turista e ottenere un buon passaparola e recensioni positive, visto che il Wi-Fi influisce molto sul giudizio dei visitatori.

E ora confessa: anche tu cerchi il Wi-Fi in vacanza?

La localizzazione sui social media

La localizzazione è un’attività che non riguarda solo testi, prodotti e siti web, ma anche i social media. Perché per una strategia di marketing di successo spesso la traduzione non basta.

I social media sono ormai necessari per potenziare la comunicazione online di un’azienda, un’attività professionale o una struttura ricettiva. E sono utili anche a intercettare potenziali clienti all’estero grazie a specifiche strategie di web marketing sui social.

La pratica più diffusa consiste nella semplice traduzione di tweet su Twitter e di aggiornamenti di stato su Facebook. Ma questo a volte non è sufficiente.

Invece della traduzione occorre servirsi della localizzazione.
Per ottenere risultati concreti con gli utenti stranieri, una strategia di social media marketing deve tenere presente non solo i fattori linguistici (lingua, terminologia, stile dell’utente) ma anche:

  • Il contenuto da adattare al Paese o cultura di riferimento
  • I canali social da utilizzare

Innanzitutto il contenuto deve essere adattato alla cultura di riferimento.
Per esempio, se un’azienda cosmetica o di abbigliamento intende intercettare utenti dell’Estremo Oriente sui social perché mira a esportare i suoi prodotti in quei Paesi, è sconsigliato pubblicare immagini di donne nude o in bikini sui profili social aziendali, perché queste immagini potrebbero urtare la sensibilità degli utenti asiatici e scoraggiarli all’acquisto.

Pertanto la localizzazione sui social media riguarda anche il contenuto da pubblicare o condividere, che deve essere adattato a un Paese specifico, a un’area geografica o a un determinato gruppo culturale, a seconda degli obiettivi di marketing e vendita.

Bisogna anche ricordare che nel mondo i canali social più popolari non sono necessariamente quelli che noi utilizziamo più spesso.
In Cina è impossibile accedere a Facebook, come ho potuto sperimentare l’anno scorso, perché Facebook è bloccato dai firewall del governo. Quindi è inutile adottare una strategia di social media marketing mirata ad attirare gli utenti cinesi su questo canale. Sarebbe invece preferibile utilizzare altri social network, come Qzone, che in Cina conta 388 milioni di utenti registrati.

Grazie alla localizzazione sui social media, puoi incrementare le tue possibilità di successo tenendo conto non solo di fattori linguistici, ma anche delle abitudini degli utenti stranieri sui social network.