Le mie impressioni sul Freelancecamp Roma

Il 16 giugno 2017 si è svolta la prima edizione del Freelancecamp Roma, il barcamp dei freelance che dal 2012 si tiene ogni anno a Marina Romea.

Ho partecipato all’edizione romana e, come mi aspettavo, l’evento è stato assolutamente stimolante e ricco di spirito costruttivo. Questo raduno di freelance non è soltanto un momento di formazione, ma è soprattutto una giornata all’insegna del networking.

Puoi scoprire la storia e le diverse sfumature del lavoro indipendente, visto che si riuniscono diverse figure professionali.
Ma la cosa più bella è il piacere di aver conosciuto di persona diverse colleghe conosciute online, trovando una piacevole sintonia e incontrando volti nuovi o familiari che hanno qualcosa da raccontare.

Fonte: @zarina1973

Fonte: @zarina1973

Nel corso della giornata, si sono susseguiti diciotto interventi: alcuni davvero brillanti e ricchi di spunti, altri un po’ meno. Perché il Freelancecamp è l’occasione perfetta per confrontarsi con altri liberi professionisti: la condivisione delle esperienze ti porta a pensare che siamo un po’ tutti sulla stessa barca e ci fa sentire meno soli.

Così ho apprezzato l’intervento di Francesca Manicardi di Punto F che ha presentato il Freelance Lab e nel suo speech ha toccato vari punti che sono stati affrontati anche da altri speaker. Tra questi, il rapporto con i soldi e il coraggio di parlarne apertamente e con simpatia come ha fatto Alessandra Farabegoli, una degli ideatori del Freelancecamp, che ci ha ricordato che gli equilibri cambiano e l’importanza dei bilanci nella nostra vita professionale.

Donata Columbro ha illustrato un’appassionante metafora tra il freelance e il maratoneta, mentre Simona Sciancalepore ci ha fatto sorridere con i “mai senza” del freelance, tra cui il confronto, l’attività fisica, il prosecco, il pianto e le risate.

Senza dimenticare l’importanza della gestione del tempo, riducendo le distrazioni e le attività sterili, imparando a disconnettersi per migliorare lo stile di vita.

Oppure due importanti moniti di PeopleBranding:

  1. Lavorare gratis significa diminuire la qualità percepita del tuo servizio. Meditate, gente, meditate.
  2. Per quanto il branding e la promozione di se stessi possano aiutarci nel mercato, non sono tutto, anche se oggi inseguiamo la visibilità. Sono le competenze, le conoscenze e le relazioni instaurate a trasmettere al cliente la qualità del lavoro del professionista.

Paolo Cappelli si è soffermato sull’importanza del perché facciamo il nostro lavoro, che ci porta a riflettere sulla nostra unicità. E in questo modo possiamo anche imparare a innovare o a colmare alcune lacune del mercato, differenziandoci dalla concorrenza.
Ho amato particolarmente il suo speech perché analizzava diversi aspetti che sostengo da sempre, come l’importanza dell’empatia nella relazione con il cliente, che ti porta a unire il tuo perché al suo. E soprattutto il ruolo essenziale delle competenze e della comunicazione interculturale quando vuoi vendere un servizio o un prodotto all’estero.

Ecco i video degli speech che ho apprezzato di più. Puoi vedere tutti gli interventi sul sito del Freelancecamp e le foto ufficiali scattate da Giuliana Corrado e Sara Soldano.

Francesca Manicardi – Vademecum per aspiranti freelance

Augusto Pirovano – Come presentare e vendere partendo dai problemi

Donata Columbro – Run like a freelance

Alessandra Farabegoli – I bilanci dei freelance

Paolo Cappelli – Internazionalizzazione del freelance: aprirsi al mercato globale

Cristiano Nordio e Gianluca Fiscato (PeopleBranding) – Dare un prezzo al proprio valore

Matteo Uguzzoni – Seneca, il cash e un quaderno giapponese

Simona Sciancalepore – Come sopravvivere ai mali del freelance

E come dice Alessandra Farabegoli: “Freelancecamp è smettere di lamentarsi e cominciare a cambiare”. 😀

Il significato dei fiori nelle culture

 

La primavera è la stagione dei fiori e della natura che rinasce. I colori e i profumi dei fiori sono apprezzati da tutti, quindi i fiori sono ampiamente utilizzati come decorazione, regalo o omaggio per consolidare una relazione.

Secondo il linguaggio dei fiori, ogni fiore ha un significato simbolico: la rosa rossa è associata all’amore e alla passione, la viola richiama il pensiero, la campanula comunica gratitudine. Sono soltanto alcuni esempi, ma sai bene che prima di regalare un bouquet è meglio scegliere con cura i fiori della composizione a seconda del destinatario dell’omaggio floreale.

Le difficoltà aumentano se consideriamo le differenze culturali: i fiori assumono un significato diverso nelle altre culture.

Pensa che in Giappone esiste un linguaggio dei fiori molto articolato, chiamato hanakotoba, che è di primaria importanza.

Se sei invitato a un pranzo o a una cena da un ospite di un’altra cultura e desideri offrire un mazzo di fiori, è meglio che tu conosca i diversi significati dei fiori a livello globale. Le differenze culturali riguardano ad esempio il tipo di fiore, il numero e i colori e possono anche influenzare un rapporto d’affari.

  • In Italia e in Russia il bouquet deve essere composto da un numero dispari di fiori. Ma occorre evitare il numero 13.
  • In molti Paesi arabi e asiatici, il bianco è il colore del lutto. Quindi è meglio non regalare fiori bianchi. Analogamente, il giallo è il colore del lutto in alcuni Paesi dell’America Centrale e Meridionale.
  • Alcuni fiori associati al lutto e alla morte: crisantemi (Italia), gigli (Inghilterra), garofani (Francia).
  • I papaveri rossi sono i fiori del Remembrance Day, il giorno di commemorazione delle vittime della Grande Guerra osservato a novembre nel Regno Unito. Così i papaveri rossi sono il simbolo del ricordo che vediamo spesso appuntato sugli abiti dei britannici in segno di memoria.
I fiori nel marketing

Spesso i fiori sono utilizzati nei materiali di marketing: cataloghi, logo, packaging e altri materiali includono foto di fiori oppure fiori stilizzati.

Però se un brand intende rivolgersi a una clientela internazionale, sarebbe meglio fare attenzione ai fiori presenti sul materiale promozionale. Consiglio di fare opportune ricerche sul target di riferimento per evitare brutte figure e per non suscitare una cattiva impressione.

I fiori hanno un’influenza misteriosa e sottile sui sentimenti, analogamente a certe melodie musicali. Rilassano la tensione della mente. Dissolvono in un attimo la sua rigidità.
Henry W. Beecher

Il blog ha un unico pubblico?

Dico subito la mia: no, un blog non può avere un unico pubblico.

Prima di aprire un blog, è opportuno riflettere sul target. Chi è il lettore ideale dei tuoi contenuti? Dipende dal tuo obiettivo. In genere si decide di aprire un blog per intercettare potenziali clienti, ottenere visibilità online e diventare un piccolo riferimento per una nicchia, consolidando la propria reputazione.

Il blog è uno strumento importante per la tua attività e può rivelarsi molto utile alla tua vita professionale, soprattutto se sei un freelance.

Ma decidere per chi scrivere è una delle parti più difficili, perché il calendario editoriale e i contenuti saranno su misura del target che hai individuato.
Eppure ben presto ti rendi conto che i tuoi lettori costituiscono una realtà eterogenea.

Nel caso di un traduttore freelance che cura un blog, esistono due possibilità di target: i potenziali clienti e i colleghi traduttori. I contenuti più utili agli uni non sono poi così utili agli altri, in quanto si tratta di lettori con esigenze e interessi diversi. Se decidi di scrivere per un determinato target, ti accorgi che alla fine riesci anche a intercettare altri lettori che magari non avevi in mente.

Cosa fare?
La cosa migliore è evitare un calderone di contenuti, un blog in cui scrivi di tutto senza dare il giusto peso a chi legge. Invece potresti variare il calendario editoriale alternando gli articoli che possono risultare più interessanti ai potenziali clienti con quelli che attirano maggiormente i colleghi.

Un altro suggerimento? Aggiungi un tocco personale.
Non si tratta di raccontare i dettagli della tua vita personale, ma di dare un’anima agli articoli aggiungendo la tua esperienza. Racconta qualcosa che ti ispira nel tuo lavoro, aggiungi il tuo punto di vista su un argomento affrontato da altri, coniuga i tuoi interessi con spunti e riflessioni che possono risultare utili ai tuoi lettori.

Non è per niente facile, questo è vero. Però l’impegno è necessario come in tutte le cose.
Tu che ne pensi? Esiste soltanto un target per il blog?

“Scrivi qualcosa che valga la pena di essere letto o fai qualcosa che valga la pena di essere scritto.”
Benjamin Franklin

Branding: 5 motivi per cui il verde è il mio colore

Il verde è da sempre il mio colore preferito, ma questo non è il motivo per cui ho deciso di utilizzarlo anche nel mio personal branding.
Ogni colore trasmette un messaggio ben preciso. Il potere dei colori di suscitare un’emozione è utilizzato nel marketing e, se ci fai caso, ogni brand sfrutta la psicologia del colore per comunicare sensazioni, valori e promesse.

Nel mio piccolo ho scelto il verde. Tuttavia il verde della mia identità professionale non è associato alle classiche immagini di speranza, giovinezza, natura e ambiente.

1. Equilibrio e armonia
Come traduttrice freelance, il mio lavoro consiste nel garantire il perfetto equilibrio fra testo di partenza e testo di arrivo. L’equilibrio caratterizza la traduzione attraverso il passaggio da un sistema linguistico e culturale a un altro.

2. Permesso e passaggio
La luce verde del semaforo è il segnale che permette il passaggio. E io devo aiutarti a superare le barriere linguistiche e culturali che ti impediscono l’accesso a una lingua o cultura diversa dalla tua. Tradurre (trans «oltre» e ducĕre «portare») è il trasferimento da una lingua all’altra: questo passaggio è la mia professione.

3. Crescita e prosperità
Non bisogna mai smettere di imparare. La formazione continua e tutto ciò che imparo lavorando come traduttrice freelance (nuovi significati, parole, espressioni, argomenti, strumenti) mi permettono di crescere ogni giorno e di far prosperare l’attività dei miei clienti che, grazie alla traduzione dei loro contenuti, possono scoprire nuovi mercati oltre i confini nazionali.

verde branding4. Il tricolore e le lingue di lavoro
Lavoro con l’inglese, il francese e l’italiano. Il bianco, il rosso e il blu sono i colori che si ripetono nelle bandiere della Gran Bretagna e della Francia. Il bianco e il rosso sono anche due colori del tricolore italiano: il terzo colore dell’Italia, il verde, è l’unico colore presente su una bandiera soltanto fra quelle che identificano le mie lingue di lavoro. E questa unicità del verde del tricolore italiano corrisponde alla mia madrelingua.

5. Costanza e perseveranza
L’impegno costante e la determinazione sono requisiti indispensabili per la mia professione. Senza la motivazione giusta non si ottengono risultati, soprattutto quando si è freelance. Così cerco sempre di non arrendermi anche nei momenti di difficoltà.

Perché un freelance deve avere un blog

Se sei un freelance che vuole distinguersi dalla massa, devi avere un blog. Perché oggi il curriculum e il portfolio non sono sufficienti per trovare nuovi clienti e instaurare collaborazioni durature.

Però non farti prendere dal panico dovuto alle più comuni difficoltà del blogging: manca il tempo, scarseggiano l’ispirazione e le idee, soprattutto se non hai sviluppato una strategia di blogging e un calendario editoriale.

Per migliorare il tuo personal branding, il blog è un elemento fondamentale che contribuisce a comunicare il tuo valore e le tue competenze, ottimizzare il tuo sito web e intercettare nuovi clienti.

Il blog è un potente strumento di marketing che apporta:

  • Benefici SEO
    Aggiornando spesso un sito web, è possibile raggiungere un migliore posizionamento su Google. Grazie agli articoli del blog, i motori di ricerca danno maggiore rilevanza a un sito web aggiornato rispetto a uno che rimane immutato nel tempo.
  • Visibilità
    Gli utenti che leggono i tuoi post apportano un maggiore traffico del sito. Inoltre grazie ai commenti e alle condivisioni dei tuoi post sui social network puoi ottenere un’esposizione importante. Il tuo nome circola, puoi diventare un punto di riferimento per una nicchia e fidelizzare determinati utenti che possono trasformarsi in clienti.
Quanto può influire il blog di un freelance nel suscitare una buona impressione in un potenziale cliente?

Ti posso raccontare la mia esperienza personale.

Nel caso di un traduttore freelance, un’agenzia di traduzione può accertarsi delle competenze linguistiche di un traduttore proponendo un test di traduzione il cui esito è determinante per avviare una collaborazione.

Prima di una possibile collaborazione, il cliente cerca informazioni sul potenziale fornitore (il traduttore freelance). E questa ricerca avviene online. Il cliente legge le informazioni disponibili sul web, approfondisce la ricerca sul sito personale e i profili social del traduttore, si sofferma sul blog. Leggendo uno o più articoli del blog, può analizzare più a fondo le capacità linguistiche, le conoscenze culturali e gli interessi del traduttore.

Qualche mese fa ho ottenuto il più grosso incarico di traduzione fino a oggi a cui ho lavorato per settimane. E il cliente ha rivelato che mi ha proposto questa collaborazione non solo in base all’esito positivo del test di traduzione, ma anche grazie al mio blog.
Oltre alla soddisfazione di lavorare a un progetto corposo, sono rimasta gratificata nell’apprendere che persistere nell’attività di blogging alla fine ripaga.

Il blog di un freelance ha bisogno di costanza, passione e strategia.
I risultati non arrivano subito, né si possono misurare in guadagni diretti. Ma la tua conquista è un livello di credibilità e autorevolezza che non sarebbe possibile ottenere in altri modi.

Traduttore freelance e potenziale cliente: come fare una buona impressione

Il traduttore freelance è sempre alla ricerca di clienti: agenzie di traduzioni, aziende, privati, organizzazioni. La lista non finisce qui ed è decisamente varia.

Ma oltre a prendere l’iniziativa per intercettare potenziali clienti interessati ai suoi servizi di traduzione, talvolta è il cliente a contattare il traduttore per la prima volta. In questo caso l’email o la telefonata del potenziale cliente arriva grazie al passaparola, oppure come risultato dell’ottimo lavoro di personal branding del traduttore freelance, che raggiunge una certa visibilità online grazie al sito, al blog e ai suoi profili social.

Quando è il cliente a contattare il traduttore freelance, quest’ultimo deve fare di tutto per assicurare una buona impressione e dimostrarsi degno della fiducia che il potenziale cliente ha voluto accordargli alla sua prima richiesta.

Ecco i miei suggerimenti in base alla mia esperienza.

Rispondi con rapidità

I tempi di risposta hanno una grande importanza. Se il potenziale cliente ti ha mandato un’email, cerca di rispondere tempestivamente alla sua richiesta. Che si tratti di un preventivo o della possibilità di incontrarsi e discutere del progetto, dimostra la tua disponibilità rispondendo nel più breve tempo possibile.
Se il cliente ha contattato vari traduttori, quasi sempre il primo traduttore freelance a rispondere è quello che finisce per aggiudicarsi il lavoro.

Comunica con un linguaggio semplice

A meno che tu non abbia a che fare con un’agenzia di traduzioni, il potenziale cliente non conosce la terminologia specifica utilizzata dal traduttore freelance. Quindi spiega cos’è una cartella o un CAT tool, oppure non dare per scontato che il potenziale cliente sappia la differenza fra traduzione e localizzazione.

Usa un linguaggio chiaro e semplice, evitando i termini troppo tecnici, e comunica con un linguaggio comprensibile per il potenziale cliente.

Personalizza la comunicazione

C’è il cliente che non hai mai incontrato e con cui hai sempre lavorato attraverso lo scambio di email, ma c’è anche quello che ha bisogno di conoscerti di persona o che preferisce comunicare al telefono.

Il segreto per instaurare un ottimo rapporto è adattarti allo stile di comunicazione del cliente. Allora personalizza il tuo approccio comunicativo secondo le sue esigenze, facendolo sentire unico.
Poi è ovvio che, sebbene il tuo cliente preferisca una chiacchierata di lavoro a uno scambio di email, la parola scritta (preventivo, ordine, eventuale contratto, fattura) non deve mai mancare.

Cerca di essere la soluzione, non il problema

A volte il potenziale cliente ti contatta per un progetto relativo a un ambito di specializzazione che non ti appartiene o per una combinazione linguistica che non corrisponde alle tue lingue di lavoro attive e passive. Oppure vorresti accettare il lavoro, ma la richiesta arriva in un periodo in cui stai già lavorando a numerosi progetti con consegna imminente.

In quei casi in cui non puoi accettare il lavoro proposto, non diventare fonte di ulteriori difficoltà per il potenziale cliente, ma cerca di trovare una soluzione: proponi un altro collega, mettilo in contatto con un traduttore freelance che lavora con quel particolare settore o nella combinazione linguistica richiesta dal cliente e diversa dalla tua. Questa volta non otterrai il lavoro, ma il potenziale cliente sarà grato per la soluzione che hai fornito e si ricorderà di te. E magari in futuro ti contatterà di nuovo per un progetto che potrai accettare senza problemi.

Cosa ne pensi? Quali altri suggerimenti possiamo aggiungere per fare una buona impressione?

Lavoro freelance: ci vorrebbe un amico?

Prima o poi, caro freelance, ti capita l’amico cliente. Un amico ha bisogno del tuo servizio professionale e si rivolge a te senza pensarci due volte. E lo fa perché ti conosce, perché si fida.

Sembra che metà dell’opera sia già alle tue spalle, visto che non hai dovuto sudare per ottenere il lavoro e conquistare la fiducia di un cliente sconosciuto. L’amico sa come lavori, quali sono le tue competenze, magari in passato ti ha portato qualche prezioso cliente innescando il passaparola.

Ma l’amico è il migliore o il peggior cliente del freelance?

Forse dipende dall’amico. Ma dipende anche dal freelance.

Quando il tuo amico diventa il tuo cliente, le circostanze si complicano. Le variabili in gioco sono tante, spesso irrazionali, e danno vita a situazioni di questo tipo:

  1. Grazie all’amico hai ottenuto un ottimo cliente. Così ora ti senti in debito nei suoi confronti e pensi di dovergli un favore.
  2. L’amico si aspetta che lavori gratis, in quanto amico.
  3. Per te è difficile farti pagare. In fondo si tratta di un amico, perché dovrebbe?

La soluzione a tutto questo è una sola: l’amico ti deve pagare perché è un cliente!

Si tratta pur sempre di lavoro, il tuo lavoro, quello con cui ti guadagni da vivere. E come tale va retribuito.

Probabilmente ti senti a disagio nel presentare la fattura al tuo amico, provi persino un senso di colpa. Ma questo non giustifica il fatto che il lavoro debba essere svolto gratis.
Se proprio vorresti ricambiare un favore (?), offrigli una cena, un film al cinema, dagli un passaggio in macchina. Insomma, hai capito.

Pensaci: se avessi un amico che fa il dentista, credi davvero che non sborseresti neppure un centesimo per la sua prestazione professionale?

Il modo di venire incontro al tuo amico cliente c’è. Potresti applicare una tariffa ridotta per la tua consulenza o il servizio svolto, oppure fornire un servizio extra in omaggio, soprattutto quando il lavoro per lui è occasionale e non quando si tratta di una collaborazione continuativa.

Sei d’accordo? Ti è capitato di lavorare gratis per un amico cliente?

3 frasi da non usare nella comunicazione aziendale

I luoghi comuni della comunicazione aziendale sono tanti e li trovi ovunque: nelle brochure, nei siti web, nelle presentazioni aziendali, così come nei cataloghi.
Io ho individuato tre frasi in particolare che non dovresti usare nei tuoi testi.

1. Azienda leader del settore
Esiste una sola azienda leader del settore?
Io sono certa che, come me, hai letto che decine di aziende si definiscono leader del settore specifico in cui operano, magari proprio nella stessa fetta di mercato. E allora come fa un’azienda a essere leader se invece è una tra le tante?

Quindi sarebbe meglio utilizzare un’espressione meno abusata per descrivere un’azienda che si distingue particolarmente o che occupa una posizione di rilievo nel settore, magari giustificando in modo oggettivo questa rilevanza.

2. Azienda giovane e dinamica
Spesso trovi la variante “contesto giovane e dinamico”. Sì, ma che significa?
L’età media degli impiegati è molto bassa. Nell’azienda regna il caos. Ecco, confesso che sono le prime cose che mi vengono in mente quando leggo questa definizione.

Ti suggerirei di optare per soluzioni che descrivono una realtà stimolante, che punta sull’intraprendenza dei suoi impiegati.

3. Interfacciarsi con il cliente
Questo è un esempio in rapida ascesa che deriva dal linguaggio informatico (così come un verbo che non sopporto, “implementare”, che ora si usa in tutte le salse). E trasmette una totale freddezza.
Non preferiresti espressioni più chiare, come interagire, stabilire un contatto o semplicemente comunicare con il cliente?

Il mio consiglio è: evita di appiattire la comunicazione aziendale con queste tre espressioni.
Puoi rivolgerti a un copywriter, a un professionista della scrittura, per cercare soluzioni creative e rendere originali i tuoi testi.

Conosci altre frasi abusate nella comunicazione aziendale? Ci sono espressioni simili a queste che non sopporti?
Ti aspetto nei commenti.

Marketing emozionale o razionale? Conosci la risposta!

Il marketing razionale e il marketing emozionale sono due approcci diversi per promuovere un servizio o un prodotto.

Queste strategie di marketing vengono utilizzate da un’impresa, un brand o un professionista per convincere il cliente ad acquistare un determinato prodotto o servizio, risultando efficaci in alcuni casi e poco idonee in altri.

Ma in cosa si distinguono? Quale tra i due è il migliore approccio al marketing?
Marketing razionale

Il marketing razionale presenta un prodotto o un servizio in maniera oggettiva, descrivendo le sue caratteristiche e i benefici a vantaggio del consumatore finale.
Con una sorta di elenco degli elementi che lo contraddistinguono, il prodotto o servizio rivela la sua utilità al potenziale cliente, che decide di acquistarlo o meno secondo parametri oggettivi.

Il prodotto soddisfa il mio bisogno? Sì o no. La questione è basata sulla concretezza.

Marketing emozionale

Il marketing emozionale fa appello alle emozioni del potenziale cliente per persuaderlo all’acquisto. L’obiettivo è suscitare una sensazione, appassionare, commuovere, stupire, entusiasmare. Spesso si tratta di creare un bisogno che magari non esiste.
Il potenziale cliente decide di acquistare sulla base di motivi personali e irrazionali, che poi vengono giustificati in maniera razionale.

Perché voglio comprare proprio quel profumo? Magari perché mi appassiona la storia che è alle spalle della sua realizzazione o perché mi identifico nelle vicissitudini del profumiere, la cui creatività mi ha ispirato.

E oggi?

Oggi si tende ad adottare una strategia di marketing emozionale, come dimostrano recenti studi. Fare leva sulle emozioni risulta più efficace proprio perché le emozioni sono alla base delle nostre scelte (anche se non vogliamo ammetterlo).

Ma esiste un ostacolo. È difficile stabilire una connessione emotiva con un target molto vasto ed eterogeneo. Uomini e donne, adolescenti e anziani. Una strategia di marketing emozionale può essere efficace con un gruppo, ma suscitare la completa indifferenza dell’altro.

Quindi il brand dovrebbe puntare a una nicchia, a un target mirato per ottenere risultati.
O meglio: analizzare uno specifico target dovrebbe essere alla base di ogni strategia di marketing. Il segreto è tutto qui.

Anche perché è molto difficile riuscire ad emozionare un target vastissimo, come è accaduto nel 2012 in occasione dei Giochi Olimpici di Londra. Confesso che ancora oggi non riesco a trattenere le lacrime di fronte al magnifico spot Procter & Gamble diretto dal premio Oscar Alejandro González Iñárritu sulle note di Ludovico Einaudi.

Web Writing e le prime novità del 2015

Web Writing e non solo: ho deciso di proporre servizi aggiuntivi oltre ai servizi linguistici già attivi.

Le prime novità di questo 2015 sono due, perché la parola d’ordine del nuovo anno è diversificazione.
Intendo infatti diversificare l’offerta dei servizi, esplorando percorsi di accompagnamento alla traduzione per sviluppare la mia attività professionale.

In primavera presenterò un progetto a cui ho iniziato a lavorare da poco e che richiede alcune settimane di tempo prima del suo debutto. Questa piccola anticipazione suscita un po’ di curiosità?

Ma veniamo alle prime novità del 2015.
Ho deciso di aggiungere due nuovi servizi correlati a quelli linguistici già offerti, ossia Web Writing e Copywriting.

Di cosa si tratta? Quali sono le differenze tra Web Writing e Copywriting?
Si tratta di servizi di scrittura che richiedono creatività, ricerca, competenze SEO e nozioni di web marketing. Ecco cosa offro nello specifico:

Web Writing
Redazione articoli per blog
Scrittura testi per siti web
Consulenza SEO per metatags (parole chiave, meta description)
Copywriting
Scrittura testi per brochure
Scrittura comunicati stampa
Redazione testi pubblicitari (email marketing, messaggi promozionali)

Chi desidera approfondire questi servizi e mettermi alla prova, può contattarmi senza esitare. Sono a disposizione per chiarimenti, proposte, suggerimenti e collaborazioni.

Fonte immagine: I Love Creativity