Software di fatturazione per traduttori: quale scegliere?

Essendo un traduttore freelance, ti scontrerai spesso con il problema della fatturazione. Costretto a scrivere più e più volte le tue fatture al pc e modificarle manualmente, ad un certo punto ti ritroverai a perdere tempo e pazienza. Ma c’è una soluzione: i software di fatturazione! Leggi questo articolo per scoprirne di più.

Perché utilizzare un software di fatturazione?

Un software di fatturazione è di particolare aiuto sia per chi per legge è obbligato ad emettere fatture elettroniche, sia per chi utilizza ancora le fatture tradizionali (i traduttori che rientrano in un regime agevolato o residenti all’estero), per i seguenti motivi:

  1. Ti permette di risparmiare tempo nella stesura di una fattura, perché salva automaticamente i tuoi dati e quelli del cliente e procede anche con la numerazione automatica delle fatture;
  2. Ti garantisce una gamma di modelli con i quali puoi personalizzare le fatture in base alle occasioni;
  3. Vieni notificato quando il tuo cliente apre la tua fattura. In questo modo puoi tenere sotto controllo eventuali pagamenti che arrivano in ritardo ed inviare un eventuale sollecito al cliente;
  4. Garantisce sicurezza e protezione dei tuoi dati e di quelli della tua clientela;
  5. Nel caso di un software di fatturazione in cloud, ti permette di accedere alle fatture sia dal pc che dal cellulare o dal tablet;
  6. Ti permette di avere una panoramica della tua attività settimanale, mensile e annuale;
  7. Ti permette di organizzare le fatture senza dover investire troppo tempo;
  8. Fornisce svariate opzioni di pagamento a seconda delle preferenze tue e del tuo cliente;
  9. Puoi creare delle fatture in diversi formati compatibili con stampanti e smartphone.
In base a quali criteri devi scegliere un software di fatturazione?

Naturalmente ogni libero professionista decide di utilizzare un determinato servizio a seconda delle proprie esigenze personali. Tuttavia, esistono dei criteri sulla base dei quali si può orientare la propria scelta. Proponiamo qui di seguito un breve elenco che può essere di particolare aiuto:

  1. Non scegliere unicamente in base al prezzo perché non sempre il risparmio è un guadagno nel lungo termine;
  2. Scegli il software in base alla facilità d’uso e alle funzionalità offerte;
  3. Possibilità di accedere al servizio e testarlo gratuitamente. I software per la fatturazione non sono sempre gratuiti ma è fondamentale che forniscano almeno una demo gratuita. In questo modo puoi familiarizzare con il prodotto e scoprire se fa al caso tuo;
  4. Assistenza clienti nel caso di problemi con il servizio o se si hanno domande generiche;
  5. Design semplice e intuitivo.
5 software di fatturazione per traduttori e altri liberi professionisti
  1. Invoice Simple: questo software è completamente in cloud. È accessibile non solo da PC ma anche su smartphone tramite una app su Google Play o App Store. Le prime tre fatture sono gratuite. Un altro vantaggio di Invoice Simple è la possibilità di creare fatture in altre lingue, particolarmente utile se ci si rapporta con clienti stranieri.
  2. Invoice X: Si tratta di un software per la fatturazione e per la gestione magazzino. Ne esistono 4 versioni: la versione base permette di gestire fino a un massimo di 100 documenti l’anno, mentre le versioni Professional, Plus ed Enterprise forniscono più funzionalità in base alle esigenze.
  3. Fattureincloud: offre un sistema di fatturazione pensato per le esigenze dei liberi professionisti. Oltre a permetterti di creare fatture e fatture pro-forma, ti consente di verificare il tuo andamento e funziona anch’esso in cloud. Questo software farà parte della tua quotidianità e sicuramente ti semplificherà la vita!
  4. Aruba: è un’opzione valida per chi ha partita IVA perché molto intuitivo e funzionale. Inoltre, ha un ottimo rapporto qualità/prezzo e per questo motivo è l’ideale per i liberi professionisti ed in particolar modo i traduttori.
  5. Fattura24: nata come app per smartphone, oggi ha ben 4 versioni. Per i traduttori si adattano in modo particolare le versioni standard (gratuita, supporta fino a 15 documenti l’anno, ideale per chi non ha ancora molti clienti) e professional (costa 5 € al mese), mentre le altre due versioni sono per lo più per aziende.

In conclusione, per scegliere un software di fatturazione è necessario valutare una serie di criteri e valutare pro e contro a seconda delle proprie necessità.


L’autrice di questo guest post è:

Flavia Rocco
Nata a Napoli, attualmente vive a Düsseldorf dove completa gli studi e lavora part-time come traduttrice, principalmente dal tedesco all’italiano. Fra i suoi interessi ci sono le lingue straniere, la scrittura, la tecnologia e l’ambiente. Attirano la sua attenzione i piccoli dettagli.

Una storia di colleganza felice

Viviamo in tempi in cui si tende a puntare il dito contro il prossimo ignorando l’oscurità della propria ombra. Questo meccanismo fa scattare giudizi più o meno gratuiti che diventano all’ordine del giorno: gli altri fanno questo, tizio ha sbagliato, ecco l’errore clamoroso commesso da caio, la sua svista è imperdonabile…

Non sarebbe meglio ispirare un po’ di positività (e direi che ne abbiamo bisogno)?
Proviamo a riconoscere i meriti degli altri?

È per questo che ho deciso di cogliere l’invito di Laura Dossena, che nel suo post ci chiede di condividere le nostre storie di #colleganzafelice.

Perché la comunità dei traduttori è un po’ strana: concorrenza, argomenti tabù, competizione… ma anche solidarietà, condivisione, sostegno e collaborazione.

Non faccio nomi in segno di rispetto per la collega in questione che si riconoscerà quando leggerà questo post. Ma se le andrebbe di essere citata, ovviamente lo farò! 😉

La collega di cui parlo è una traduttrice con cui condivido le combinazioni linguistiche e diversi settori di specializzazione. A questo punto, la domanda sorge spontanea: ma come, allora non siete in competizione, visto che vi accomunano diversi elementi nel vostro lavoro? L’una non rappresenta la concorrenza dell’altra?

In teoria sì, però ragiono da sempre in questi termini: l’unica persona con cui sono davvero in competizione sono io. Perché cerco di fare sempre meglio, inseguendo la perfezione in un incessante duello con me stessa.

Così, quando lei mi ha contattato per la prima volta proponendomi di collaborare a un grosso progetto di traduzione dal francese all’italiano, sono rimasta stupita e onorata al tempo stesso.

Una collega più grande ed esperta di me vuole che lavoriamo insieme? Posso davvero contribuire in modo significativo? Sono all’altezza di una proposta del genere?

Ho accettato con entusiasmo e devo dire che la collaborazione ha rappresentato davvero una svolta. Noi traduttori siamo abituati a svolgere un lavoro piuttosto solitario e usciamo di rado dal nostro guscio. Ma stiamo anche imparando a riconoscere il valore del networking e della condivisione, spesso virtuale a causa della distanza, ma che in alcuni casi si concretizza in un bel confronto di persona.

Da allora collaboro con questa straordinaria traduttrice a diversi progetti, in uno scambio reciproco che mi insegna tantissimo ogni volta. I lavori di traduzione e revisione “in tandem” diventano uno splendido confronto in cui scopriamo di essere sulla stessa lunghezza d’onda, condividiamo e sciogliamo dubbi, ci scervelliamo e riflettiamo a volte più del dovuto su ogni parola, frase e virgola del testo che abbiamo di fronte.

Troviamo una soluzione insieme e poi ne valutiamo anche altre, perché consideriamo tutte le possibili sfumature.

E tra email e chat su Skype, imparo davvero tanto da lei e ho scoperto una persona dalle competenze eccezionali, spiritosa, affabile, scrupolosa e solare. E spero con tutto il cuore che un giorno ci conosceremo finalmente di persona, carissima *! 😀

Sai spiegare il tuo lavoro a un bambino?

 

Se un bambino ti chiede che lavoro fai, non puoi rispondergli con le stesse parole che useresti con un adulto.

In genere, preparare un elevator pitch è indispensabile per presentarti in modo professionale a un interlocutore con cui avviare eventualmente una collaborazione e che può diventare un tuo cliente.

Ma bisogna anche essere in grado di adattare l’elevator pitch e di renderlo accessibile alla persona che hai di fronte: la fascia d’età, l’istruzione, l’esperienza e il vissuto di ognuno sono talmente diversi che non puoi usare una formula standard per presentarti a chiunque.

Io adatto la mia presentazione a chi ho davanti. A un sessantenne non dico che lavoro come traduttrice freelance, perché la parola freelance potrebbe disorientarlo: dico che lavoro come traduttrice professionista.

Ma se è una bambina che va all’asilo a chiedermi che lavoro faccio, anche la parola traduttrice risulterebbe incomprensibile.

Mi è capitato durante il fine settimana di Pasqua, quando la mia procugina di 5 anni che inizia a essere molto curiosa del mondo mi ha fatto la fatidica domanda.

La procuginetta mi chiede: “Che lavoro fai?”

La mia risposta: “Faccio diventare le parole di un’altra lingua in italiano, come il tuo libro italiano-inglese con le immagini sui colori e gli animali. Mi danno un testo in inglese e lo faccio diventare in italiano, oppure mi danno un testo in francese e faccio la stessa cosa.”

La bimba mi guarda stupefatta: “E come fai?”.

Mi indico la tempia: “Con la testa, perché ho studiato tanto. Quindi leggo quelle parole strane e le riscrivo in italiano.”

Non so se la spiegazione sia stata la migliore che potessi dare alla mia procugina. So che ho reso l’idea perché ha capito per quanto le sia possibile, visto che non ha ancora imparato a leggere e scrivere.

E tu? Se un bambino di 5 anni ti chiedesse che lavoro fai, sapresti spiegarglielo in modo comprensibile per lui? Che cosa gli diresti?

Il freelance non lavora quando vuole

“Beato te che lavori da casa”: quante volte hai sentito (o detto) questa frase?

Prima o poi, ogni professionista freelance si confronta con un’affermazione di questo tipo. Perché quando chi hai davanti capisce che lavorare da casa è lavorare a tutti gli effetti, scatta il passo successivo: l’invidia di non dover affrontare il traffico per andare in ufficio, o prendere i mezzi pubblici e far fronte a ritardi, scioperi e imprevisti di ogni sorta per raggiungere il luogo fisico – e diverso dalla propria abitazione – dove lavorare.

Ma oltre a invidiare il fatto di non dover recarsi in un altro luogo o città per andare a lavorare, questa affermazione ne implica un’altra.

“Beato te che puoi lavorare quando vuoi.”

Sai una cosa? Non è la realtà.

In teoria, il freelance lavora quando vuole perché può decidere di lavorare in determinati orari e giorni. Ciò significa che può organizzare i tempi di lavoro oltre alle modalità, dando prova di autodisciplina.

Però il principio non corrisponde sempre alla pratica. Perché i clienti di un freelance lavorano secondo i classici giorni e orari d’ufficio, quindi si aspettano di poterti contattare in quella fascia oraria. Ed è normale, no?

Quindi il freelance risponde alle telefonate e alle email di lavoro in orari comuni ad altre categorie di lavoratori. Ma può capitare che la sua giornata effettiva non si concluda alle 18:30 o alle 19:00 come per gli altri, ma che si prolunghi di qualche altra ora.

Perché il freelance vive di consegne. La consegna del lavoro scandisce il suo tempo.

E talvolta può essere necessario lavorare anche il sabato e/o la domenica, con sommo orrore dell’amico o parente che lavora come dipendente e considera il weekend inviolabile.

Al contrario, il freelance può decidere di staccare un pomeriggio o una mattina o di prendersi una giornata libera che non coincide con il fine settimana. Eppure non riesce a staccare del tutto, perché magari controlla le email: non si sa mai, magari arriva una richiesta da un nuovo potenziale cliente…

Tutto dipende dal modo di organizzare la propria attività professionale.

Certo, in passato mi è capitato di andare al cinema di mercoledì pomeriggio dopo aver consegnato un lavoro. Ma non è vero che lavoro quando voglio, proprio perché sono reperibile nei giorni e nelle fasce orarie in cui lavorano anche i miei clienti.

Inoltre il traduttore freelance ha anche clienti che vivono in altri Paesi e deve tener conto del fuso orario. Se arriva una richiesta da un cliente oltreoceano quando da noi è sera inoltrata, è buona norma segnalare di aver letto la mail, rimandando la risposta approfondita al giorno successivo.

Perché sì, a volte possono essere necessarie nottate di lavoro e orari poco ortodossi per gestire determinate consegne e urgenze. Ma non deve diventare una norma, altrimenti lo stato mentale e il fisico ne risentono.

Allora proviamo a smentire questo luogo comune: il freelance non lavora quando vuole.
Che ne pensi?

Capire il lavoro freelance: una questione di muri

Quando incontro qualcuno che non vedo da un po’ di tempo, l’interlocutore medio non sa come porre domande pertinenti relative alla mia professione. Perché lavorare da casa può sembrare un’anomalia, visto che la “normalità” consiste nel lavorare otto ore al giorno, cinque giorni su sette (ferie, permessi e malattie esclusi) in un altro luogo.

L’idea che io lavoro come traduttrice freelance appare piuttosto complessa per la maggior parte della gente.
E in questi anni mi è capitato di sentire la domanda: “Fai sempre lo stesso lavoro?”.

Dove lavori?

Una difficoltà che ho riscontrato quando spiego la mia professione riguarda proprio il luogo di lavoro.
Non so se sia una caratteristica dell’Italia meridionale, o magari la situazione è simile anche nelle altre regioni: sta di fatto che la concezione del luogo di lavoro è centrale. “X lavora in un’agenzia di assicurazioni”, “Y lavora in un’azienda che si occupa di moda bimbo”. Il focus è sempre sul luogo, mai sulla mansione.

Benissimo, lavori nell’azienda Z. Ma che lavoro fai? Qual è il tuo ruolo, quali sono i tuoi compiti?
Direi che è questo il punto della questione. Invece l’interesse generale riguarda il luogo in cui puoi semplicemente affittare il cervello per otto ore al giorno. Perché parliamoci chiaro: spesso è la realtà. Spesso non importa la produttività, gli obiettivi raggiunti, puoi anche procrastinare e non concludere nulla, tanto alla fine l’importante è che tu stia seduto alla scrivania e “far vedere che stai lavorando”.

Non voglio assolutamente generalizzare, visto che c’è gente che si impegna davvero al tremila per cento sul lavoro. Ma come scrive Emanuela Zaccone, “Siamo un paese in cui farsi vedere mentre si lavora conta più di ciò che si fa lavorando”.

I clienti e il mondo

Lavorando come traduttrice freelance, quasi tutti i miei clienti si trovano a centinaia di chilometri da me. E in molti casi i clienti sono all’estero, per lo più in Europa. È vero che ho qualche cliente in zona, eppure quest’ultimo elemento è quello più comprensibile agli occhi degli altri.

Un po’ di tempo fa, una persona mi ha chiesto se avevo trovato altri clienti nei dintorni. La domanda mi ha alquanto sorpreso, dato che il bacino di potenziali clienti di un traduttore è grande quanto il mondo intero. Però è vero che è più facile capire che hai un cliente a una decina di chilometri di distanza rispetto a un cliente in Francia o in Canada, e così via.

Si tratta di limiti mentali, della difficoltà di comprendere che ehi, un piccolo professionista può avere un cliente all’estero e anche oltreoceano. Non è una prerogativa delle grandi aziende o delle multinazionali.

Freelance: fri-cosa?

Freelance non è una brutta parola. Ma per alcuni lo è. E da un lato posso capirlo, visto che siamo il Paese dove l’inglese è inserito in tutte le salse (Jobs Act, stepchild adoption, solo per citarne due) anche laddove non sarebbe necessario; però “fa figo”.

Così, quando mi chiedono che lavoro faccio, adatto la mia risposta all’interlocutore. Per un cinquantenne o sessantenne sarebbe generalmente ostico interpretare l’espressione “traduttrice freelance”. E quindi dico: “Sono traduttrice e lavoro come libero professionista“.

Non c’è dubbio: si tratta di una questione di mentalità e, soprattutto, di muri da abbattere.

Riusciremo a cambiare prospettiva?

Ti ritrovi nella mia esperienza? Vivi qualcosa di simile quando parli del tuo lavoro?
Confrontiamoci, raccontami la tua esperienza nei commenti. Perché è bello sapere di non essere soli. 😉

Caro freelance, smettila di lamentarti!

In Italia c’è una tendenza radicata difficile da estirpare: la continua propensione al lamento. E in un Paese in cui piangersi addosso e dare la colpa agli altri è una triste abitudine, purtroppo la categoria dei freelance non fa eccezione.

Se sei un freelance, in genere ti confronti con due tipi di reazioni da parte degli altri: o ti guardano con una certa confusione oppure con una vera e propria commiserazione.
E le osservazioni sono sempre le stesse: poveraccio, ma chi te lo fa fare, la Partita Iva è il male, non c’è lavoro, come fai a stare a casa tutto il giorno, datti da fare e trovati un lavoro vero…

Sorvoliamo sul punto di vista della società nei confronti dei freelance e andiamo al punto della questione: il tuo atteggiamento.

Lavorando come freelance, è inevitabile misurarsi con numerosi ostacoli che possono sembrare insormontabili se non vengono affrontati con la giusta motivazione.

Ma a che serve continuare a lamentarsi su ogni aspetto della vita da freelance?

Ti faccio alcuni esempi di situazioni ricorrenti.

Troppo lavoro
In alcuni periodi il lavoro da fare è tanto. Quindi ti lamenti. Nottate in bianco per rispettare le scadenze dei progetti, fine settimana intensi di lavoro, zero tempo libero, vacanze che diventano un’illusione.
Ricorda però che sei tu che hai accettato il lavoro. Hai dato la tua disponibilità al cliente e non è stato qualcun altro a decidere al tuo posto, giusto?
E allora cerca di migliorare la tua gestione del tempo invece di sprecare energie nel lamentarti del troppo lavoro. Se sei un traduttore freelance che deve consegnare una traduzione di decine di migliaia di parole in due giorni, potresti ad esempio dividere il lavoro con un altro traduttore (se è possibile), invece di autocommiserarti.

Poco lavoro
E poi c’è la situazione opposta. Le richieste di preventivi non arrivano, il telefono non squilla, i clienti non ti cercano. Quindi ti lamenti.
E tu? Che cosa stai facendo per trovare potenziali clienti? Perché stai facendo qualcosa oltre a lamentarti, vero?

Le tasse da pagare
Se c’è una cosa stabile nella vita del freelance, si tratta delle scadenze fiscali. E le tasse hanno un peso notevole sul reddito complessivo. Quindi ti lamenti.
Questa situazione gravosa riguarda soprattutto la questione contributiva dei freelance iscritti alla Gestione Separata, la cui aliquota dovrebbe superare il 30% nel 2017. E purtroppo non puoi fare più di tanto per arginare questa pressione, ma spero che avevi già un’idea piuttosto chiara della situazione quando hai deciso di aprire la Partita Iva.

Il ritardo nei pagamenti
Hai emesso e consegnato le fatture ai clienti, che però ritardano nei pagamenti anche se hai lavorato come un matto per rispettare le scadenze richieste. Eppure il bonifico per saldare la fattura tarda ad arrivare. Quindi ti lamenti.
Invece di sfogare la frustrazione sulla tua bacheca di Facebook, spendi due minuti per inviare un sollecito di pagamento al cliente: un’email, una telefonata, una lettera sottoscritta da un avvocato. Cerca di insistere!

Ti capisco, talvolta ti lamenti delle difficoltà riscontrate nella vita da freelance semplicemente per sfogarti. Però ricorda che sei stato tu a scegliere questa professione, nessuno ti ha obbligato.

Il freelance è una figura dinamica che decide di essere pienamente responsabile del proprio destino.

Se hai tempo per lamentarti, hai tempo per cambiare ciò di cui ti lamenti.
A.J. D’Angelo

Lady Violet di Downton Abbey è la madrina dei freelance

E così Downton Abbey è giunto alla conclusione. Dopo sei stagioni diciamo addio alla celebre serie creata da Julian Fellowes. Io l’ho seguita sin dall’inizio e l’ho apprezzata nel complesso, malgrado ci siano stati alti e bassi… no, non mi riferisco alla dinamica upstairs e downstairs della serie, bensì a svolte più o meno brillanti nel corso delle sei stagioni.

Senza dubbio il successo di Downton Abbey si deve agli indimenticabili personaggi, alle loro storie che si sono intrecciate negli anni e che ci hanno fatto emozionare, gioire, infuriare e commuovere.

Il personaggio più amato? Lei e soltanto lei, la straordinaria Lady Violet Crawley, la Contessa Madre di Grantham, interpretata dalla leggendaria Dame Maggie Smith.

Lady Violet è ormai un personaggio iconico universalmente adorato dagli spettatori di tutto il mondo. Ci ha conquistato con la sua arguzia, le battute brillanti, l’orgoglio e l’ostinazione accompagnati da un’incrollabile lealtà alla famiglia. Ma è stato soprattutto il suo sarcasmo irresistibile a consacrarla come il personaggio più amato di Downton Abbey.

Esistono numerose raccolte dei momenti migliori di Lady Violet in Downton Abbey, in particolare citazioni, gif e omaggi video.
Così ho deciso di celebrare la mitica Lady Violet proponendola come madrina dei freelance. Ecco una serie di momenti che la vedono protagonista e riescono sempre a strappare una risata.

Lady Violet di Downton Abbey e il lavoro freelance:

1. Quando ti chiedono se lavorare da casa è un lavoro.

2. Quando il cliente si complimenta per l’eccellente lavoro che hai svolto.

3. Quando sei abituato alle email di lavoro ma ricevi una telefonata di lavoro.

4. Quando il cliente ti dice che il budget per il progetto è limitato.

5. Quando ti propongono di lavorare gratis per ottenere visibilità.

6. Quando qualcuno si permette di dubitare delle tue competenze.

7. Quando hai tanti lavori da consegnare la settimana successiva e ti augurano un buon fine settimana.

8. Quando il cliente ti paga alla consegna della fattura.

9. Quando non ne puoi più di lamentele e hai bisogno di una botta di motivazione.

10. Quando hai consegnato il lavoro e sei prontissimo a ricevere altri incarichi.

Conviene aprire la Partita Iva entro la fine del 2015?

Aprire la Partita Iva entro il 2015? Chissà in quanti si pongono questa domanda…

Anche se siamo nel pieno dell’estate e tutti pensano alle vacanze, ad agosto e al mare, spero tanto che, oltre a staccare dal lavoro, l’italiano medio non spenga anche il cervello in queste settimane.

Così mentre in molti pensano alle ferie, io vorrei attirare l’attenzione su un altro argomento, il lavoro, e nello specifico, i regimi di agevolazione dei lavoratori autonomi.

Ne avevamo già parlato a fine 2014, quando è stato approvato il Nuovo Regime dei Minimi o Regime Forfettario, la beffa dei neo freelance.
Ricordi? La differenza sostanziale tra il Regime dei Minimi e il Regime Forfettario è che nel primo si applica l’imposta sostituiva al 5%, mentre nel secondo la percentuale sale al 15%. Inoltre la soglia di fatturato del Regime dei Minimi è pari a 30 000 euro, mentre nel Regime Forfettario va da un minimo di 15 000 euro a un massimo di 40 000 euro, a seconda del tipo di attività.

Aggiungiamo il costante problema per i lavoratori con Partita Iva iscritti alla Gestione Separata. A gennaio 2015 era scattato l’aumento previsto dell’aliquota contributiva dal 27,72% al 29,72%.
Ma il governo ci ha ripensato ed è arrivato il contentino: per tutto il 2015 è stato prorogato il Regime dei Minimi ed è stata ripristinata l’aliquota INPS al 27,72%.

Possiamo stare tranquilli?
No.

Perché al momento attuale l’aumento dell’aliquota contributiva è confermato per il 2016 ed è destinato a salire progressivamente fino al 33%.
Nel frattempo qualcosa si muove, perché pare che con la Legge di Stabilità 2016 si cercherà di bloccare nuovamente l’aumento contributivo, ma il Regime Forfettario sostituirà il Regime dei Minimi.

Sì, tutto questo è un bel minestrone. Allora cosa dovrebbero fare quei cittadini italiani intenzionati ad aprire la Partita Iva? Gli aspiranti freelance hanno millemila dubbi in proposito.

Ma la soluzione è una sola: parlare con un bravo commercialista e valutare la propria situazione personale. E poi attivarsi di conseguenza, perché forse converrebbe avviare l’attività prima della fine dell’anno.

In ogni caso il mio consiglio è questo: non spegnere il cervello, continua a informarti e a tenerti aggiornato sulle novità, perché questi guazzabugli fiscali si ripresentano puntualmente a dicembre scatenando il panico.

Quindi sì, siamo in estate e pensiamo al mare, ma è meglio farsi trovare pronti.

Lavoro freelance: ci vorrebbe un amico?

Prima o poi, caro freelance, ti capita l’amico cliente. Un amico ha bisogno del tuo servizio professionale e si rivolge a te senza pensarci due volte. E lo fa perché ti conosce, perché si fida.

Sembra che metà dell’opera sia già alle tue spalle, visto che non hai dovuto sudare per ottenere il lavoro e conquistare la fiducia di un cliente sconosciuto. L’amico sa come lavori, quali sono le tue competenze, magari in passato ti ha portato qualche prezioso cliente innescando il passaparola.

Ma l’amico è il migliore o il peggior cliente del freelance?

Forse dipende dall’amico. Ma dipende anche dal freelance.

Quando il tuo amico diventa il tuo cliente, le circostanze si complicano. Le variabili in gioco sono tante, spesso irrazionali, e danno vita a situazioni di questo tipo:

  1. Grazie all’amico hai ottenuto un ottimo cliente. Così ora ti senti in debito nei suoi confronti e pensi di dovergli un favore.
  2. L’amico si aspetta che lavori gratis, in quanto amico.
  3. Per te è difficile farti pagare. In fondo si tratta di un amico, perché dovrebbe?

La soluzione a tutto questo è una sola: l’amico ti deve pagare perché è un cliente!

Si tratta pur sempre di lavoro, il tuo lavoro, quello con cui ti guadagni da vivere. E come tale va retribuito.

Probabilmente ti senti a disagio nel presentare la fattura al tuo amico, provi persino un senso di colpa. Ma questo non giustifica il fatto che il lavoro debba essere svolto gratis.
Se proprio vorresti ricambiare un favore (?), offrigli una cena, un film al cinema, dagli un passaggio in macchina. Insomma, hai capito.

Pensaci: se avessi un amico che fa il dentista, credi davvero che non sborseresti neppure un centesimo per la sua prestazione professionale?

Il modo di venire incontro al tuo amico cliente c’è. Potresti applicare una tariffa ridotta per la tua consulenza o il servizio svolto, oppure fornire un servizio extra in omaggio, soprattutto quando il lavoro per lui è occasionale e non quando si tratta di una collaborazione continuativa.

Sei d’accordo? Ti è capitato di lavorare gratis per un amico cliente?

4 modi per aumentare la produttività

Parlare di produttività quando ormai l’estate è iniziata può sembrare una seccatura. Invece è proprio questo il momento più adatto per non lasciarsi prendere dalla svogliatezza tipica della bella stagione e continuare a darsi da fare.

Se da un lato sospiri pensando alle ferie o alle vacanze che ti aspettano, che tu sia freelance o dipendente, devi continuare a impegnarti sul lavoro e aumentare la produttività.

I suggerimenti che ti indico qui di seguito non riguardano l’uso di applicazioni o strumenti per accelerare il lavoro e ottimizzare la produttività, ma condividono un aspetto fondamentale: tutto si basa sul tuo atteggiamento mentale.

1. Organizza e pianifica le attività.
La sera precedente o la mattina stessa (dipende da te), dedica qualche minuto alla pianificazione delle attività che ti aspettano. Le famose liste delle cose da fare non sono fumo negli occhi, ma ti aiutano a ordinare le idee e organizzare la giornata di lavoro. E non dimenticare di tenere in ordine la scrivania, perché la confusione influenza il tuo atteggiamento nei confronti del lavoro, alimentando il caos mentale.

2. Fai prima ciò che è urgente e più impegnativo.
Hai un’email importante da scrivere o a cui rispondere, una telefonata fondamentale per la giornata o la settimana di lavoro. Ebbene: stabilisci subito le priorità, porta a termine ciò che è urgente e non rimandare o posticipare qualcosa di impegnativo. Fallo subito e potrai eliminare l’ansia che ti assale, alleggerendoti di un peso.

3. Evita le distrazioni, ma fai delle pause.
Soprattutto quando il richiamo del mare è più forte di quello del dovere, è facile cadere nella trappola e procrastinare. Un’occhiata ai social e muori di invidia guardando le foto degli amici in spiaggia, poi le notifiche da leggere, i messaggi su WhatsApp… è una spirale senza fine. In questo modo la produttività rimane un’illusione e le ore passano senza concludere nulla. Allora evita le distrazioni per mantenere la concentrazione, ma ricordati di concederti delle piccole pause per riposare la mente e il fisico, sgranchirti un attimo, allontanare gli occhi dal monitor e ripartire più carico.

4. Prendi una decisione e agisci subito.
Spesso le decisioni ci spaventano e così tendiamo a rimandarle. Oppure siamo sopraffatti dalle cose da fare e veniamo assorbiti dal flusso del multitasking. Invece occorre analizzare le decisioni che abbiamo di fronte e agire. Se si tratta di qualcosa di molto complesso, è giusto prendere qualche minuto (o giorno, dipende dalla situazione) per pensarci su. In caso contrario è meglio decidere immediatamente e, soprattutto, agire di conseguenza, anche se si tratta di un’attività piuttosto articolata che richiede del tempo. Basta suddividerla in piccole fasi e procedere con il lavoro.

L’unico modo per iniziare a fare qualcosa è smettere di parlare e iniziare a fare.
Walt Disney

Ricorda: tutto dipende dal tuo atteggiamento.

Hai già messo in pratica questi suggerimenti? In quale altro modo è possibile aumentare la produttività?