Puoi fare gli auguri di Natale a chi non lo festeggia?

 

Gli ultimi giorni prima di Natale sono una corsa: ai regali, ai preparativi, agli appuntamenti. E la situazione in ambito lavorativo è la stessa (o peggio) perché è l’ultimo sprint finale prima di qualche giorno di pausa.

Così bisogna incastrare gli ultimi progetti da chiudere, le consegne, gli aperitivi con i colleghi, le cene aziendali. E non dimenticare i messaggi di auguri ai clienti.

Gli auguri di Natale ai clienti

Scrivere un messaggio di auguri ai clienti alla fine dell’anno è un momento che mi piace molto. Raccolgo le idee, ripenso ai tanti progetti curati nell’anno che sta finendo, alle comunicazioni che si sono susseguite e dedico del tempo alla scrittura di un messaggio personalizzato per ciascun cliente.

La gratitudine non deve essere sottovalutata. Se un cliente ha scelto te e continuate a collaborare da un po’ di tempo, dedicargli un messaggio di auguri per le feste natalizie vi avvicina ancora di più. Puoi farlo per email o magari con una cartolina stampata e un bel messaggio scritto a mano.

E chi non festeggia il Natale?

Se hai clienti all’estero forse temi di non rispettare le differenze culturali perché magari non festeggiano il Natale. Del resto ci sono usanze e tradizioni diverse a seconda delle culture. Ad esempio:

  • In Giappone si punta sul lato commerciale della festa. Si fanno regali e non manca la versione nipponica di Babbo Natale, chiamato Santa Kurohsu e raffigurato con un paio di occhi anche sulla nuca. La figura è ispirata a un monaco buddista di nome Hoteiosho che porta regali ai bambini che si sono comportati bene e che ha un paio di occhi sulla nuca per controllare meglio il loro comportamento.
  • In Arabia Saudita non è permesso il culto pubblico di religioni diverse da quella islamica, quindi le decorazioni e gli addobbi natalizi non sono ammessi.
  • In Cina la festa più importante è il Capodanno, che si festeggia per due settimane verso la fine di gennaio, a seconda del calendario lunare.

Non tutti celebrano il Natale secondo la tradizione cristiana, quindi potresti avere qualche indugio nel trasmettere gli auguri ai tuoi clienti stranieri perché temi di urtare la loro sensibilità.

Buone feste!

Per andare sul sicuro, puoi optare per un augurio che riguarda le feste di fine anno, senza specificare Buon Natale o Felice Anno Nuovo.

In generale questo periodo è considerato un momento di condivisione. In ogni angolo del mondo è l’occasione di incontrare chi non vedevi da tempo. Ci si riunisce, si festeggia insieme a parenti e amici e si cerca di riposare e addolcire la vita con la musica, un banchetto, un po’ di luce.

Dalla traduzione alla corrispondenza: tu o Lei? E vous?

È una questione dibattuta: come rivolgersi al cliente? Come tradurre “you” o “vous” in italiano?

Perché se la nostra lingua ci aiuta a fare una distinzione precisa tra il Lei di cortesia, tu e voi (inteso al plurale, eh! Perché Voi di cortesia è un retaggio letterario, ma anche meridionale e del fascismo), l’inglese e il francese mantengono una certa ambiguità… eppure non è un dilemma irrisolvibile.

Vous per la Francia!

La chiamavano Madame Lippolis. 😀

Proprio così, un cliente francese mi chiama “Signora Lippolis”. Questo appellativo mi metteva un po’ a disagio soprattutto all’inizio, perché “signora” non mi piace neppure in italiano. Ma è una questione di abitudine e il Lei di cortesia, che in francese corrisponde a vous, è la forma più diffusa.

I clienti francesi mi danno del vous. Sempre. Anche se collaboriamo da qualche anno, ci sentiamo diverse volte alla settimana e nelle email che scriviamo ci chiamiamo per nome.
Questa forma di cortesia reciproca è tipica dei francesi. Ci si dà del tu molto raramente in ambito professionale, perché tu è riservato a qualcuno che conosci bene, ad amici, parenti e familiari.

Non si tratta di freddezza o di stabilire una distanza invalicabile: è una grande forma di rispetto nei confronti dell’interlocutore.

Un esempio tratto dalla mail di una cliente:

Bonjour Raffaella,
Plaisir partagé ! Je suis ravie de travailler avec vous !

Con i clienti inglesi e americani c’è una maggiore confidenza: ci chiamiamo per nome, lo stile e i saluti sono più informali. Ciò avviene anche con interlocutori di altre nazionalità, come un Project Manager spagnolo con cui ho una corrispondenza in inglese.

E invece gli italiani?
Prevale il tu, sia nel caso dei clienti che conosco di persona sia nella corrispondenza con clienti a centinaia di chilometri di distanza e che non ho mai incontrato. Ma ci sono delle eccezioni, soprattutto legate all’età, come nel caso della titolare di un’agenzia di traduzioni italiana che mi dà del Lei: ovviamente anch’io uso questa forma di cortesia, vista la differenza d’età.

La traduzione dal francese

Quando traduco dal francese, vous è la forma più utilizzata nel testo di partenza. Ma in italiano può essere tradotto con voi (seconda persona plurale), Lei e tu.

Come si fa a scegliere?
Dipende dal contesto – come per qualsiasi cosa nella traduzione! – e dalle preferenze di ciascun cliente. Per evitare di sbagliare e utilizzare uno stile improprio, sarebbe meglio avere un file in cui specificare le preferenze di ognuno. 😉

E tu? Quale registro usi con i tuoi clienti o collaboratori?