Contatto fisico e distanza interpersonale: le differenze culturali

Con la comunicazione interculturale impari ben presto che il linguaggio del corpo varia a seconda delle culture. Oltre ad aspetti come la gestualità, la mimica e la postura, le differenze culturali si riflettono anche nella distanza fra due o più interlocutori e nel contatto fisico.

In genere la distanza interpersonale è maggiore quando non c’è confidenza o intimità. In un rapporto professionale la distanza fra due persone aumenta in virtù del contesto formale in cui si trovano gli interlocutori.

Ma il contatto è spesso inevitabile in molte culture asiatiche e in grandi città densamente popolate. Ad esempio, la distanza interpersonale è ridotta o quasi assente sui mezzi pubblici e non è diffusa la tendenza a scusarsi o a chiedere permesso, come invece fanno gli inglesi.

Ricordo che tempo fa, mentre visitavo i Musei Vaticani, mi capitò di osservare le differenze culturali proprio in una situazione di questo tipo: un cinese mi spintonò proseguendo nella sua direzione, mentre un inglese si scusò mentre mi superava senza neppure avermi sfiorato.

Per quanto il primo possa avermi infastidito, è importante non far scattare questo giudizio che, in virtù del nostro filtro culturale, sarebbe automatico: il primo visitatore è stato un maleducato, il secondo una persona cortese. Senza dubbio non bisogna generalizzare, ma ricorda che emettere giudizi sulle differenze culturali è indice di mediocrità.

Inoltre il contatto fisico è più diffuso nella cultura araba, in quella brasiliana e nelle culture latinoamericane piuttosto che in quelle occidentali.

Invece nella cultura indiana si tende a evitare il contatto fisico tra uomini e donne, in quanto il rapporto fra i sessi è soggetto a convenzioni piuttosto rigide. Pertanto uomini e donne non si sfiorano in pubblico e nei contesti formali si mantiene una maggiore distanza.

E a te è mai capitato di osservare le differenze culturali di questo tipo?
sorriso

Ma è vero che sorridiamo tutti nella stessa lingua?

“Everyone smiles in the same language” (cioè “tutti sorridono nella stessa lingua”) è una celebre frase molto diffusa sui social network, in grado di ispirare e suscitare la condivisione generale.
Del resto il sorriso è uno strumento molto potente che comunica disponibilità, accoglienza, apertura nei confronti dell’altro.

Di fronte a un sorriso ci sentiamo subito a nostro agio e percepiamo istintivamente di essere accettati.

Ma è proprio vero che sorridiamo tutti nella stessa lingua?

Non è detto. Perché anche il sorriso è un’espressione delle differenze culturali.

guida-comunicazione-interculturaleCosì come la mimica, lo sguardo e la gestualità, il sorriso manifesta un significato che non sempre corrisponde a quello che gli attribuiamo.
Ad esempio, nella cultura asiatica il sorriso non comunica necessariamente accordo e assenso. Talvolta il sorriso di un giapponese o di un cinese può significare disagio o imbarazzo (come ho avuto modo di apprendere a Pechino).

In questo caso l’interlocutore sorride perché, secondo la sua impostazione culturale, non bisogna esprimere apertamente il dissenso o l’incomprensione, bensì manifestarlo con un sorriso.
Oppure il sorriso è una reazione che comunica il disagio che la persona sta vivendo in un determinato momento, ma rischia di essere frainteso con il significato opposto, perché siamo abituati a interpretare un sorriso come emblema di felicità e benessere.

Allora cosa dobbiamo fare?
Dobbiamo semplicemente essere consapevoli che, a seconda della cultura, il sorriso può avere un significato diverso da quello che gli attribuiremmo in modo istintivo, quindi avere delle competenze relative alla comunicazione interculturale può essere d’aiuto.

Il contesto ha un ruolo fondamentale per evitare malintesi ed equivoci che possono compromettere un rapporto interpersonale o di lavoro anche a causa di un sorriso interpretato in modo errato.
Il segreto è imparare ad andare oltre la nostra prospettiva culturale e affidarci al contesto, senza dimenticare che il linguaggio del corpo nel complesso può aiutarci a interpretare correttamente un sorriso.

In fondo la bellezza di un sorriso è proprio questa: può racchiudere mille significati.

Un sorriso non dura che un istante, ma nel ricordo può essere eterno.
Friedrich von Schiller

Comunicazione interculturale: non fare questa gaffe!

Mi occupo di comunicazione interculturale, quindi non posso fare a meno di osservare il linguaggio del corpo che rivela così tanto della persona che ho di fronte.

E benché essere consapevoli di ciò che comunichiamo con il corpo sia un aspetto importante delle nostre relazioni, questa consapevolezza diventa cruciale nel contesto professionale soprattutto quando interagiamo con un’altra cultura.

Un’espressione del viso, un gesto, la postura assumono significati profondamente diversi nelle varie culture. E se non ne siamo consapevoli, rischiamo di commettere gaffe ed errori imbarazzanti che possono anche compromettere la trattativa con il potenziale partner o cliente straniero.

Questo è un caso eclatante che ho segnalato ne La tua Guida Pratica alla Comunicazione Interculturale: una visita ufficiale del premier Renzi negli Emirati Arabi che risale a gennaio 2015.
Nella guida ho scritto:

[…] non bisogna incrociare o accavallare le gambe quando si interagisce con un arabo. Mostrare la suola delle scarpe indica disprezzo e comunica un insulto alla cultura araba.

Ora guarda l’immagine qui sopra tratta dalla guida. ↑

Capisco che siamo abituati ad accavallare le gambe e lo facciamo quasi senza farci caso, ma qui si tratta di una vera e propria gaffe.
Dobbiamo dimostrare di conoscere i valori culturali di chi abbiamo di fronte e rispettare la diversità. In particolare quando siamo in un altro Paese.

comunicazione-interculturale-gaffe

Per questo insisto sull’importanza delle competenze della comunicazione interculturale.

Non tutti sono in grado di parlare fluentemente l’inglese – ecco perché esistono gli interpreti professionisti che ti possono affiancare – ma acquisire tali competenze interculturali, che vanno oltre la lingua, è alla portata di tutti, anche di un imprenditore che non conosce le lingue straniere.

Mi piacerebbe aiutarti nel mio piccolo. Ed è per questo che ho scritto La tua Guida Pratica alla Comunicazione Interculturale.
Coraggio! Aspetto una tua mail e la guida sarà tua.