Di cosa ha paura il traduttore freelance

La paura è uno dei temi di Halloween, ma anche un elemento che caratterizza la vita del traduttore freelance. Come in altre professioni, il traduttore deve convivere con la paura, che si manifesta in molte forme e si impadronisce di noi senza quasi esserne consapevoli.

Che sia per scarsa autostima o per una certa tendenza al panico, la paura ostacola la ragione, offusca le nostre certezze e ci fa precipitare nel vortice dell’angoscia, che il più delle volte è immotivata ed è la pura conseguenza di un caos emotivo dominato da sensazioni negative.

L’insicurezza e la paura assalgono soprattutto il traduttore freelance che si è affacciato da poco sul mercato, fresco di studi e con poca esperienza. Mille dubbi assalgono il neo-traduttore: le tariffe da applicare, la ricerca del primo cliente, la concorrenza dei colleghi più esperti…
Tuttavia, i dubbi e le ansie convivono anche con i traduttori più maturi, che hanno vari anni di esperienza alle spalle.

Ti propongo un breve elenco delle paure (spesso ingiustificate) che assalgono un traduttore.

Ecco di cosa ha paura il traduttore freelance:
  • Un potenziale cliente chiede il preventivo di una traduzione. Non avrai mai più sue notizie.
  • Il Project Manager non è molto soddisfatto del tuo lavoro?
  • Il cliente che non paga la fattura.
  • Il computer che si riavvia/spegne/muore mentre traduci l’ennesima cartella del giorno.
  • Anche se sei consapevole che nella vita di un freelance esiste il cosiddetto ciclo “feast or famine”, con l’alternarsi di periodi di grassa e di magra, hai il terrore dei periodi di magra.
  • Ti accorgi di un refuso nella traduzione dopo averla consegnata.
  • E se non fossi all’altezza di questo incarico di traduzione?
  • Le tasse sono puntuali, il saldo delle fatture praticamente mai.
  • Perdere i glossari e le memorie di traduzione archiviati per motivi ignoti.
  • La gente non capirà MAI che tradurre è un lavoro.
Ti riconosci in queste paure? Vorresti confessare altre paure che ti assalgono?
Confrontiamoci… e sosteniamoci a vicenda. 😉

Hai paura? È il momento giusto di saltare!

Il momento di saltare è sempre e solo uno: quando abbiamo una gran paura.
Che si tratti di una scelta della vita privata o di una decisione che riguarda la professione, la paura è il mezzo per catalizzare la motivazione.

Potrebbe sembrare un paradosso, visto che quando abbiamo paura ci ritroviamo in uno stato di immobilità che ci induce a rimanere dove siamo, a non muovere un passo oltre, come se fossimo sull’orlo di un precipizio. E allora come si fa ad andare avanti, se restiamo fermi?

a most violent yearDi recente ho visto 1981: Indagine a New York (A Most Violent Year), il film di J.C. Chandor con due strepitose interpretazioni di Oscar Isaac e Jessica Chastain.
Tra le varie cose che ho apprezzato del film, c’erano diversi spunti e strategie imprenditoriali che possono essere di ispirazione. Perché in un contesto dominato dalla corruzione e disseminato di vie facili da seguire solo a patto di compromettere l’onestà, ho intravisto uno spiraglio: il modo giusto per affrontare le cose è agire con integrità e correttezza. Sta a noi valutare, decidere e agire di conseguenza. Anche perché alla fine di tutto finisci per imbatterti nella tua coscienza.

Così il salto nel vuoto è un rischio, un po’ come quella volta in cui hai imparato a tuffarti da uno scoglio molto alto. Ricordi il modo in cui tremavi all’idea di affrontare quella profondità che ti sembrava un abisso? Avevi paura dell’ignoto e quello era il momento giusto di saltare.

La paura non deve paralizzarti, devi cercare di razionalizzare ciò che stai provando e buttarti. Solo così non rimarrai al punto in cui ti trovi, ma potrai proseguire oltre trovando il giusto equilibrio fra prudenza, coraggio e un po’ di avventatezza.

“When it feels scary to jump, that is exactly when you jump. Otherwise you end up staying in the same place your whole life.”
A Most Violent Year