freelance

“Beato te che lavori da casa”: quante volte hai sentito (o detto) questa frase?

Prima o poi, ogni professionista freelance si confronta con un’affermazione di questo tipo. Perché quando chi hai davanti capisce che lavorare da casa è lavorare a tutti gli effetti, scatta il passo successivo: l’invidia di non dover affrontare il traffico per andare in ufficio, o prendere i mezzi pubblici e far fronte a ritardi, scioperi e imprevisti di ogni sorta per raggiungere il luogo fisico – e diverso dalla propria abitazione – dove lavorare.

Ma oltre a invidiare il fatto di non dover recarsi in un altro luogo o città per andare a lavorare, questa affermazione ne implica un’altra.

“Beato te che puoi lavorare quando vuoi.”

Sai una cosa? Non è la realtà.

In teoria, il freelance lavora quando vuole perché può decidere di lavorare in determinati orari e giorni. Ciò significa che può organizzare i tempi di lavoro oltre alle modalità, dando prova di autodisciplina.

Però il principio non corrisponde sempre alla pratica. Perché i clienti di un freelance lavorano secondo i classici giorni e orari d’ufficio, quindi si aspettano di poterti contattare in quella fascia oraria. Ed è normale, no?

Quindi il freelance risponde alle telefonate e alle email di lavoro in orari comuni ad altre categorie di lavoratori. Ma può capitare che la sua giornata effettiva non si concluda alle 18:30 o alle 19:00 come per gli altri, ma che si prolunghi di qualche altra ora.

Perché il freelance vive di consegne. La consegna del lavoro scandisce il suo tempo.

E talvolta può essere necessario lavorare anche il sabato e/o la domenica, con sommo orrore dell’amico o parente che lavora come dipendente e considera il weekend inviolabile.

Al contrario, il freelance può decidere di staccare un pomeriggio o una mattina o di prendersi una giornata libera che non coincide con il fine settimana. Eppure non riesce a staccare del tutto, perché magari controlla le email: non si sa mai, magari arriva una richiesta da un nuovo potenziale cliente…

Tutto dipende dal modo di organizzare la propria attività professionale.

Certo, in passato mi è capitato di andare al cinema di mercoledì pomeriggio dopo aver consegnato un lavoro. Ma non è vero che lavoro quando voglio, proprio perché sono reperibile nei giorni e nelle fasce orarie in cui lavorano anche i miei clienti.

Inoltre il traduttore freelance ha anche clienti che vivono in altri Paesi e deve tener conto del fuso orario. Se arriva una richiesta da un cliente oltreoceano quando da noi è sera inoltrata, è buona norma segnalare di aver letto la mail, rimandando la risposta approfondita al giorno successivo.

Perché sì, a volte possono essere necessarie nottate di lavoro e orari poco ortodossi per gestire determinate consegne e urgenze. Ma non deve diventare una norma, altrimenti lo stato mentale e il fisico ne risentono.

Allora proviamo a smentire questo luogo comune: il freelance non lavora quando vuole.
Che ne pensi?
Clip to Evernote
Il freelance non lavora quando vuole

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>