5 cose che ho imparato a Pechino

 

Quattro mesi fa si concludeva la settimana trascorsa a Pechino. Un viaggio di lavoro e di piacere, un’esperienza professionale e umana indimenticabile.

Tra le visite alla Grande Muraglia e alla Città Proibita, l’assistenza linguistica in inglese in ogni circostanza del soggiorno, l’evento della Fashion Week e le peripezie inaspettate, la settimana in Cina è stata anche l’occasione di un arricchimento culturale acquisito sul campo.

I ricordi di quei giorni trascorsi a Pechino sono molteplici, ma vorrei sottolineare cinque aspetti che mi hanno colpito in modo particolare.

1. Una cultura millenaria da scoprire
Grande Muraglia Cinese

Scaliamo la Grande Muraglia…

Gli edifici imperiali, la Grande Muraglia mozzafiato (e faticosa da scalare!), le musiche tradizionali, la cucina variopinta e ricca di odori… un viaggio in Cina è l’accesso a una cultura unica sotto molti punti di vista.

Pechino è il centro nevralgico in cui scoprire un sistema culturale profondamente diverso dal nostro con un approccio di curiosità.

2. La compravendita è un’arte

L’esperienza di acquisto e vendita di un prodotto a Pechino è irripetibile e spassosa.
Nei paesi orientali esiste una maggiore flessibilità sul prezzo di acquisto di un articolo, mentre in Occidente siamo abituati a comprare in base al prezzo esposto.

A Pechino la compravendita è un’arte vera e propria. Il Silk Market è il luogo per eccellenza dove sperimentare trattative irriverenti. Si tratta di un centro commerciale sui generis dove acquistare capi di abbigliamento, borse, scarpe, souvenir, accessori di ogni genere e tanto altro. La sua peculiarità consiste nell’atto stesso della compravendita. Il commerciante propone un prezzo di partenza, di solito piuttosto alto, che il cliente ingenuo potrebbe accettare subito secondo la consuetudine occidentale.
Invece è possibile rifiutare il prezzo e proporre il proprio, decisamente più basso. Quindi comincerà una trattativa dai toni accesi che potrebbe spaventarci, con cifre sventolate in modo insistente da entrambe le parti. In realtà l’opposizione cocciuta del commerciante è apparente e finalizzata a persuadere il cliente ad accettare il prezzo da lui proposto.
Si può continuare a trattare il prezzo per diversi minuti, finché una delle due parti non cede e l’articolo viene venduto al prezzo finale (“ultima offerta”) dell’uno o dell’altro.

È una prassi molto divertente, un tira-e-molla, una sorta di gara, e viverla come mediatrice linguistica ha aggiunto buona dose del divertimento: mediare dal cliente italiano al commerciante cinese e viceversa, con un continuo botta e risposta, rifiuti incessanti e proposte perentorie, è stato come prendere parte a un piccolo teatro comico.

3. L’inquinamento allarmante

Di certo è risaputo: il livello di inquinamento in Cina è tra i più alti e nocivi al mondo, ma vivere questo problema sulla propria pelle è un’altra cosa rispetto alle notizie divulgate dai media sui tassi di inquinamento ambientale in costante crescita, in particolare a Pechino.

L’aria è davvero irrespirabile. Una cappa perenne avvolge la città e non lascia filtrare neppure le nuvole. Il cielo ha sempre lo stesso aspetto, così come la pallida sfera del sole. Un monotono cielo grigio e spento durante il giorno cede il passo a un manto arancio di foschia e illuminazione artificiale. E la foschia è puro smog che limita notevolmente la visibilità.

A tratti la puzza dello smog è talmente insopportabile da procurare un bruciore al naso e l’esigenza delle mascherine sul viso è comprensibile.

Non è poi così superfluo evidenziare che è indispensabile un serio intervento per limitare l’inquinamento della città.

4. La moda è in forte espansione

La potenza economica cinese si sta impegnando a consolidare le forze produttive nel settore della moda, guardando in special modo all’Occidente.

Se la moda italiana è invidiata da tutto il mondo per la sua grande attenzione all’artigianalità, la qualità e le tecniche sartoriali, la Cina trae ispirazione dalla creatività degli altri paesi e la interpreta in modo originale, dando vita a creazioni di Alta Moda in cui concedere ampio spazio alla sperimentazione. Si sperimenta sulle forme, sull’uso dei materiali e dei colori.

La moda cinese mira anche a valorizzare i giovani creativi, considerati una vera risorsa del futuro. Senza dubbio questo settore conoscerà sempre più una forte espansione.

5. Alla ricerca della lingua inglese

La Cina è la potenza economica del futuro, il più importante paese emergente.
Ma le barriere linguistiche sono notevoli: il cinese mandarino è la lingua parlata da milioni di persone, quindi non è affatto scontato trovare qualcuno che parli inglese.

Sono rimasta alquanto stupefatta nel constatare che i cinesi interagiscono con grandi difficoltà in inglese persino in un albergo in pieno centro di Pechino, nei ristoranti e in luoghi destinati al continuo flusso di turisti provenienti da tutto il mondo.

Sotto il profilo linguistico, mi aspettavo un approccio più globale. In genere anche il materiale informativo per gli ospiti non è tradotto in inglese, oppure viene tradotto con superficialità.

Il dominio del cinese mandarino è indiscutibile anche quando sarebbe opportuno impiegare un inglese di base come lingua veicolare.

Resta una certezza inconfutabile:
Un viaggio in Cina è un’esperienza da vivere almeno una volta nella vita.

Come tradurre il silenzio

 

Se non conosci la sua lingua, non comprenderai mai il silenzio dello straniero.

Stanislaw Jerzy Lec

Probabilmente ciò è vero anche per la cultura. Non è detto che bisogna conoscere la lingua dello straniero per comprendere il suo silenzio, ma forse è preferibile avere qualche nozione di comunicazione interculturale per evitare malintesi, soprattutto se state negoziando con un potenziale cliente estero.
Per concludere la trattativa a vostro favore e non fraintendere l’interlocutore, è infatti opportuno curare la comunicazione paraverbale, cioè il modo in cui qualcosa viene detto. Questo aspetto include anche il silenzio.

Ti è mai capitato di sentirti a disagio di fronte al silenzio dell’altro?

Le differenze culturali si rivelano anche nel significato del silenzio, che assume un valore diverso a seconda delle circostanze, del contesto, della cultura di appartenenza di due o più interlocutori.

Rispetto

Le culture asiatiche, in particolare quella giapponese, attribuiscono un ruolo importante al silenzio: si tratta di una forma di rispetto nei confronti dell’interlocutore, la manifestazione di un ascolto attento alle parole dell’altro. Esattamente l’opposto di quanto saremmo portati a pensare.

Un italiano, un americano, un francese, un inglese penserebbero invece il contrario. Ad esempio, uno di loro conclude un intervento, un discorso, o pone una domanda; si aspetta quindi una risposta o una reazione immediata da parte dell’altro. Il giapponese (o l’interlocutore asiatico) rimane in silenzio per qualche istante prima di prendere la parola. Allora l’altro pensa che c’è qualcosa che non va, magari non è stato capito, il messaggio non è giunto in modo efficace: avverte questa pausa come un momento di imbarazzo e magari interviene nuovamente per chiedere spiegazioni.
In questo modo il silenzio dell’altro non è stato rispettato, perché la sua pausa era voluta, era un momento di riflessione atto a dimostrare l’interesse suscitato dall’intervento, tale da meritare qualche istante di silenzio prima di prendere la parola. Ed è qui che la comunicazione fallisce.

In questi casi il silenzio è quindi una parte fondamentale del discorso. Pertanto occorre inserire un maggior numero di pause per rendere la nostra comunicazione efficace.

Imbarazzo

L’italiano, lo spagnolo, le culture mediterranee e, in genere, quelle occidentali, tendono a evitare il silenzio, ritenendolo una fonte di disagio, un aspetto da evitare nella comunicazione. Per questo si tende a riempire il “vuoto” con interventi o commenti banali, si preferisce parlare di nulla pur di eludere l’imbarazzo suscitato dal silenzio.

Quante volte hai parlato del meteo pur di riempire una pausa nella conversazione?
Oppure pensa all’irritazione che spesso provi di fronte a lunghi momenti di silenzio in un film, mentre una battuta o un dialogo anche privi di contenuti interessanti ti sembrano più naturali.

Per tali ragioni, l’italiano o le persone appartenenti alle culture citate qualche rigo più sopra appaiono come molto loquaci, intenti a chiacchierare in continuazione.

Occorre quindi ricordare il valore culturale del silenzio.

Ma il consiglio più utile è questo: rispettare sempre la cultura dell’altro, mostrare curiosità verso le differenze ed essere umili. La nostra cultura è solo una prospettiva possibile tra le tante e non si finisce mai di imparare. Anche dal silenzio.