3 cose che puoi imparare da Mozart

Non è come pensi. Non vorrei esortarti a diventare un genio della musica come Mozart, ma suggerirti qualche consiglio per imparare qualcosa di utile per la tua vita.

Wolfgang Amadeus Mozart è un’ispirazione non solo per gli appassionati di musica classica. Nella figura di Mozart puoi trovare aspetti stimolanti come il suo estro creativo, la ricerca di un’occupazione adatta alle sue aspettative e la vocazione artistica inestinguibile.

Era senza dubbio un genio, ma non voglio farti la lezioncina sulle sue composizioni straordinarie, su come compose la sua prima opera all’età di cinque anni. Ti invito solo a prendere spunto da questi consigli per alimentare la tua motivazione.

Trai beneficio dalle pressioni dei tuoi genitori

Dotato di un talento precoce, Mozart ricevette un’intensa educazione musicale da parte del padre Leopold, che era compositore e insegnante di musica. Il bambino era talmente brillante da essere considerato un enfant prodige e fece una tournée musicale in Europa insieme ai genitori e alla sorella maggiore Nannerl, anche lei musicista (ma meno dotata del fratello prodigioso). Sollecitato dal padre, che nutriva grandi aspettative sul suo talento fuori dal comune, Mozart divenne un artista fenomenale: componeva, suonava il piano, il violino, il clavicembalo e l’organo, finché trovò servizio come musicista di corte a Salisburgo.

Siamo tutti bersaglio delle aspettative dei nostri genitori. Allora cerca di trarre vantaggio dalle loro pressioni nei tuoi confronti non solo per essere degno di loro e poter dare soddisfazioni, ma soprattutto per te stesso.
Hai un talento particolare, competenze che i tuoi genitori hanno voluto alimentare per il tuo futuro professionale? Allora mettile in pratica invece di lamentare un sentimento di oppressione. Utilizza le competenze acquisite nel tuo lavoro.

Sviluppa la tua memoria

Durante un soggiorno musicale a Roma nel 1770, ad appena quattordici anni Mozart riuscì a trascrivere interamente un’opera musicale dopo averla ascoltata soltanto due volte nella Cappella Sistina.
Nel capolavoro Amadeus di Milos Forman, la straordinaria capacità mnemonica di Mozart è mostrata nella scena in cui umilia Salieri suonando dopo un solo ascolto la marcetta di benvenuto da lui composta e riadattandola in un motivetto decisamente più brillante ed estroso che ricorda un’aria de Le Nozze di Figaro.

Perché non impari a potenziare la tua memoria?
Non ti sto invitando a sviluppare un orecchio musicale, ma a rafforzare le tue capacità mnemoniche. Sforzati di ricordare, di archiviare mentalmente le informazioni, invece di affidarle sistematicamente al cellulare o alle ricerche su internet. Certo, spesso è meglio appuntare e prendere nota, ma qualche esercizio di memorizzazione non guasta.
Ti ricordi quando a scuola ti facevano imparare le poesie a memoria? Era un piccolo allenamento mentale, ma puoi trovare altri modi per tenere la memoria in costante esercizio.

Dai una svolta alla tua professione

Mozart non sopportava le oppressioni dell’ambiente di corte di Salisburgo, così abbandonò il suo lavoro subordinato e si trasferì a Vienna, dove cercò impiego come libero artista. Nell’ambiente musicale tedesco Mozart fu il primo a lavorare come libero professionista.
A Vienna Mozart divenne il grande compositore che tutti conosciamo, componendo opere immortali, creazioni musicali su commissione, dando concerti come pianista e lavorando come direttore d’orchestra e compositore di corte. Guadagnò l’immortalità nel panorama musicale non solo grazie al suo talento creativo, ma anche attraverso le sue coraggiose scelte professionali.

Tenacia è la parola d’ordine. Non smarrire la tua determinazione sul lavoro, accogli il cambiamento, affina le tue competenze. Che tu sia dipendente o lavoratore autonomo, inoccupato o imprenditore, dimostra il tuo spirito d’iniziativa, cerca, sperimenta, sbaglia, migliora.

Non sono incosciente, sono soltanto pronto a tutto, e perciò posso tutto attendere e sopportare con pazienza, purché non ne soffrano il mio onore e il mio buon nome.
Wolfgang Amadeus Mozart

4 falsi miti sui freelance

Il lavoro freelance è sempre al centro della discussione. In Italia la situazione non è particolarmente rosea a causa di pratiche tristemente diffuse: sfruttamento del freelance, ritardo dei pagamenti, retribuzioni misere.

Ciò nonostante il lavoro freelance è in continua espansione.
Visto che le assunzioni sono ormai un miraggio, molti scelgono di rimboccarsi le maniche e iniziare un’attività come freelance: liberi professionisti, lavoratori autonomi, lavori creativi che danno linfa vitale al sistema.

Esistono tuttavia pregiudizi e falsi miti sul lavoro freelance che occorre smentire.

1. Essere freelance è un hobby

Si può decidere di diventare freelance per far conciliare una passione con il lavoro. Del resto il lavoro non deve essere considerato per forza come un peso necessario per portare a casa la pagnotta, come un’attività priva di stimoli ma essenziale per vivere.

Un talento creativo inizialmente scoperto come hobby può infatti confluire in un’attività lavorativa.

2. Il freelance lavora gratis

Si può cominciare con attività di volontariato e non retribuite per costruire un portfolio e maturare un po’ di esperienza. Ma questo non significa che il freelance non debba essere pagato.
Il lavoro freelance è lavoro. E come tale va retribuito.

Oltre alle normali esigenze di base per vivere, anche il freelance deve pagare le tasse e i contributi, le spese di gestione della sua attività, il proprio commercialista, provvedere all’aggiornamento professionale per rimanere competitivo sul mercato.

3. Il lavoro freelance è solo creativo

E invece no.
Non si tratta solo di grafici, fotografi, illustratori, copywriter, ma anche di professioni intellettuali: traduttori e interpreti, programmatori, esperti di marketing e così via.

Il mondo del lavoro freelance è decisamente vario. Ciò che accomuna le diverse professioni è un’alta specializzazione e un continuo aggiornamento delle proprie competenze.

4. Chiunque può diventare un freelance

Essere freelance è uno stile di vita. Occorrono grande motivazione, passione per il proprio lavoro, autodisciplina, determinazione, intraprendenza.

Bisogna essere in grado di gestire il lavoro in tutte le sue fasi, contattare potenziali clienti, essere puntuali nelle consegne, impegnarsi nel personal branding e nel marketing della propria attività.

E poi ci sono quei periodi piatti in cui il flusso di lavoro scarseggia e non bisogna lasciarsi abbattere, così come quando occorre essere attivi nel contattare quei clienti che ritardano nei pagamenti.

Se si preferisce il conforto di un’attività stabile con la certezza dello stipendio a fine mese, è meglio non imboccare la strada del freelance: in tal caso il lavoro da dipendente è la scelta più appropriata.

Probabilmente la lista non finisce qui.
Quali sono gli altri pregiudizi sul lavoro freelance?
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A proposito di Lippolis

Un titolo forse familiare perché evoca lo splendido film dei fratelli Coen intitolato A proposito di Davis. In realtà vorrei semplicemente inaugurare questo blog con una riflessione sui progetti per il futuro.

– Tu ci pensi mai al futuro in generale?
– Al futuro? Intendi le macchine volanti, gli alberghi sulla luna?
(A proposito di Davis)

Anche se ho chiuso da un pezzo il capitolo universitario e maturato un po’ di esperienza come traduttrice, l’avvenire professionale è un modello costante fatto di progetti da realizzare, obiettivi da raggiungere, lavoro e formazione continua.

La mia particolare posizione include anche la lotta atta a migliorare la percezione del traduttore, figura professionale che, ahimè, è molto sottovalutata, incompresa, fraintesa. E non solo quando esci dal mondo dorato dell’università.

In quel periodo le domande sul futuro diventano il principale interesse di chi ti circonda: familiari, amici, parenti, semplici conoscenti. Ci si aspetta che tu fornisca risposte rassicuranti, in linea con le generiche aspettative professionali.

Poi ecco il momento della verità: Traduttrice freelance.
Seguono sguardi trasognati, confusi, scettici, dubbiosi. Una delle reazioni verbali più diffuse a questa risposta è un’altra domanda: cioè?
Nel tentativo di placare l’esasperazione, ricordo che anche durante gli studi universitari mi veniva chiesto cosa fosse questa “mediazione linguistica”…

Ma oltre a ignorare l’esistenza del traduttore freelance, nel corso del tempo si sono susseguite risposte disparate e sconfortanti:

– Ah, quindi sai le lingue!
– Che bello, la traduttrice a Firenze!
– Dai, poi anche tu troverai un vero lavoro.

Solo per citarne alcune.

Un vero lavoro: questa espressione è ormai un’etichetta mentale difficile da rimuovere. Sono certa che in futuro meriterà un post tutto suo.

Nel frattempo ti accorgi che l’unico modo per far comprendere chiaramente al “profano” la tua professione è semplificare la terminologia specifica.

Però ritengo che ci sia una sostanziale differenza tra queste quattro espressioni:

  1. Faccio traduzioni.
  2. Traduco.
  3. Faccio la traduttrice.
  4. Sono traduttrice.

Ecco, preferisco l’ultima. Così come un individuo è avvocato, giornalista, imprenditore, consulente, dentista, eccetera eccetera, così io sono traduttrice.

A dire la verità, è la professione più bella del mondo. Ma questa è un’altra storia.