Capire il lavoro freelance: una questione di muri

Quando incontro qualcuno che non vedo da un po’ di tempo, l’interlocutore medio non sa come porre domande pertinenti relative alla mia professione. Perché lavorare da casa può sembrare un’anomalia, visto che la “normalità” consiste nel lavorare otto ore al giorno, cinque giorni su sette (ferie, permessi e malattie esclusi) in un altro luogo.

L’idea che io lavoro come traduttrice freelance appare piuttosto complessa per la maggior parte della gente.
E in questi anni mi è capitato di sentire la domanda: “Fai sempre lo stesso lavoro?”.

Dove lavori?

Una difficoltà che ho riscontrato quando spiego la mia professione riguarda proprio il luogo di lavoro.
Non so se sia una caratteristica dell’Italia meridionale, o magari la situazione è simile anche nelle altre regioni: sta di fatto che la concezione del luogo di lavoro è centrale. “X lavora in un’agenzia di assicurazioni”, “Y lavora in un’azienda che si occupa di moda bimbo”. Il focus è sempre sul luogo, mai sulla mansione.

Benissimo, lavori nell’azienda Z. Ma che lavoro fai? Qual è il tuo ruolo, quali sono i tuoi compiti?

Direi che è questo il punto della questione. Invece l’interesse generale riguarda il luogo in cui puoi semplicemente affittare il cervello per otto ore al giorno. Perché parliamoci chiaro: spesso è la realtà. Spesso non importano la produttività, gli obiettivi raggiunti, puoi anche procrastinare e non concludere nulla, tanto alla fine l’importante è che tu stia seduto alla scrivania e “far vedere che stai lavorando”.

Non voglio assolutamente generalizzare, visto che c’è gente che si impegna davvero al tremila per cento sul lavoro. Ma come scrive Emanuela Zaccone, “Siamo un paese in cui farsi vedere mentre si lavora conta più di ciò che si fa lavorando”.

I clienti e il mondo

Lavorando come traduttrice freelance, quasi tutti i miei clienti si trovano a centinaia di chilometri da me. E in molti casi i clienti sono all’estero, per lo più in Europa. È vero che ho qualche cliente in zona, eppure quest’ultimo elemento è quello più comprensibile agli occhi degli altri.

Un po’ di tempo fa, una persona mi ha chiesto se avevo trovato altri clienti nei dintorni. La domanda mi ha alquanto sorpreso, dato che il bacino di potenziali clienti di un traduttore è grande quanto il mondo intero. Però è vero che è più facile capire che hai un cliente a una decina di chilometri di distanza rispetto a un cliente in Francia o in Canada, e così via.

Si tratta di limiti mentali, della difficoltà di comprendere che ehi, un piccolo professionista può avere un cliente all’estero e anche oltreoceano. Non è una prerogativa delle grandi aziende o delle multinazionali.

Freelance: fri-cosa?

Freelance non è una brutta parola. Ma per alcuni lo è. E da un lato posso capirlo, visto che siamo il Paese dove l’inglese è inserito in tutte le salse (Jobs Act, stepchild adoption, solo per citarne due) anche laddove non sarebbe necessario; però “fa figo”.

Così, quando mi chiedono che lavoro faccio, adatto la mia risposta all’interlocutore. Per un cinquantenne o sessantenne sarebbe generalmente ostico interpretare l’espressione “traduttrice freelance”. E quindi dico: “Sono traduttrice e lavoro come libero professionista“.

Non c’è dubbio: si tratta di una questione di mentalità e, soprattutto, di muri da abbattere.

Riusciremo a cambiare prospettiva?

Ti ritrovi nella mia esperienza? Vivi qualcosa di simile quando parli del tuo lavoro?
Confrontiamoci, raccontami la tua esperienza nei commenti. Perché è bello sapere di non essere soli. 😉

Caro freelance, smettila di lamentarti!

In Italia c’è una tendenza radicata difficile da estirpare: la continua propensione al lamento. E in un Paese in cui piangersi addosso e dare la colpa agli altri è una triste abitudine, purtroppo la categoria dei freelance non fa eccezione.

Se sei un freelance, in genere ti confronti con due tipi di reazioni da parte degli altri: o ti guardano con una certa confusione oppure con una vera e propria commiserazione.
E le osservazioni sono sempre le stesse: poveraccio, ma chi te lo fa fare, la Partita Iva è il male, non c’è lavoro, come fai a stare a casa tutto il giorno, datti da fare e trovati un lavoro vero…

Sorvoliamo sul punto di vista della società nei confronti dei freelance e andiamo al punto della questione: il tuo atteggiamento.

Lavorando come freelance, è inevitabile misurarsi con numerosi ostacoli che possono sembrare insormontabili se non vengono affrontati con la giusta motivazione.

Ma a che serve continuare a lamentarsi su ogni aspetto della vita da freelance?

Ti faccio alcuni esempi di situazioni ricorrenti.

Troppo lavoro
In alcuni periodi il lavoro da fare è tanto. Quindi ti lamenti. Nottate in bianco per rispettare le scadenze dei progetti, fine settimana intensi di lavoro, zero tempo libero, vacanze che diventano un’illusione.
Ricorda però che sei tu che hai accettato il lavoro. Hai dato la tua disponibilità al cliente e non è stato qualcun altro a decidere al tuo posto, giusto?
E allora cerca di migliorare la tua gestione del tempo invece di sprecare energie nel lamentarti del troppo lavoro. Se sei un traduttore freelance che deve consegnare una traduzione di decine di migliaia di parole in due giorni, potresti ad esempio dividere il lavoro con un altro traduttore (se è possibile), invece di autocommiserarti.

Poco lavoro
E poi c’è la situazione opposta. Le richieste di preventivi non arrivano, il telefono non squilla, i clienti non ti cercano. Quindi ti lamenti.
E tu? Che cosa stai facendo per trovare potenziali clienti? Perché stai facendo qualcosa oltre a lamentarti, vero?

Le tasse da pagare
Se c’è una cosa stabile nella vita del freelance, si tratta delle scadenze fiscali. E le tasse hanno un peso notevole sul reddito complessivo. Quindi ti lamenti.
Questa situazione gravosa riguarda soprattutto la questione contributiva dei freelance iscritti alla Gestione Separata, la cui aliquota dovrebbe superare il 30% nel 2017. E purtroppo non puoi fare più di tanto per arginare questa pressione, ma spero che avevi già un’idea piuttosto chiara della situazione quando hai deciso di aprire la Partita Iva.

Il ritardo nei pagamenti
Hai emesso e consegnato le fatture ai clienti, che però ritardano nei pagamenti anche se hai lavorato come un matto per rispettare le scadenze richieste. Eppure il bonifico per saldare la fattura tarda ad arrivare. Quindi ti lamenti.
Invece di sfogare la frustrazione sulla tua bacheca di Facebook, spendi due minuti per inviare un sollecito di pagamento al cliente: un’email, una telefonata, una lettera sottoscritta da un avvocato. Cerca di insistere!

Ti capisco, talvolta ti lamenti delle difficoltà riscontrate nella vita da freelance semplicemente per sfogarti. Però ricorda che sei stato tu a scegliere questa professione, nessuno ti ha obbligato.

Il freelance è una figura dinamica che decide di essere pienamente responsabile del proprio destino.

Se hai tempo per lamentarti, hai tempo per cambiare ciò di cui ti lamenti.
A.J. D’Angelo

Perché un freelance deve avere un blog

Se sei un freelance che vuole distinguersi dalla massa, devi avere un blog. Perché oggi il curriculum e il portfolio non sono sufficienti per trovare nuovi clienti e instaurare collaborazioni durature.

Però non farti prendere dal panico dovuto alle più comuni difficoltà del blogging: manca il tempo, scarseggiano l’ispirazione e le idee, soprattutto se non hai sviluppato una strategia di blogging e un calendario editoriale.

Per migliorare il tuo personal branding, il blog è un elemento fondamentale che contribuisce a comunicare il tuo valore e le tue competenze, ottimizzare il tuo sito web e intercettare nuovi clienti.

Il blog è un potente strumento di marketing che apporta:

  • Benefici SEO
    Aggiornando spesso un sito web, è possibile raggiungere un migliore posizionamento su Google. Grazie agli articoli del blog, i motori di ricerca danno maggiore rilevanza a un sito web aggiornato rispetto a uno che rimane immutato nel tempo.
  • Visibilità
    Gli utenti che leggono i tuoi post aumentano il traffico del sito. Inoltre, grazie ai commenti e alle condivisioni dei tuoi post sui social network, puoi ottenere un’esposizione importante. Il tuo nome circola, puoi diventare un punto di riferimento per una nicchia e fidelizzare determinati utenti che possono trasformarsi in clienti.
Quanto può influire il blog di un freelance nel suscitare una buona impressione in un potenziale cliente?

Ti posso raccontare la mia esperienza personale.

Nel caso di un traduttore freelance, un’agenzia di traduzione può accertarsi delle competenze linguistiche di un traduttore proponendo un test di traduzione il cui esito è determinante per avviare una collaborazione.

Prima di una possibile collaborazione, il cliente cerca informazioni sul potenziale fornitore (il traduttore freelance). E questa ricerca avviene online. Il cliente legge le informazioni disponibili sul web, approfondisce la ricerca sul sito personale e i profili social del traduttore, si sofferma sul blog. Leggendo uno o più articoli del blog, può analizzare più a fondo le capacità linguistiche, le conoscenze culturali e gli interessi del traduttore.

Qualche mese fa ho ottenuto il più grosso incarico di traduzione fino a oggi a cui ho lavorato per settimane. E il cliente ha rivelato che mi ha proposto questa collaborazione non solo in base all’esito positivo del test di traduzione, ma anche grazie al mio blog.

Oltre alla soddisfazione di lavorare a un progetto corposo, sono rimasta gratificata nell’apprendere che persistere nell’attività di blogging alla fine ripaga.

Il blog di un freelance ha bisogno di costanza, passione e strategia.
I risultati non arrivano subito, né si possono misurare in guadagni diretti. Ma la conquista è un livello di credibilità e autorevolezza tutt’altro che trascurabile.

Lady Violet di Downton Abbey è la madrina dei freelance

E così Downton Abbey è giunto alla conclusione. Dopo sei stagioni diciamo addio alla celebre serie creata da Julian Fellowes. Io l’ho seguita sin dall’inizio e l’ho apprezzata nel complesso, malgrado ci siano stati alti e bassi… no, non mi riferisco alla dinamica upstairs e downstairs della serie, bensì a svolte più o meno brillanti nel corso delle sei stagioni.

Senza dubbio il successo di Downton Abbey si deve agli indimenticabili personaggi, alle loro storie che si sono intrecciate negli anni e che ci hanno fatto emozionare, gioire, infuriare e commuovere.

Il personaggio più amato? Lei e soltanto lei, la straordinaria Lady Violet Crawley, la Contessa Madre di Grantham, interpretata dalla leggendaria Dame Maggie Smith.

Lady Violet è ormai un personaggio iconico universalmente adorato dagli spettatori di tutto il mondo. Ci ha conquistato con la sua arguzia, le battute brillanti, l’orgoglio e l’ostinazione accompagnati da un’incrollabile lealtà alla famiglia. Ma è stato soprattutto il suo sarcasmo irresistibile a consacrarla come il personaggio più amato di Downton Abbey.

Esistono numerose raccolte dei momenti migliori di Lady Violet in Downton Abbey, in particolare citazioni, gif e omaggi video.
Così ho deciso di celebrare la mitica Lady Violet proponendola come madrina dei freelance. Ecco una serie di momenti che la vedono protagonista e riescono sempre a strappare una risata.

Lady Violet di Downton Abbey e il lavoro freelance:

1. Quando ti chiedono se lavorare da casa è un lavoro.

2. Quando il cliente si complimenta per l’eccellente lavoro che hai svolto.

3. Quando sei abituato alle email di lavoro ma ricevi una telefonata di lavoro.

4. Quando il cliente ti dice che il budget per il progetto è limitato.

5. Quando ti propongono di lavorare gratis per ottenere visibilità.

6. Quando qualcuno si permette di dubitare delle tue competenze.

7. Quando hai tanti lavori da consegnare la settimana successiva e ti augurano un buon fine settimana.

8. Quando il cliente ti paga alla consegna della fattura.

9. Quando non ne puoi più di lamentele e hai bisogno di una botta di motivazione.

10. Quando hai consegnato il lavoro e sei prontissimo a ricevere altri incarichi.

Di cosa ha paura il traduttore freelance

La paura è uno dei temi di Halloween, ma anche un elemento che caratterizza la vita del traduttore freelance. Come in altre professioni, il traduttore deve convivere con la paura, che si manifesta in molte forme e si impadronisce di noi senza quasi esserne consapevoli.

Che sia per scarsa autostima o per una certa tendenza al panico, la paura ostacola la ragione, offusca le nostre certezze e ci fa precipitare nel vortice dell’angoscia, che il più delle volte è immotivata ed è la pura conseguenza di un caos emotivo dominato da sensazioni negative.

L’insicurezza e la paura assalgono soprattutto il traduttore freelance che si è affacciato da poco sul mercato, fresco di studi e con poca esperienza. Mille dubbi assalgono il neo-traduttore: le tariffe da applicare, la ricerca del primo cliente, la concorrenza dei colleghi più esperti…
Tuttavia, i dubbi e le ansie convivono anche con i traduttori più maturi, che hanno vari anni di esperienza alle spalle.

Ti propongo un breve elenco delle paure (spesso ingiustificate) che assalgono un traduttore.

Ecco di cosa ha paura il traduttore freelance:
  • Un potenziale cliente chiede il preventivo di una traduzione. Non avrai mai più sue notizie.
  • Il Project Manager non è molto soddisfatto del tuo lavoro?
  • Il cliente che non paga la fattura.
  • Il computer che si riavvia/spegne/muore mentre traduci l’ennesima cartella del giorno.
  • Anche se sei consapevole che nella vita di un freelance esiste il cosiddetto ciclo “feast or famine”, con l’alternarsi di periodi di grassa e di magra, hai il terrore dei periodi di magra.
  • Ti accorgi di un refuso nella traduzione dopo averla consegnata.
  • E se non fossi all’altezza di questo incarico di traduzione?
  • Le tasse sono puntuali, il saldo delle fatture praticamente mai.
  • Perdere i glossari e le memorie di traduzione archiviati per motivi ignoti.
  • La gente non capirà MAI che tradurre è un lavoro.
Ti riconosci in queste paure? Vorresti confessare altre paure che ti assalgono?
Confrontiamoci… e sosteniamoci a vicenda. 😉

Conviene aprire la Partita Iva entro la fine del 2015?

Aprire la Partita Iva entro il 2015? Chissà in quanti si pongono questa domanda…

Anche se siamo nel pieno dell’estate e tutti pensano alle vacanze, ad agosto e al mare, spero tanto che, oltre a staccare dal lavoro, l’italiano medio non spenga anche il cervello in queste settimane.

Così mentre in molti pensano alle ferie, io vorrei attirare l’attenzione su un altro argomento, il lavoro, e nello specifico, i regimi di agevolazione dei lavoratori autonomi.

Ne avevamo già parlato a fine 2014, quando è stato approvato il Nuovo Regime dei Minimi o Regime Forfettario, la beffa dei neo freelance.
Ricordi? La differenza sostanziale tra il Regime dei Minimi e il Regime Forfettario è che nel primo si applica l’imposta sostituiva al 5%, mentre nel secondo la percentuale sale al 15%. Inoltre la soglia di fatturato del Regime dei Minimi è pari a 30 000 euro, mentre nel Regime Forfettario va da un minimo di 15 000 euro a un massimo di 40 000 euro, a seconda del tipo di attività.

Aggiungiamo il costante problema per i lavoratori con Partita Iva iscritti alla Gestione Separata. A gennaio 2015 era scattato l’aumento previsto dell’aliquota contributiva dal 27,72% al 29,72%.
Ma il governo ci ha ripensato ed è arrivato il contentino: per tutto il 2015 è stato prorogato il Regime dei Minimi ed è stata ripristinata l’aliquota INPS al 27,72%.

Possiamo stare tranquilli?
No.

Perché al momento attuale l’aumento dell’aliquota contributiva è confermato per il 2016 ed è destinato a salire progressivamente fino al 33%.
Nel frattempo qualcosa si muove, perché pare che con la Legge di Stabilità 2016 si cercherà di bloccare nuovamente l’aumento contributivo, ma il Regime Forfettario sostituirà il Regime dei Minimi.

Sì, tutto questo è un bel minestrone. Allora cosa dovrebbero fare quei cittadini italiani intenzionati ad aprire la Partita Iva? Gli aspiranti freelance hanno millemila dubbi in proposito.

Ma la soluzione è una sola: parlare con un bravo commercialista e valutare la propria situazione personale. E poi attivarsi di conseguenza, perché forse converrebbe avviare l’attività prima della fine dell’anno.

In ogni caso il mio consiglio è questo: non spegnere il cervello, continua a informarti e a tenerti aggiornato sulle novità, perché questi guazzabugli fiscali si ripresentano puntualmente a dicembre scatenando il panico.

Quindi sì, siamo in estate e pensiamo al mare, ma è meglio farsi trovare pronti.

Suggerimenti utili per le vacanze del freelance

Sei un freelance e stai per andare in vacanza?
Ti lascio alcuni suggerimenti utili per le tue settimane di riposo: consigli da seguire e proposte da mettere in pratica per ricaricare le batterie.

“Aperti per ferie” è il motto che potrebbe campeggiare sul mio business estivo. Sì, la mia pausa vera e propria non sarà durante queste settimane afose, mentre più o meno tutti staranno in panciolle al sole.

Quindi, per quanto mi riguarda, i progetti di lavoro di questa estate sono i benvenuti.

Ma se tu ti stai preparando a qualche giorno o settimana di vacanza, sarebbe meglio ripassare alcuni suggerimenti specifici per le vacanze del freelance.
Perché se da un lato saresti portato a pensare che le vacanze sono il male perché “vacanze freelance = non fatturo”, dall’altro sai benissimo che è importante staccare e riposare per poi ripartire alla grande.

Allora ricorda innanzitutto di concludere ogni progetto in sospeso ed emettere le relative fatture ai tuoi clienti. Di certo sai che il saldo probabilmente lo avrai a settembre (se va bene), visto che il mondo si ferma ad agosto, soprattutto in Italia…

E poi leggi questi articoli scritti da colleghi freelance, ricchi di spunti e di consigli da seguire prima di andare in vacanza e di suggerimenti utili per gestire le tue giornate di riposo.

Freelance e vacanze: come organizzarsi. Checklist
Le vacanze del buon freelance
Cose da (non) fare se sei un freelance in vacanza
E ora dimmi, caro freelance: tu che farai per le vacanze estive?
Hai deciso di staccare, vero? Che progetti hai per l’estate?

Lavoro freelance: ci vorrebbe un amico?

Prima o poi, caro freelance, ti capita l’amico cliente. Un amico ha bisogno del tuo servizio professionale e si rivolge a te senza pensarci due volte. E lo fa perché ti conosce, perché si fida.

Sembra che metà dell’opera sia già alle tue spalle, visto che non hai dovuto sudare per ottenere il lavoro e conquistare la fiducia di un cliente sconosciuto. L’amico sa come lavori, quali sono le tue competenze, magari in passato ti ha portato qualche prezioso cliente innescando il passaparola.

Ma l’amico è il migliore o il peggior cliente del freelance?

Forse dipende dall’amico. Ma dipende anche dal freelance.

Quando il tuo amico diventa il tuo cliente, le circostanze si complicano. Le variabili in gioco sono tante, spesso irrazionali, e danno vita a situazioni di questo tipo:

  1. Grazie all’amico hai ottenuto un ottimo cliente. Così ora ti senti in debito nei suoi confronti e pensi di dovergli un favore.
  2. L’amico si aspetta che lavori gratis, in quanto amico.
  3. Per te è difficile farti pagare. In fondo si tratta di un amico, perché dovrebbe?

La soluzione a tutto questo è una sola: l’amico ti deve pagare perché è un cliente!

Si tratta pur sempre di lavoro, il tuo lavoro, quello con cui ti guadagni da vivere. E come tale va retribuito.

Probabilmente ti senti a disagio nel presentare la fattura al tuo amico, provi persino un senso di colpa. Ma questo non giustifica il fatto che il lavoro debba essere svolto gratis.
Se proprio vorresti ricambiare un favore (?), offrigli una cena, un film al cinema, dagli un passaggio in macchina. Insomma, hai capito.

Pensaci: se avessi un amico che fa il dentista, credi davvero che non sborseresti neppure un centesimo per la sua prestazione professionale?

Il modo di venire incontro al tuo amico cliente c’è. Potresti applicare una tariffa ridotta per la tua consulenza o il servizio svolto, oppure fornire un servizio extra in omaggio, soprattutto quando il lavoro per lui è occasionale e non quando si tratta di una collaborazione continuativa.

Sei d’accordo? Ti è capitato di lavorare gratis per un amico cliente?

4 modi per aumentare la produttività

Parlare di produttività è opportuno in qualsiasi stagione. Anche in estate, ossia il momento più adatto per non lasciarsi prendere dalla svogliatezza tipica della bella stagione e continuare a darsi da fare.

Se da un lato sospiri pensando alle ferie o alle vacanze che ti aspettano, che tu sia freelance o dipendente, devi continuare a impegnarti sul lavoro e aumentare la produttività.

I suggerimenti che ti indico qui di seguito non riguardano l’uso di applicazioni o strumenti per accelerare il lavoro e ottimizzare la produttività, ma condividono un aspetto fondamentale: tutto si basa sul tuo atteggiamento mentale.

1. Organizza e pianifica le attività.
La sera precedente o la mattina stessa (dipende da te), dedica qualche minuto alla pianificazione delle attività che ti aspettano. Le famose liste delle cose da fare non sono fumo negli occhi, ma ti aiutano a ordinare le idee e organizzare la giornata di lavoro. E non dimenticare di tenere in ordine la scrivania, perché la confusione influenza il tuo atteggiamento nei confronti del lavoro, alimentando il caos mentale.

2. Fai prima ciò che è urgente e più impegnativo.
Hai una mail importante da scrivere o a cui rispondere, una telefonata fondamentale per la giornata o la settimana di lavoro. Ebbene: stabilisci subito le priorità, porta a termine ciò che è urgente e non rimandare o posticipare qualcosa di impegnativo. Fallo subito e potrai eliminare l’ansia che ti assale, alleggerendoti di un peso.

3. Evita le distrazioni, ma fai delle pause.
Soprattutto quando il richiamo del mare è più forte di quello del dovere, è facile cadere nella trappola e procrastinare. Un’occhiata ai social e muori di invidia guardando le foto degli amici in spiaggia, poi le notifiche da leggere, i messaggi su WhatsApp… è una spirale senza fine. In questo modo la produttività rimane un’illusione e le ore passano senza concludere nulla. Allora evita le distrazioni per mantenere la concentrazione, ma ricordati di concederti delle piccole pause per riposare la mente e il fisico, sgranchirti un attimo, allontanare gli occhi dal monitor e ripartire più carico.

4. Prendi una decisione e agisci subito.
Spesso le decisioni ci spaventano e così tendiamo a rimandarle. Oppure siamo sopraffatti dalle cose da fare e veniamo assorbiti dal flusso del multitasking. Invece occorre analizzare le decisioni che abbiamo di fronte e agire. Se si tratta di qualcosa di molto complesso, è giusto prendere qualche minuto (o giorno, dipende dalla situazione) per pensarci su. In caso contrario è meglio decidere immediatamente e, soprattutto, agire di conseguenza, anche se si tratta di un’attività piuttosto articolata che richiede del tempo. Basta suddividerla in piccole fasi e procedere con il lavoro.

L’unico modo per iniziare a fare qualcosa è smettere di parlare e iniziare a fare.
Walt Disney

Ricorda: tutto dipende dal tuo atteggiamento.

Hai già messo in pratica questi suggerimenti? In quale altro modo è possibile aumentare la produttività?

Le più grandi paure del freelance

La vita del freelance è un salto nel vuoto, perché deve affrontare le sue paure quotidiane con audacia.

Il freelance può sembrare un lavoratore avvantaggiato sotto vari aspetti: niente traffico per raggiungere l’ufficio in auto o con i mezzi pubblici, orari flessibili, nessun titolare o colleghi sgraditi ma inevitabili con cui condividere i giorni di lavoro. Eppure la vita da freelance ha una compagna quotidiana decisamente estranea al lavoro dipendente, che può contare sulla certezza della busta paga.

Questa compagna è la paura. A dire la verità, le più grandi paure del freelance sono due.

1. Non essere pagato

Concluso un progetto, il freelance invia la fattura al cliente e il calvario dell’attesa ha inizio. Il pagamento sarà puntuale? Quasi sempre la consegna del lavoro è urgente, ma le tempistiche del pagamento sono in genere dilatate.
Alcuni clienti virtuosi saldano la fattura dopo pochi giorni, in altri casi il pagamento avviene alla scadenza della fattura. E poi talvolta bisogna sollecitare il cliente con una telefonata o una mail (nel migliore dei casi), perché i tempi si allungano e il pagamento diventa un miraggio.

2. Non ricevere altre commissioni

Questa è un’ansia irrazionale ma difficile da tenere a freno. Appena termina un lavoro, il freelance cede al timore di non ricevere altri progetti da parte dei clienti. Magari alcuni lavori si accumulano nello stesso periodo, ma poi si susseguono giorni in cui non arriva nessuna richiesta nella casella di posta. Nessun preventivo, incarico, contratto e lavoro per giorni e il panico aumenta, suscitando dubbi e mettendo in discussione la motivazione. Si tratta del cosiddetto ciclo “feast or famine”, il periodo di grassa e di magra che si alterna nella vita del freelance.

Sono certa che esistono altre insicurezze, ansie e paure, ma credo che queste siano le più grandi.

Caro freelance, anche tu affronti timori simili nella tua professione? Come gestisci queste paure della tua vita quotidiana? Raccontalo nei commenti.