Come fallire verso il successo

Te lo dico subito. Il post contiene SPOILER sull’episodio 6×03 di Game of Thrones (Il Trono di Spade). Quindi se non guardi la serie o non hai ancora visto questa puntata, è meglio se interrompi la lettura.

Io ti ho avvertito, eh?
Lascio uno SPOILER ALERT grande come una casa se vuoi fuggire a gambe levate, altrimenti continua pure la lettura.

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(Photo credits: Movieplayer)

Nell’episodio “Oathbreaker” abbiamo finalmente scoperto che, a dispetto del finale della quinta stagione, Jon Snow è tornato in vita. Premettendo l’esultanza generale fra gli spettatori di tutto il mondo, vorrei soffermarmi sullo scambio di battute fra il redivivo Jon e Davos che, confuso come tutti, non nasconde però la sua soddisfazione nel vedere che Jon è tornato a tutti gli effetti.

Jon è sconvolto e non capisce perché è tornato in vita dopo essere stato tradito e ucciso per aver fatto ciò che riteneva giusto.

Davos: I don’t know. Maybe we’ll never know. What does it matter? You go on. You fight for as long as you can. You clean up as much of the shit as you can.
Jon: I don’t know how to do that. I thought I did, but… I failed.
Davos: Good. Now go fail again.

Ebbene, quel “Vai e fallisci ancora” è il punto dove voglio arrivare.

Nella vita ci scontriamo ogni giorno con le difficoltà. Commetti un errore, vieni giudicato, talvolta tradito. Non sai come riprenderti da una delusione. E quando affronti un periodo in cui va tutto storto, pensi che non ne uscirai mai.
Succede sul piano personale e su quello professionale. Qualcuno ti ferisce e ti senti pugnalato.

La spirale negativa che ti avvolge ti fa credere che continuerai a non essere all’altezza di qualcosa o di qualcuno e che alla fine fallirai.

Il fallimento è associato inevitabilmente a una situazione irrecuperabile. Allora finisci per rimanere fermo in preda all’autocommiserazione. Ma poiché la vita ci insegna che piangersi addosso non serve a niente, cerca di capire questo: bisogna agire.

Certo, non sarai mai sicuro che ciò che farai ti avvicinerà al risultato che vuoi raggiungere, ma devi provarci.

Mi piace leggere il percorso di Jon Snow come una metafora della vita.

Del resto a che serve lamentarsi? Cosa c’è di costruttivo?

Sappiamo bene che è inevitabile imbattersi nel fallimento. Ma rimanere fermi non porta a niente.
La voglia di riuscirci non deve mai venir meno, soprattutto quando ci viene data una seconda occasione. Il successo, inteso proprio come esito positivo di un’impresa, non si raggiunge restando immobili, bensì commettendo errori senza mai smarrire il desiderio di conquista del risultato.

Quindi, come direbbe Davos, “Vai e fallisci ancora”.

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Dal teatro alla vita: 4 lezioni di Shakespeare

In occasione dei 400 anni dalla morte di William Shakespeare, il mondo celebra il grande drammaturgo inglese con una serie di eventi fra teatro, letture, sceneggiati e film tratti dalle sue opere immortali.

Visto che il modo migliore per ricordare Shakespeare è immergerci nelle sue parole, le citazioni shakespeariane diventano d’obbligo.
Ma invece di soffermarci sulle frasi più famose (“Essere o non essere” e non solo), ho pensato di proporre alcune citazioni non famosissime da cui possiamo trarre importanti lezioni di vita.

Quindi ho scelto quattro citazioni tratte dalle opere di Shakespeare offrendo una chiave di lettura esistenziale, in modo che possano ispirarti nel quotidiano.

1. “Non dare la colpa alle stelle, ma guarda in te stesso.” (Giulio Cesare)
È facile nascondersi dietro la colpa degli altri per non fare i conti con la propria responsabilità. Ma prova a cambiare prospettiva pensando che quella cosa non è da imputare al destino, al sistema, a un’altra persona. Magari sei tu che hai commesso un errore e sei da biasimare. Guarda innanzitutto dentro di te quando vai a caccia di una colpa, così come del merito. Trova il coraggio di considerare le tue responsabilità.

2. “Nulla riesce più gradito degli eventi che accadono di rado.” (Enrico IV, Parte I)
Se avessi la possibilità di svolgere di continuo un’attività che ti diverte, essa perderebbe la sua attrattiva. Un concerto, un viaggio, uno spettacolo, un’esperienza insolita: il loro valore e il piacere che ci procurano derivano proprio dal fatto che non fanno parte del quotidiano, ma diventano possibilità di svago che, oltre a dilettare, finiscono per arricchirci.

3. “Io sono soltanto me stesso.” (Riccardo III)
È inutile provare a essere qualcuno che non sei soltanto per conformarti agli altri oppure all’idea che vuoi gli altri abbiano di te. Fai pace con te stesso e con ciò che ti rende unico, difetti compresi. Invece di essere una mera copia degli altri, è meglio essere originali.

4. “Sappiamo ciò che siamo, ma non sappiamo ciò che potremmo essere.” (Amleto)
Conosci le tue potenzialità, sei consapevole dei tuoi limiti e delle tue competenze, ma in realtà non sai fino in fondo cosa saresti in grado di fare domani. Magari riuscirai a superare proprio quell’ostacolo che oggi ti sembra insormontabile e coglierai nuove opportunità che ti permetteranno di crescere e migliorare.

Di duellanti, traduttori e competizione

Ho visto I Duellanti a teatro. Due volte. E il groviglio di emozioni e suggestioni che mi ha lasciato lo spettacolo con Alessio Boni e Marcello Prayer mi ha portato a riflettere sul gioco di riflessi che cattura lo spettatore.

I Duellanti è tratto dall’omonimo racconto di Joseph Conrad, che ispirò anche il bellissimo film di Ridley Scott del 1977 con Harvey Keitel e Keith Corradine.

Assistiamo allo scontro di due ufficiali di cavalleria della Grande Armée di Napoleone.
Come descrive la sinossi dello spettacolo teatrale, si tratta degli ussari Gabriel Florian Feraud, guascone iroso e scontento, e Armand D’Hubert, posato e affascinante uomo del nord.

“Per motivi a tutti ignoti – e in realtà banalissimi, al punto da rasentare il ridicolo – inanellano sfide a duello che li accompagnano lungo le rispettive carriere, senza che nessuno sappia il perché di questo odio così profondo. E, proprio per il mistero che riescono a conservare, i due diventano famosissimi in tutto l’esercito napoleonico: non tanto e non solo per i meriti sui campi di battaglia di tutta Europa, quanto per la loro eroica fedeltà alla loro sfida reciproca, che li accompagnerà per vent’anni, fino al duello decisivo.”

È la prima volta che I Duellanti viene adattato per il teatro e il risultato dello spettacolo diretto da Alessio Boni e Roberto Aldorasi è straordinario.

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Ti identifichi nell’impetuoso Feraud (Marcello Prayer) e nel riflessivo D’Hubert (Alessio Boni) e non puoi fare a meno di leggere la loro rivalità come rappresentazione di un conflitto altro.
Il loro gioco di luci e ombre, lo scontro ripetuto nel tempo, fisico e verbale, riflette un tormento ossessivo che trovi scavando dentro di te.
Istinto contro ragione. E un conflitto più profondo e soggettivo che si manifesta sul piano personale e professionale.

Chi è il tuo eterno sfidante?
Conosci la risposta.

Faccio un esempio.
Nel mio ambito professionale la competizione è un elemento inevitabile, soprattutto quando non fai a meno di chiederti in che modo potresti distinguerti da un altro traduttore che lavora con le tue stesse combinazioni linguistiche e negli stessi settori di specializzazione.

Ma sai qual è la verità?
Fra i traduttori c’è un grande spirito di collaborazione perché la rivalità si combatte altrove: lo scontro è interiore, è quella voce che ti sprona a misurarti con un progetto che ti spaventa, o un testo magari un po’ ostico che però ti stimola come non potrebbe fare un lavoro semplice. La competizione è nel desiderio di fare sempre meglio, di inseguire la perfezione.

Il terreno di scontro è dentro di te: è il nemico interiore che non puoi ingannare perché sa tutto di te.
Per conoscere l’identità del tuo duellante, pensa al feroce avversario che si nasconde dentro di te. La tua ombra che ti sfida sempre a misurarti con i tuoi limiti e con cui finirai sempre per duellare.

La cosa importante è trasformare la forza distruttrice del duello in una potenza costruttiva che ti incalza senza sosta verso la conquista del risultato.

La battaglia sarà vinta?
Sì, ma solo fino al prossimo duello.

“Duellare è la vita”.

Foto: Federico Riva

Ecco perché non riesci a imparare le lingue straniere

Gli Italiani non sanno l’inglese. Questa generalizzazione rivela la scarsa attitudine verso le lingue straniere che caratterizza il nostro Paese.

Naturalmente ci sono delle eccezioni, ma è risaputo che in Italia si riscontrano serie difficoltà nell’imparare le lingue straniere.
Magari è un fenomeno che ti riguarda in prima persona, oppure conosci qualcuno che ha questo problema.

Il motivo per cui non riesci a imparare una lingua straniera è uno soltanto: la paura. Più precisamente, la paura di sbagliare.

Come puoi imparare una lingua se hai paura di usarla?
Da dove nasce questa paura di sbagliare?

Le statistiche dimostrano che nell’insegnamento delle lingue straniere in Italia si prediligono la grammatica e la scrittura: studio delle regole, esercizi da completare, frasi e brevi composizioni scritte in lingua.

Ma non si può imparare una lingua straniera soltanto con queste basi. Bisogna anche immergersi nei suoni delle parole, negli accenti e assimilare la pronuncia corretta.

La parte essenziale dell’apprendimento di una lingua è uno ed è proprio l’aspetto più trascurato in Italia: parlare la lingua straniera.

Ricordo le scene di panico a scuola che indubbiamente si manifestano in ogni classe italiana. Dopo i momenti dedicati alla comprensione, alla lettura, agli esercizi in lingua, gli insegnanti dedicavano qualche minuto della lezione all’orale e ci sollecitavano a interagire in lingua straniera. Ma improvvisamente tutti diventavano timidi e insicuri, avevano paura di sbagliare e si chiudevano nel silenzio.
Alla fine solo quei pochi che ci provavano (ed eravamo sempre gli stessi) facevano reali progressi.

Se prosegui gli studi linguistici all’università, il miglioramento è naturale. Ma chi intraprende altri percorsi formativi, poi finisce per scontrarsi con la realtà del mondo del lavoro, in cui sapere l’inglese è un requisito necessario per qualsiasi tipo di impiego.

Questa paura di sbagliare ha radici proprio a scuola e nasce dal confronto tra gli alunni. Tutti vogliono evitare l’errore e l’imbarazzo che ne deriva, quindi il giudizio negativo.
Ma è con gli errori che alla fine impari!
Bisogna mettersi in discussione e provarci, parlare in lingua straniera e commettere errori, che siano di grammatica, lessicali o di pronuncia. Poi gli errori saranno corretti e riuscirai a memorizzare più facilmente quella cosa che hai sbagliato, tanto che alla fine non la sbaglierai più.

Senza dubbio bisognerebbe modificare i metodi didattici di insegnamento delle lingue straniere, ma occorre anche lavorare su se stessi, avere una mentalità aperta e costanza nello studio delle lingue.

5 lezioni di vita tratte da Star Wars

A meno che tu non viva in una “galassia lontana, lontana”, sai bene che Star Wars è tornato finalmente sul grande schermo con una nuova trilogia iniziata con l’Episodio VII, Star Wars – Il Risveglio della Forza.
La saga più amata di tutti i tempi non ha bisogno di presentazioni, merita solo di essere vista e amata in modo del tutto personale: battaglie stellari, personaggi memorabili e ormai classici, creature aliene e simpatici droidi, storici colpi di scena, i misteri della Forza e il fascino del Lato Oscuro. L’universo di Star Wars trascende generazioni, culture, generi e tradizioni.

Tutti abbiamo sognato di impugnare una Spada Laser, ma ognuno di noi è ammaliato da alcuni dettagli della saga in modo del tutto personale. Un esempio? Un professionista delle lingue non può non amare C-3PO, il droide che conosce oltre sei milioni di forme di comunicazione, e provare una certa empatia quando fa da interprete fra culture diverse.

Il potere di Star Wars è proprio questo: suscita empatia, ci fa immedesimare in personaggi e situazioni fantastiche. È cinema allo stato puro.
Eppure non ci emozioniamo soltanto grazie al modo in cui la saga ci permette di abbandonarci alla fantasia.

Star Wars è soprattutto una fonte di ispirazione ricca di lezioni di vita. La sua grande eredità si rivela nei suoi insegnamenti profondi che possiamo mettere in pratica nella vita quotidiana, come l’importanza dell’umiltà, dell’armonia e dell’equilibrio delle cose, l’abbandono di preconcetti a favore dell’apertura mentale, la capacità di adattarsi alle circostanze.

L’universo di Star Wars offre spunti di riflessione per guardare il mondo e scrutare dentro di noi.
Anche se le scene significative sono tante, io ho scelto questi momenti, che riassumo in citazioni tratte dai film e in una scena sublime priva di dialoghi.
  1. “La paura è la via per il Lato Oscuro. La paura conduce all’ira, l’ira all’odio, l’odio conduce alla sofferenza.”
    Yoda
    Hai visto cosa è successo ad Anakin Skywalker. La sua caduta è cominciata dalla paura e, diventando Darth Vader, il Lato Oscuro ha consumato la sua esistenza.
    Ammetterlo non è un segno di debolezza: la paura è una presenza costante nelle nostre vite, esercita una certa influenza nel modo di pensare e di agire, condiziona le nostre scelte.
    Eppure la sfida è questa: la paura non deve esercitare il suo dominio. Devi imparare a non lasciarti consumare dalla paura. La sua ombra non cederà mai, ma deve restare tale. Altrimenti finirà per logorare la tua vita, lasciandoti in preda all’angoscia perenne e a emozioni distruttive.

  2. “Molte delle verità che affermiamo dipendono spesso dal nostro punto di vista.”

    Obi-Wan Kenobi
    Nel momento in cui Luke Skywalker scopre la vera identità di suo padre, il mondo gli crolla addosso. Prima della fatale rivelazione, si era fidato delle parole di Obi-Wan e aveva idealizzato la figura paterna.
    Impara a riconoscere che non esistono verità assolute, ma opinioni, giudizi, interpretazioni della realtà. Tutto dipende dalla prospettiva da cui guardiamo le cose. Quindi non illuderti di trovare certezze o soluzioni definitive a un problema, perché resterai deluso quando ti scontrerai con la realtà. E non limitarti a una sola prospettiva, prova a guardare il mondo da punti di vista diversi.

  3. “No! Provare no. Fare! O non fare. Non c’è provare!”

    Yoda
    Quando stai per affrontare qualcosa, tendi a pensare: “Ci proverò”. Ma il Maestro Yoda insegna a rivalutare questo atteggiamento mentale che induce a procedere per tentativi sperando di riuscire nell’intento.
    Perché? Si tratta di una dimostrazione di insicurezza, soprattutto quando ti trovi di fronte a una scelta. Esiti a muovere un passo in una direzione e quella titubanza condiziona il risultato. Allora decidi di fare quel passo oppure non farlo. Prendi atto delle tue scelte, mettiti in discussione. Non nasconderti dietro una scusa, ma decidi e agisci. Se vuoi raggiungere un obiettivo, l’indecisione non ti sarà d’aiuto. Saranno l’impegno, la risolutezza e l’azione a farti avvicinare al traguardo.

  4. Luke
    : “Non posso crederci!”

    Yoda: “Ecco perché hai fallito.”
    Durante l’addestramento per diventare uno Jedi, Luke impara da Yoda che un problema è insuperabile perché lo vediamo tale nella nostra mente.
    Esistono limiti che non puoi superare e spesso sei tu il primo a costruire gli ostacoli che ti sembrano insormontabili. Ma la fiducia in te stesso è il primo passo per andare oltre le tue aspettative.
    Se non credi in ciò che fai, chi lo farà? Credi in te stesso, abbi fiducia nelle tue capacità e potrai realizzare qualcosa che non pensavi fossi in grado di fare.

  5. E poi c’è questa scena.

Luke osserva i due soli che tramontano sul pianeta Tatooine. Insoddisfatto del suo presente, guarda lontano, sospira e contempla i due astri al tramonto, uno chiaro e l’altro scuro (i due lati della Forza?). Luke scruta l’orizzonte e conquista una nuova fiducia. La fiducia nel futuro.

Non è solo una delle scene più iconiche della storia del cinema, è anche un momento magistrale in cui ognuno di noi può immedesimarsi. Quante volte ti senti abbattuto, frustrato e desideri fuggire dal presente? La proiezione di questi desideri e del conflitto interiore è in quella scena. La brama di andare oltre, di scoprire cosa ti aspetta, di esplorare il tuo orizzonte.
Rifletti su quell’istante in cui desideri voltare pagina e veder tramontare un brutto momento della tua vita. E poi pensa a un nuovo inizio, indaga le tue aspettative sul futuro e continua per la tua strada con una nuova speranza e con fiducia.
E che la Forza sia con te!

Lady Violet di Downton Abbey è la madrina dei freelance

E così Downton Abbey è giunto alla conclusione. Dopo sei stagioni diciamo addio alla celebre serie creata da Julian Fellowes. Io l’ho seguita sin dall’inizio e l’ho apprezzata nel complesso, malgrado ci siano stati alti e bassi… no, non mi riferisco alla dinamica upstairs e downstairs della serie, bensì a svolte più o meno brillanti nel corso delle sei stagioni.

Senza dubbio il successo di Downton Abbey si deve agli indimenticabili personaggi, alle loro storie che si sono intrecciate negli anni e che ci hanno fatto emozionare, gioire, infuriare e commuovere.

Il personaggio più amato? Lei e soltanto lei, la straordinaria Lady Violet Crawley, la Contessa Madre di Grantham, interpretata dalla leggendaria Dame Maggie Smith.

Lady Violet è ormai un personaggio iconico universalmente adorato dagli spettatori di tutto il mondo. Ci ha conquistato con la sua arguzia, le battute brillanti, l’orgoglio e l’ostinazione accompagnati da un’incrollabile lealtà alla famiglia. Ma è stato soprattutto il suo sarcasmo irresistibile a consacrarla come il personaggio più amato di Downton Abbey.

Esistono numerose raccolte dei momenti migliori di Lady Violet in Downton Abbey, in particolare citazioni, gif e omaggi video.
Così ho deciso di celebrare la mitica Lady Violet proponendola come madrina dei freelance. Ecco una serie di momenti che la vedono protagonista e riescono sempre a strappare una risata.

Lady Violet di Downton Abbey e il lavoro freelance:

1. Quando ti chiedono se lavorare da casa è un lavoro.

2. Quando il cliente si complimenta per l’eccellente lavoro che hai svolto.

3. Quando sei abituato alle email di lavoro ma ricevi una telefonata di lavoro.

4. Quando il cliente ti dice che il budget per il progetto è limitato.

5. Quando ti propongono di lavorare gratis per ottenere visibilità.

6. Quando qualcuno si permette di dubitare delle tue competenze.

7. Quando hai tanti lavori da consegnare la settimana successiva e ti augurano un buon fine settimana.

8. Quando il cliente ti paga alla consegna della fattura.

9. Quando non ne puoi più di lamentele e hai bisogno di una botta di motivazione.

10. Quando hai consegnato il lavoro e sei prontissimo a ricevere altri incarichi.

Ghironda Summer Festival, un travolgente incontro di culture

Il Ghironda Summer Festival è una manifestazione all’insegna della multiculturalità in cui scoprire culture, tradizioni e artisti dei cinque continenti. Un’esperienza preziosa per vivere in prima persona i suoni, le suggestioni, i colori e le emozioni della cultura popolare di ogni angolo della Terra.

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La Ghironda è stata una bellissima occasione per incontrare culture provenienti da tutto il mondo. Grazie al suo spirito itinerante, puoi immergerti nella musica, la danza, l’arte e l’intrattenimento e rimanere affascinato dall’artigianato multietnico mentre (ri)scopri i luoghi storici della Puglia.

Sono tante le espressioni artistiche che mi hanno conquistato: dal reggae dei Microguagua alle illusioni di Sean Rooney del Cirque du Soleil, fino alle danze, le maschere, gli strumenti a percussione e l’ammaliante Danza del Fuoco degli indiani Milon Mela.

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E poi lo spettacolo offerto dagli acrobati Asante del Kenya, che lascia letteralmente senza fiato. asante-ghironda-2

Tra salti acrobatici, equilibrismi, piramidi umane e giochi di fuoco, gli artisti divertono con la loro simpatia e autoironia, sprigionando un’energia gioiosa e suscitando quel senso di stupore e meraviglia che si prova da bambini.

Mi hanno ammaliato i Sesto Sol di Città del Messico con le musiche, gli strumenti, le danze ipnotiche e i rituali degli Aztechi in omaggio al Sole, alla Luna e alla Terra, spiegando inoltre il significato dei costumi e delle tradizioni sempre vive della loro cultura. I ritmi e i movimenti incalzanti trasportano in altri luoghi, creando una suggestione travolgente.

E come i Sesto Sol, anche i peruviani Sayaka Inka hanno trasmesso un grande messaggio di fratellanza, che è alla base di questa manifestazione artistica e multiculturale.

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Come dimostra la Ghironda, la diversità è una ricchezza da accogliere, rispettare e ospitare, come se facessimo parte di una famiglia senza confini.

Hai paura? È il momento giusto di saltare!

Il momento di saltare è sempre e solo uno: quando abbiamo una gran paura.
Che si tratti di una scelta della vita privata o di una decisione che riguarda la professione, la paura è il mezzo per catalizzare la motivazione.

Potrebbe sembrare un paradosso, visto che quando abbiamo paura ci ritroviamo in uno stato di immobilità che ci induce a rimanere dove siamo, a non muovere un passo oltre, come se fossimo sull’orlo di un precipizio. E allora come si fa ad andare avanti, se restiamo fermi?

a most violent yearDi recente ho visto 1981: Indagine a New York (A Most Violent Year), il film di J.C. Chandor con due strepitose interpretazioni di Oscar Isaac e Jessica Chastain.
Tra le varie cose che ho apprezzato del film, c’erano diversi spunti e strategie imprenditoriali che possono essere di ispirazione. Perché in un contesto dominato dalla corruzione e disseminato di vie facili da seguire solo a patto di compromettere l’onestà, ho intravisto uno spiraglio: il modo giusto per affrontare le cose è agire con integrità e correttezza. Sta a noi valutare, decidere e agire di conseguenza. Anche perché alla fine di tutto finisci per imbatterti nella tua coscienza.

Così il salto nel vuoto è un rischio, un po’ come quella volta in cui hai imparato a tuffarti da uno scoglio molto alto. Ricordi il modo in cui tremavi all’idea di affrontare quella profondità che ti sembrava un abisso? Avevi paura dell’ignoto e quello era il momento giusto di saltare.

La paura non deve paralizzarti, devi cercare di razionalizzare ciò che stai provando e buttarti. Solo così non rimarrai al punto in cui ti trovi, ma potrai proseguire oltre trovando il giusto equilibrio fra prudenza, coraggio e un po’ di avventatezza.

“When it feels scary to jump, that is exactly when you jump. Otherwise you end up staying in the same place your whole life.”
A Most Violent Year

Cosa ci insegna Samantha Cristoforetti

Samantha Cristoforetti ha realizzato il sogno di tutti noi. E al suo ritorno sulla Terra dopo 200 giorni nello spazio, non si può fare a meno di pensare a questo viaggio astrale condiviso con lei.

Da bambina volevo fare l’astronauta. Questo accadeva ancor prima di sapere cosa fosse la vocazione lavorativa, quando avevo circa cinque anni e non avevo ancora imparato a leggere e a scrivere, ma gli adulti facevano la solita domanda: “Cosa vuoi fare da grande?”.
Certo, in quel periodo si susseguivano risposte piuttosto diverse, ma l’astronauta era una possibilità che mi affascinava molto.

Sono sicura che quasi tutti abbiamo avuto questo desiderio. E anche se poi abbiamo cambiato idea, lo spazio lassù è sempre rimasto qualcosa di ammaliante.

Samantha Cristoforetti torna sulla Terra dopo aver trascorso 199 giorni e 18 ore nello spazio, battendo una serie di record dal 23 novembre 2014 all’11 giugno 2015.

Grazie alle sue doti di comunicazione sui social network, ci è sembrato di accompagnarla in questa lunga avventura. Samantha ha condiviso con noi il suo lavoro quotidiano a bordo dell’ISS e ci ha permesso di contemplare insieme a lei gli straordinari scorci della Terra vista dallo spazio.

Con i suoi tweet come @AstroSamantha durante la sua spedizione abbiamo imparato tanto da lei.
Perché Samantha Cristoforetti ci insegna a guardare il mondo da un’altra prospettiva.

Senza dubbio ha affrontato difficoltà importanti e duri allenamenti, ma ci ha mostrato che il duro lavoro alla fine premia e ti consente di realizzare i tuoi sogni. E ha fatto tutto questo mostrando sempre il suo sorriso, con ironia ed entusiasmo.
Anche quando il rientro di Samantha e dei suoi compagni di viaggio è stato posticipato di un mese, ha accolto con favore questo imprevisto.

E come lei ci ha mostrato nelle sue foto spaziali, non dobbiamo dimenticare quella meraviglia che ci permette di guardare il mondo con nuovi occhi.

Foto scattata da Samantha Cristoforetti

Foto scattata da Samantha Cristoforetti

Samantha è un’italiana esemplare, e non perché ha assaggiato il primo caffè espresso nella storia dello spazio con un esperimento per lo studio della dinamica dei fluidi. Samantha Cristoforetti ci rende fieri con le sue conoscenze tecniche, gli studi e l’esperienza, le notevoli competenze linguistiche e il suo modo di essere.

Impegno, condivisione, entusiasmo e quel senso di stupore che allaccia la nostra vita adulta al bambino con il naso all’insù che fa parte del passato: ecco Samantha, che voleva fare l’astronauta. E che ci ha insegnato che mirare alle stelle è possibile.

I libri, la lettura e io

I libri rappresentano una compagnia preziosa della mia vita, una presenza costante che mi ha arricchito da bimba e continua ad arricchirmi da adulta.

Sin da bambina, poco dopo aver imparato a leggere, ho sempre adorato immergermi tra le pagine di un libro. E nel corso degli anni mi sono appassionata a generi diversi, ho esplorato luoghi e conosciuto personaggi che ormai fanno parte di ciò che sono e che spesso diventano un riferimento nella vita quotidiana.

Per me la lettura è un rifugio, una fuga, una scoperta. Ma la lettura è soprattutto condivisione.
Può sembrare una cosa paradossale, dato che leggere un libro è un’attività solitaria, uno dei rari momenti da dedicare a se stessi.

Eppure la lettura è sempre stata un’esperienza che amo condividere. Come i libri e gli scrittori scoperti insieme alla mia sorella gemella sin da quando eravamo bambine. E le preferenze così simili ancora oggi, che ci permettono di confrontare le nostre impressioni in uno scambio incessante e ricco di stimoli.

E poi grazie ai libri ho conosciuto persone meravigliose. Da una passione letteraria in comune sono nate amicizie profonde e oggi queste sono tra le persone più care della mia vita. Viviamo le stesse emozioni, insieme condividiamo interessi, affinità ed esperienze.

Magari è una cosa scontata: una traduttrice adora leggere. Senza dubbio l’amore per la lettura ha alimentato la mia passione per la traduzione, fino a decidere di consacrarmi a essa per lavoro. Sono certa che ogni traduttore ha accarezzato per un po’ l’idea di dedicarsi alla traduzione letteraria, finendo spesso per prendere altre direzioni. E poi i traduttori hanno un modo tutto loro di leggere i libri

Insomma, non posso fare a meno dei libri. Anche perché la lettura è il mezzo per conoscere sensibilità, modi di pensare e idee che alla fine diventano propri, come accade quando uno scrittore diventa uno dei massimi modelli di ispirazione della vita.