Capire il lavoro freelance: una questione di muri

Quando incontro qualcuno che non vedo da un po’ di tempo, l’interlocutore medio non sa come porre domande pertinenti relative alla mia professione. Perché lavorare da casa può sembrare un’anomalia, visto che la “normalità” consiste nel lavorare otto ore al giorno, cinque giorni su sette (ferie, permessi e malattie esclusi) in un altro luogo.

L’idea che io lavoro come traduttrice freelance appare piuttosto complessa per la maggior parte della gente.
E in questi anni mi è capitato di sentire la domanda: “Fai sempre lo stesso lavoro?”.

Dove lavori?

Una difficoltà che ho riscontrato quando spiego la mia professione riguarda proprio il luogo di lavoro.
Non so se sia una caratteristica dell’Italia meridionale, o magari la situazione è simile anche nelle altre regioni: sta di fatto che la concezione del luogo di lavoro è centrale. “X lavora in un’agenzia di assicurazioni”, “Y lavora in un’azienda che si occupa di moda bimbo”. Il focus è sempre sul luogo, mai sulla mansione.

Benissimo, lavori nell’azienda Z. Ma che lavoro fai? Qual è il tuo ruolo, quali sono i tuoi compiti?
Direi che è questo il punto della questione. Invece l’interesse generale riguarda il luogo in cui puoi semplicemente affittare il cervello per otto ore al giorno. Perché parliamoci chiaro: spesso è la realtà. Spesso non importa la produttività, gli obiettivi raggiunti, puoi anche procrastinare e non concludere nulla, tanto alla fine l’importante è che tu stia seduto alla scrivania e “far vedere che stai lavorando”.

Non voglio assolutamente generalizzare, visto che c’è gente che si impegna davvero al tremila per cento sul lavoro. Ma come scrive Emanuela Zaccone, “Siamo un paese in cui farsi vedere mentre si lavora conta più di ciò che si fa lavorando”.

I clienti e il mondo

Lavorando come traduttrice freelance, quasi tutti i miei clienti si trovano a centinaia di chilometri da me. E in molti casi i clienti sono all’estero, per lo più in Europa. È vero che ho qualche cliente in zona, eppure quest’ultimo elemento è quello più comprensibile agli occhi degli altri.

Un po’ di tempo fa, una persona mi ha chiesto se avevo trovato altri clienti nei dintorni. La domanda mi ha alquanto sorpreso, dato che il bacino di potenziali clienti di un traduttore è grande quanto il mondo intero. Però è vero che è più facile capire che hai un cliente a una decina di chilometri di distanza rispetto a un cliente in Francia o in Canada, e così via.

Si tratta di limiti mentali, della difficoltà di comprendere che ehi, un piccolo professionista può avere un cliente all’estero e anche oltreoceano. Non è una prerogativa delle grandi aziende o delle multinazionali.

Freelance: fri-cosa?

Freelance non è una brutta parola. Ma per alcuni lo è. E da un lato posso capirlo, visto che siamo il Paese dove l’inglese è inserito in tutte le salse (Jobs Act, stepchild adoption, solo per citarne due) anche laddove non sarebbe necessario; però “fa figo”.

Così, quando mi chiedono che lavoro faccio, adatto la mia risposta all’interlocutore. Per un cinquantenne o sessantenne sarebbe generalmente ostico interpretare l’espressione “traduttrice freelance”. E quindi dico: “Sono traduttrice e lavoro come libero professionista“.

Non c’è dubbio: si tratta di una questione di mentalità e, soprattutto, di muri da abbattere.

Riusciremo a cambiare prospettiva?

Ti ritrovi nella mia esperienza? Vivi qualcosa di simile quando parli del tuo lavoro?
Confrontiamoci, raccontami la tua esperienza nei commenti. Perché è bello sapere di non essere soli. 😉

La traduzione è donna?

Quando andavo all’università le studentesse in traduzione superavano nettamente il numero degli studenti. E credo che la tendenza sia rimasta la stessa ancora oggi.
Da quando lavoro come traduttrice freelance, ho riscontrato che le colleghe traduttrici sono di più dei colleghi traduttori.

Così mi sono chiesta: la traduzione è una professione prevalentemente femminile?

Ammetto che la domanda mi ha condotto verso un altro interrogativo: la traduzione è donna?

Per trovare una risposta, propongo una riflessione a partire da alcuni studi che affrontano la traduzione secondo una prospettiva di genere.

La Bella infedele

Sulla base della valenza femminile del termine “traduzione”, nel Seicento gli studi sulla traduzione in Francia coniano l’espressione delle traduzioni “belles infidèles“, focalizzate sulla cultura di arrivo: la traduzione bella, ben fatta, è infedele all’originale, mentre la traduzione fedele, quella letterale, parola per parola, è brutta.
L’idea richiama l’immagine della donna bella ma infedele in contrapposizione alla donna brutta ma fedele. E tutto ciò rientra nella sfera del matrimonio, con immagini di richiamo sessuale, fedeltà e tradimento.

Questa interpretazione è maschilista, come hanno sottolineato gli studi femminili sulla traduzione.
Prova a farci caso. Ancora oggi si parla di paternità di un testo, non di maternità. Con questa accezione il testo originale è maschio e alla scrittura dell’autore si contrappone l’attività derivata, quindi inferiore, della traduzione.

Infatti, se analizziamo il rapporto fra testo e traduzione, generalmente quest’ultima viene descritta come l’immagine dell’originale, lo specchio in cui il testo di partenza deve riflettersi.

La lingua madre

Un’altra affascinante prospettiva capovolge i ruoli. La traduzione non deve profanare la lingua madre, quindi il testo originale. La lingua, poiché materna, si riveste di un’immagine femminile: la fedeltà alla lingua madre deve essere preservata, così come la purezza del testo originale.

Ecco le immagini che si ripetono: bellezza, fedeltà, purezza. Si tratta di concetti associati alla figura femminile. Tutto questo basta a dire che la traduzione è donna?

Traduttore freelance e potenziale cliente: come fare una buona impressione

Il traduttore freelance è sempre alla ricerca di clienti: agenzie di traduzioni, aziende, privati, organizzazioni. La lista non finisce qui ed è decisamente varia.

Ma oltre a prendere l’iniziativa per intercettare potenziali clienti interessati ai suoi servizi di traduzione, talvolta è il cliente a contattare il traduttore per la prima volta. In questo caso l’email o la telefonata del potenziale cliente arriva grazie al passaparola, oppure come risultato dell’ottimo lavoro di personal branding del traduttore freelance, che raggiunge una certa visibilità online grazie al sito, al blog e ai suoi profili social.

Quando è il cliente a contattare il traduttore freelance, quest’ultimo deve fare di tutto per assicurare una buona impressione e dimostrarsi degno della fiducia che il potenziale cliente ha voluto accordargli alla sua prima richiesta.

Ecco i miei suggerimenti in base alla mia esperienza.

Rispondi con rapidità

I tempi di risposta hanno una grande importanza. Se il potenziale cliente ti ha mandato un’email, cerca di rispondere tempestivamente alla sua richiesta. Che si tratti di un preventivo o della possibilità di incontrarsi e discutere del progetto, dimostra la tua disponibilità rispondendo nel più breve tempo possibile.
Se il cliente ha contattato vari traduttori, quasi sempre il primo traduttore freelance a rispondere è quello che finisce per aggiudicarsi il lavoro.

Comunica con un linguaggio semplice

A meno che tu non abbia a che fare con un’agenzia di traduzioni, il potenziale cliente non conosce la terminologia specifica utilizzata dal traduttore freelance. Quindi spiega cos’è una cartella o un CAT tool, oppure non dare per scontato che il potenziale cliente sappia la differenza fra traduzione e localizzazione.

Usa un linguaggio chiaro e semplice, evitando i termini troppo tecnici, e comunica con un linguaggio comprensibile per il potenziale cliente.

Personalizza la comunicazione

C’è il cliente che non hai mai incontrato e con cui hai sempre lavorato attraverso lo scambio di email, ma c’è anche quello che ha bisogno di conoscerti di persona o che preferisce comunicare al telefono.

Il segreto per instaurare un ottimo rapporto è adattarti allo stile di comunicazione del cliente. Allora personalizza il tuo approccio comunicativo secondo le sue esigenze, facendolo sentire unico.
Poi è ovvio che, sebbene il tuo cliente preferisca una chiacchierata di lavoro a uno scambio di email, la parola scritta (preventivo, ordine, eventuale contratto, fattura) non deve mai mancare.

Cerca di essere la soluzione, non il problema

A volte il potenziale cliente ti contatta per un progetto relativo a un ambito di specializzazione che non ti appartiene o per una combinazione linguistica che non corrisponde alle tue lingue di lavoro attive e passive. Oppure vorresti accettare il lavoro, ma la richiesta arriva in un periodo in cui stai già lavorando a numerosi progetti con consegna imminente.

In quei casi in cui non puoi accettare il lavoro proposto, non diventare fonte di ulteriori difficoltà per il potenziale cliente, ma cerca di trovare una soluzione: proponi un altro collega, mettilo in contatto con un traduttore freelance che lavora con quel particolare settore o nella combinazione linguistica richiesta dal cliente e diversa dalla tua. Questa volta non otterrai il lavoro, ma il potenziale cliente sarà grato per la soluzione che hai fornito e si ricorderà di te. E magari in futuro ti contatterà di nuovo per un progetto che potrai accettare senza problemi.

Cosa ne pensi? Quali altri suggerimenti possiamo aggiungere per fare una buona impressione?

Suggerimenti utili per le vacanze del freelance

Sei un freelance e stai per andare in vacanza?
Ti lascio alcuni suggerimenti utili per le tue settimane di riposo: consigli da seguire e proposte da mettere in pratica per ricaricare le batterie.

“Aperti per ferie” è il motto che potrebbe campeggiare sul mio business estivo. Sì, la mia pausa vera e propria non sarà durante queste settimane afose, mentre più o meno tutti staranno in panciolle al sole.

Quindi, per quanto mi riguarda, i progetti di lavoro di questa estate sono i benvenuti.

Ma se tu ti stai preparando a qualche giorno o settimana di vacanza, sarebbe meglio ripassare alcuni suggerimenti specifici per le vacanze del freelance.
Perché se da un lato saresti portato a pensare che le vacanze sono il male perché “vacanze freelance = non fatturo”, dall’altro sai benissimo che è importante staccare e riposare per poi ripartire alla grande.

Allora ricorda innanzitutto di concludere ogni progetto in sospeso ed emettere le relative fatture ai tuoi clienti. Di certo sai che il saldo probabilmente lo avrai a settembre (se va bene), visto che il mondo si ferma ad agosto, soprattutto in Italia…

E poi leggi questi articoli scritti da colleghi freelance, ricchi di spunti e di consigli da seguire prima di andare in vacanza e di suggerimenti utili per gestire le tue giornate di riposo.

Freelance e vacanze: come organizzarsi. Checklist
Le vacanze del buon freelance
Cose da (non) fare se sei un freelance in vacanza
E ora dimmi, caro freelance: tu che farai per le vacanze estive?
Hai deciso di staccare, vero? Che progetti hai per l’estate?

I libri, la lettura e io

I libri rappresentano una compagnia preziosa della mia vita, una presenza costante che mi ha arricchito da bimba e continua ad arricchirmi da adulta.

Sin da bambina, poco dopo aver imparato a leggere, ho sempre adorato immergermi tra le pagine di un libro. E nel corso degli anni mi sono appassionata a generi diversi, ho esplorato luoghi e conosciuto personaggi che ormai fanno parte di ciò che sono e che spesso diventano un riferimento nella vita quotidiana.

Per me la lettura è un rifugio, una fuga, una scoperta. Ma la lettura è soprattutto condivisione.
Può sembrare una cosa paradossale, dato che leggere un libro è un’attività solitaria, uno dei rari momenti da dedicare a se stessi.

Eppure la lettura è sempre stata un’esperienza che amo condividere. Come i libri e gli scrittori scoperti insieme alla mia sorella gemella sin da quando eravamo bambine. E le preferenze così simili ancora oggi, che ci permettono di confrontare le nostre impressioni in uno scambio incessante e ricco di stimoli.

E poi grazie ai libri ho conosciuto persone meravigliose. Da una passione letteraria in comune sono nate amicizie profonde e oggi queste sono tra le persone più care della mia vita. Viviamo le stesse emozioni, insieme condividiamo interessi, affinità ed esperienze.

Magari è una cosa scontata: una traduttrice adora leggere. Senza dubbio l’amore per la lettura ha alimentato la mia passione per la traduzione, fino a decidere di consacrarmi a essa per lavoro. Sono certa che ogni traduttore ha accarezzato per un po’ l’idea di dedicarsi alla traduzione letteraria, finendo spesso per prendere altre direzioni. E poi i traduttori hanno un modo tutto loro di leggere i libri

Insomma, non posso fare a meno dei libri. Anche perché la lettura è il mezzo per conoscere sensibilità, modi di pensare e idee che alla fine diventano propri, come accade quando uno scrittore diventa uno dei massimi modelli di ispirazione della vita.

Le più grandi paure del freelance

La vita del freelance è un salto nel vuoto, perché deve affrontare le sue paure quotidiane con audacia.

Il freelance può sembrare un lavoratore avvantaggiato sotto vari aspetti: niente traffico per raggiungere l’ufficio in auto o con i mezzi pubblici, orari flessibili, nessun titolare o colleghi sgraditi ma inevitabili con cui condividere i giorni di lavoro. Eppure la vita da freelance ha una compagna quotidiana decisamente estranea al lavoro dipendente, che può contare sulla certezza della busta paga.

Questa compagna è la paura. A dire la verità, le più grandi paure del freelance sono due.

1. Non essere pagato

Concluso un progetto, il freelance invia la fattura al cliente e il calvario dell’attesa ha inizio. Il pagamento sarà puntuale? Quasi sempre la consegna del lavoro è urgente, ma le tempistiche del pagamento sono in genere dilatate.
Alcuni clienti virtuosi saldano la fattura dopo pochi giorni, in altri casi il pagamento avviene alla scadenza della fattura. E poi talvolta bisogna sollecitare il cliente con una telefonata o una mail (nel migliore dei casi), perché i tempi si allungano e il pagamento diventa un miraggio.

2. Non ricevere altre commissioni

Questa è un’ansia irrazionale ma difficile da tenere a freno. Appena termina un lavoro, il freelance cede al timore di non ricevere altri progetti da parte dei clienti. Magari alcuni lavori si accumulano nello stesso periodo, ma poi si susseguono giorni in cui non arriva nessuna richiesta nella casella di posta. Nessun preventivo, incarico, contratto e lavoro per giorni e il panico aumenta, suscitando dubbi e mettendo in discussione la motivazione. Si tratta del cosiddetto ciclo “feast or famine”, il periodo di grassa e di magra che si alterna nella vita del freelance.

Sono certa che esistono altre insicurezze, ansie e paure, ma credo che queste siano le più grandi.

Caro freelance, anche tu affronti timori simili nella tua professione? Come gestisci queste paure della tua vita quotidiana? Raccontalo nei commenti.

La mia esperienza al Cosmoprof 2015

Si è appena conclusa la mia straordinaria esperienza al Cosmoprof 2015 di Bologna in veste di interprete. E sono decisamente soddisfatta dell’esito della manifestazione anche nel mio piccolo.

Dal 19 al 23 marzo ho lavorato come interprete sia al Cosmoprof, l’evento internazionale della Cosmesi, che al Cosmopack, la fiera dedicata alla filiera produttiva dell’industria cosmetica.

I risultati generali della manifestazione fieristica si sono rivelati al di sopra delle aspettative, con un aumento di visitatori stranieri del 30% rispetto allo scorso anno.

E anche nel mio piccolo questa esperienza al Cosmoprof è stata ricca di stimoli, novità, incontri e soddisfazione sia sul piano professionale che su quello umano.

Questi sono i punti salienti della mia esperienza al Cosmoprof 2015:

  • Uscire dalla cosiddetta comfort zone è importante.
    Anche se lavorare come traduttrice freelance è una scelta di vita appagante, spesso bisogna lasciare la postazione quotidiana per vivere nuove esperienze, vedere nuovi posti e lavorare in un contesto diverso e, proprio per questo, molto stimolante.
  • Lavorare come interprete in questi giorni mi ha dato la possibilità di interagire con tante culture diverse, utilizzando le mie tre lingue di lavoro con interlocutori stranieri provenienti da ogni parte del mondo. Ad esempio, nell’arco di pochi minuti siamo passati dalla trattativa inglese <> italiano in presenza di un potenziale partner pakistano alla trattativa francese <> italiano con due francesi, per poi tornare all’inglese con l’imprenditore coreano… Insomma, un viaggio linguistico e culturale incessante che ho semplicemente adorato.
  • Stabilire nuovi contatti, scambiare i biglietti da visita e “sensibilizzare” il profano alla figura del traduttore, che non è solo una professione del settore editoriale (sì, mi hanno anche chiesto se traduco libri…).
  • Consolidare i rapporti professionali e umani con i clienti.
    Oltre a conoscere nuove persone, questa esperienza si è rivelata eccezionale anche grazie alle persone con cui ho lavorato. Perché talvolta capita di fornire un servizio a un cliente con cui magari non c’è una particolare intesa sul piano umano e il rapporto si esaurisce con la prestazione professionale.
    In questo caso, invece, ho avuto la fortuna di lavorare con persone che stimo, ammiro e rispetto e con le quali ho potuto condividere un’esperienza gratificante.
Se i giorni di Cosmoprof 2015 sono stati magnifici, è soprattutto grazie a loro.

I 2 requisiti fondamentali del lavoro da casa

Possono sembrare due aspetti scontati del lavoro da casa, invece si tratta di sfide spesso sottovalutate. Quali sono i due requisiti fondamentali del freelance che lavora da casa?

È bene ricordarli non solo per il lavoratore che si confronta ogni giorno con questa realtà vivendola in prima persona, ma anche per quelli che sono appena consapevoli dell’esistenza del lavoro da casa.

1. Evitare le distrazioni.
La produttività si basa su questo, dato che le distrazioni sono molteplici: dal partner o genitore o coinquilino che ti interrompe mentre stai lavorando al campanello o al telefono che squilla.

Metti subito in chiaro che non vuoi essere disturbato. Tieni la porta chiusa o di’ chiaramente che non devi essere importunato dalle ore X alle ore Y. Ignora il telefono.
E quindi anche il cellulare. Rispondi alle chiamate di lavoro, ma silenzia tutte le notifiche (social network, applicazioni come WhatsApp…) che interrompono il flusso di lavoro e frammentano la concentrazione.

Non perdere tempo sui social, lascia perdere Facebook, Twitter e compagnia mentre lavori. Puoi recuperare tutto durante i momenti di pausa. E non è la fine del mondo.

2. Imparare a gestire il lavoro solitario.
Innanzitutto dovresti essere in grado di lavorare da solo. Come freelance non devi soltanto essere produttivo, ma anche organizzare il tuo lavoro, gestire le scadenze e il lato amministrativo della tua professione.

A me piace lavorare in solitudine perché riesco a concentrarmi meglio. E come traduttrice preferisco il silenzio mentre lavoro.

Se però non sopporti la solitudine e hai bisogno di interagire – come se fossi in un ufficio con dei colleghi in un contesto di lavoro dipendente – puoi provare il coworking. Magari non incontrerai persone che fanno il tuo stesso lavoro, ma altri professionisti con cui fare rete e, perché no, avviare una collaborazione.

Come vedi, si tratta di requisiti essenziali del lavoro da casa. Eppure sono certa che non tutti siamo in grado di rispettarli fino in fondo.
Per te è così?

10 verità sul traduttore freelance

Oggi passiamo in rassegna alcune caratteristiche (più o meno serie) del traduttore freelance.

Per stilare le 10 verità sul traduttore freelance mi sono basata sulla mia esperienza, ma sono certa che molti traduttori condividono questi aspetti che riguardano non soltanto la professione, bensì il modo di vivere e di guardare il mondo.

Il traduttore freelance:
  1. Adora il caffè e lo beve ogni volta che può.
  2. Spesso gioca d’anticipo. La puntualità è una prerogativa essenziale non solo nell’ambito della sua professione, ma come stile di vita.
  3. Digita i tasti del pc a una velocità supersonica.
  4. Legge di tutto: libri, riviste, blog, saggi, romanzi, articoli, giornali, cartaceo, online, didascalie, titoli di coda.
  5. È rinomato per la precisione, la scrupolosità e l’attenzione al dettaglio. A volte viene criticato per un eccesso di zelo.
  6. Ha molta pazienza, eccetto quando legge o ascolta errori di grammatica.
  7. È abituato a spiegare di continuo in cosa consiste la sua professione. Sì, perché molti rimangono esterrefatti e pensano: “tradurre è un lavoro?”.
  8. Ha un modo tutto suo di leggere un libro. Torna più volte su una frase, ne studia l’equilibrio, prova a immaginare come avrebbe tradotto una parola o un determinato passaggio.
  9. Sa che urgenza e tempi rapidi sono le priorità di ciascun cliente, ma ognuno di loro attribuisce valori soggettivi a questi parametri.
  10. Ha una curiosità insaziabile.
Collega traduttore, ti riconosci in questi punti? Cosa aggiungeresti a questa lista di verità sul traduttore freelance?

4 suggerimenti per lavorare con un traduttore freelance

Per lavorare al meglio con un traduttore freelance, ti propongo questi suggerimenti.

1. Scegli il traduttore freelance in base alla combinazione linguistica e alla specializzazione.
Contatta un traduttore freelance che lavora con la combinazione linguistica di cui necessiti. Qual è la lingua di origine del progetto da tradurre? In quale lingua deve essere tradotto?
Se hai bisogno di una traduzione dall’italiano al francese, è inutile contattare un traduttore che lavora dall’italiano allo spagnolo.
Inoltre scegli un traduttore freelance specializzato nei settori che ti interessano. La specializzazione del traduttore è data dalla combinazione di formazione, competenze ed esperienza. Ad esempio, io non accetto incarichi di traduzioni giuridiche perché l’ambito giuridico non è un settore in cui sono specializzata.

2. Fornisci informazioni dettagliate sul progetto.
Il traduttore freelance deve sempre prendere visione del testo integrale per fornire un preventivo e accettare un lavoro.
Se disponi di materiale di riferimento per il traduttore, puoi facilitargli il lavoro inviandogli guide di stile, glossari utilizzati dall’azienda, trascrizioni di video per la traduzione dei sottotitoli. Questi strumenti semplificano il lavoro del traduttore consentendoti di risparmiare, perché il traduttore dedicherà meno tempo alla ricerca terminologica, e assicurano coerenza linguistica e stilistica.

3. Utilizza un formato editabile del testo, come Microsoft Word.
In caso di traduzioni di testi e non di progetti di localizzazione, è meglio preferire un formato che non deve essere convertito. Per facilitare il processo traduttivo e ottimizzare i costi, invia al traduttore freelance il progetto in un formato facilmente editabile, come Microsoft Word, invece di un PDF.

4. Specifica la data di consegna.
Il traduttore freelance ha sempre bisogno di una data di consegna del lavoro perché deve gestire diversi progetti e soddisfare vari clienti. Proponi dunque una data di consegna che il traduttore dovrà rispettare.
Ricorda che il fattore “urgenza” può influire sul costo di una traduzione, quindi è meglio non definire urgenti progetti che possono essere curati in tempi flessibili. Una traduzione può essere urgente se necessaria entro 24 ore dalla richiesta, ma alcuni committenti possono considerare urgente un progetto che il traduttore freelance deve consegnare entro una settimana.
La soluzione? È preferibile accordarsi su una data specifica per gestire i rispettivi impegni di lavoro.

Aggiungeresti qualche altro consiglio per migliorare la collaborazione fra un traduttore freelance e il committente?