Le più grandi paure del freelance

La vita del freelance è un salto nel vuoto, perché deve affrontare le sue paure quotidiane con audacia.

Il freelance può sembrare un lavoratore avvantaggiato sotto vari aspetti: niente traffico per raggiungere l’ufficio in auto o con i mezzi pubblici, orari flessibili, nessun titolare o colleghi sgraditi ma inevitabili con cui condividere i giorni di lavoro. Eppure la vita da freelance ha una compagna quotidiana decisamente estranea al lavoro dipendente, che può contare sulla certezza della busta paga.

Questa compagna è la paura. A dire la verità, le più grandi paure del freelance sono due.

1. Non essere pagato

Concluso un progetto, il freelance invia la fattura al cliente e il calvario dell’attesa ha inizio. Il pagamento sarà puntuale? Quasi sempre la consegna del lavoro è urgente, ma le tempistiche del pagamento sono in genere dilatate.
Alcuni clienti virtuosi saldano la fattura dopo pochi giorni, in altri casi il pagamento avviene alla scadenza della fattura. E poi talvolta bisogna sollecitare il cliente con una telefonata o una mail (nel migliore dei casi), perché i tempi si allungano e il pagamento diventa un miraggio.

2. Non ricevere altre commissioni

Questa è un’ansia irrazionale ma difficile da tenere a freno. Appena termina un lavoro, il freelance cede al timore di non ricevere altri progetti da parte dei clienti. Magari alcuni lavori si accumulano nello stesso periodo, ma poi si susseguono giorni in cui non arriva nessuna richiesta nella casella di posta. Nessun preventivo, incarico, contratto e lavoro per giorni e il panico aumenta, suscitando dubbi e mettendo in discussione la motivazione. Si tratta del cosiddetto ciclo “feast or famine”, il periodo di grassa e di magra che si alterna nella vita del freelance.

Sono certa che esistono altre insicurezze, ansie e paure, ma credo che queste siano le più grandi.

Caro freelance, anche tu affronti timori simili nella tua professione? Come gestisci queste paure della tua vita quotidiana? Raccontalo nei commenti.

La mia esperienza al Cosmoprof 2015

Si è appena conclusa la mia straordinaria esperienza al Cosmoprof 2015 di Bologna in veste di interprete. E sono decisamente soddisfatta dell’esito della manifestazione anche nel mio piccolo.

Dal 19 al 23 marzo ho lavorato come interprete sia al Cosmoprof, l’evento internazionale della Cosmesi, che al Cosmopack, la fiera dedicata alla filiera produttiva dell’industria cosmetica.

I risultati generali della manifestazione fieristica si sono rivelati al di sopra delle aspettative, con un aumento di visitatori stranieri del 30% rispetto allo scorso anno.

E anche nel mio piccolo questa esperienza al Cosmoprof è stata ricca di stimoli, novità, incontri e soddisfazione sia sul piano professionale che su quello umano.

Questi sono i punti salienti della mia esperienza al Cosmoprof 2015:

  • Uscire dalla cosiddetta comfort zone è importante.
    Anche se lavorare come traduttrice freelance è una scelta di vita appagante, spesso bisogna lasciare la postazione quotidiana per vivere nuove esperienze, vedere nuovi posti e lavorare in un contesto diverso e, proprio per questo, molto stimolante.
  • Lavorare come interprete in questi giorni mi ha dato la possibilità di interagire con tante culture diverse, utilizzando le mie tre lingue di lavoro con interlocutori stranieri provenienti da ogni parte del mondo. Ad esempio, nell’arco di pochi minuti siamo passati dalla trattativa inglese <> italiano in presenza di un potenziale partner pakistano alla trattativa francese <> italiano con due francesi, per poi tornare all’inglese con l’imprenditore coreano… Insomma, un viaggio linguistico e culturale incessante che ho semplicemente adorato.
  • Stabilire nuovi contatti, scambiare i biglietti da visita e “sensibilizzare” il profano alla figura del traduttore, che non è solo una professione del settore editoriale (sì, mi hanno anche chiesto se traduco libri…).
  • Consolidare i rapporti professionali e umani con i clienti.
    Oltre a conoscere nuove persone, questa esperienza si è rivelata eccezionale anche grazie alle persone con cui ho lavorato. Perché talvolta capita di fornire un servizio a un cliente con cui magari non c’è una particolare intesa sul piano umano e il rapporto si esaurisce con la prestazione professionale.
    In questo caso, invece, ho avuto la fortuna di lavorare con persone che stimo, ammiro e rispetto e con le quali ho potuto condividere un’esperienza gratificante.
Se i giorni di Cosmoprof 2015 sono stati magnifici, è soprattutto grazie a loro.

I 2 requisiti fondamentali del lavoro da casa

Possono sembrare due aspetti scontati del lavoro da casa, invece si tratta di sfide spesso sottovalutate. Quali sono i due requisiti fondamentali del freelance che lavora da casa?

È bene ricordarli non solo per il lavoratore che si confronta ogni giorno con questa realtà vivendola in prima persona, ma anche per quelli che sono appena consapevoli dell’esistenza del lavoro da casa.

1. Evitare le distrazioni.
La produttività si basa su questo, dato che le distrazioni sono molteplici: dal partner o genitore o coinquilino che ti interrompe mentre stai lavorando al campanello o al telefono che squilla.

Metti subito in chiaro che non vuoi essere disturbato. Tieni la porta chiusa o di’ chiaramente che non devi essere importunato dalle ore X alle ore Y. Ignora il telefono.
E quindi anche il cellulare. Rispondi alle chiamate di lavoro, ma silenzia tutte le notifiche (social network, applicazioni come WhatsApp…) che interrompono il flusso di lavoro e frammentano la concentrazione.

Non perdere tempo sui social, ignora Facebook, Twitter e Instagram mentre lavori. Puoi recuperare tutto durante i momenti di pausa. E non è la fine del mondo.

2. Imparare a gestire il lavoro solitario.
Innanzitutto dovresti essere in grado di lavorare da solo. Come freelance non devi soltanto essere produttivo, ma anche organizzare il tuo lavoro, gestire le scadenze e il lato amministrativo della tua professione.

A me piace lavorare in solitudine perché riesco a concentrarmi meglio. E come traduttrice preferisco il silenzio mentre lavoro.

Se però non sopporti la solitudine e hai bisogno di interagire – come se fossi in un ufficio con dei colleghi in un contesto di lavoro dipendente – puoi provare il coworking. Magari non incontrerai persone che fanno il tuo stesso lavoro, ma altri professionisti con cui fare rete e, perché no, avviare una collaborazione.

Come vedi, si tratta di requisiti essenziali del lavoro da casa. Eppure sono certa che non tutti siamo in grado di rispettarli fino in fondo.
Per te è così?

10 verità sul traduttore freelance

Oggi passiamo in rassegna alcune caratteristiche (più o meno serie) del traduttore freelance.

Per stilare le 10 verità sul traduttore freelance mi sono basata sulla mia esperienza, ma sono certa che molti traduttori condividono questi aspetti che riguardano non soltanto la professione, bensì il modo di vivere e di guardare il mondo.

Il traduttore freelance:
  1. Adora il caffè e lo beve ogni volta che può.
  2. Spesso gioca d’anticipo. La puntualità è una prerogativa essenziale non solo nell’ambito della sua professione, ma come stile di vita.
  3. Digita i tasti del pc a una velocità supersonica.
  4. Legge di tutto: libri, riviste, blog, saggi, romanzi, articoli, giornali, cartaceo, online, didascalie, titoli di coda.
  5. È rinomato per la precisione, la scrupolosità e l’attenzione al dettaglio. A volte viene criticato per un eccesso di zelo.
  6. Ha molta pazienza, eccetto quando legge o ascolta errori di grammatica.
  7. È abituato a spiegare di continuo in cosa consiste la sua professione. Sì, perché molti rimangono esterrefatti e pensano: “tradurre è un lavoro?”.
  8. Ha un modo tutto suo di leggere un libro. Torna più volte su una frase, ne studia l’equilibrio, prova a immaginare come avrebbe tradotto una parola o un determinato passaggio.
  9. Sa che urgenza e tempi rapidi sono le priorità di ciascun cliente, ma ognuno di loro attribuisce valori soggettivi a questi parametri.
  10. Ha una curiosità insaziabile.
Collega traduttore, ti riconosci in questi punti? Cosa aggiungeresti a questa lista di verità sul traduttore freelance?

4 suggerimenti per lavorare con un traduttore freelance

Per lavorare al meglio con un traduttore freelance, ti propongo questi suggerimenti.

1. Scegli il traduttore freelance in base alla combinazione linguistica e alla specializzazione.
Contatta un traduttore freelance che lavora con la combinazione linguistica di cui necessiti. Qual è la lingua di origine del progetto da tradurre? In quale lingua deve essere tradotto?
Se hai bisogno di una traduzione dall’italiano al francese, è inutile contattare un traduttore che lavora dall’italiano allo spagnolo.
Inoltre scegli un traduttore freelance specializzato nei settori che ti interessano. La specializzazione del traduttore è data dalla combinazione di formazione, competenze ed esperienza. Ad esempio, io non accetto incarichi di traduzioni giuridiche perché l’ambito giuridico non è un settore in cui sono specializzata.

2. Fornisci informazioni dettagliate sul progetto.
Il traduttore freelance deve sempre prendere visione del testo integrale per fornire un preventivo e accettare un lavoro.
Se disponi di materiale di riferimento per il traduttore, puoi facilitargli il lavoro inviandogli guide di stile, glossari utilizzati dall’azienda, trascrizioni di video per la traduzione dei sottotitoli. Questi strumenti semplificano il lavoro del traduttore consentendoti di risparmiare, perché il traduttore dedicherà meno tempo alla ricerca terminologica, e assicurano coerenza linguistica e stilistica.

3. Utilizza un formato editabile del testo, come Microsoft Word.
In caso di traduzioni di testi e non di progetti di localizzazione, è meglio preferire un formato che non deve essere convertito. Per facilitare il processo traduttivo e ottimizzare i costi, invia al traduttore freelance il progetto in un formato facilmente editabile, come Microsoft Word, invece di un PDF.

4. Specifica la data di consegna.
Il traduttore freelance ha sempre bisogno di una data di consegna del lavoro perché deve gestire diversi progetti e soddisfare vari clienti. Proponi dunque una data di consegna che il traduttore dovrà rispettare.
Ricorda che il fattore “urgenza” può influire sul costo di una traduzione, quindi è meglio non definire urgenti progetti che possono essere curati in tempi flessibili. Una traduzione può essere urgente se necessaria entro 24 ore dalla richiesta, ma alcuni committenti possono considerare urgente un progetto che il traduttore freelance deve consegnare entro una settimana.
La soluzione? È preferibile accordarsi su una data specifica per gestire i rispettivi impegni di lavoro.

Aggiungeresti qualche altro consiglio per migliorare la collaborazione fra un traduttore freelance e il committente?

Elogio della follia… del freelance

Caro freelance, che ne diresti di fare i conti con la tua follia?

Non c’è niente di offensivo in queste parole, ma prendo in prestito l’espressione di Erasmo da Rotterdam per applicarla a te.

Perché definire folle un freelance?
Per tanti motivi. La nostra follia è ammirevole, sia chiaro. Lo stesso Steve Jobs ci invitava a essere folli, ad abbracciare quella scintilla di creatività, di apertura mentale, di curiosità verso il mondo, di spirito di iniziativa destinato a concretizzare un’idea. Proprio ciò che dovrebbe stare alla base della vita da freelance, cioè un piano concreto, un progetto professionale, obiettivi chiari e spirito imprenditoriale: e poi via, il mondo del lavoro ci aspetta!

Aziende, istituzioni, enti, agenzie, organizzazioni e privati hanno bisogno delle nostre competenze. Siamo una categoria professionale in aumento in tutto il mondo. Pensa che soltanto negli Stati Uniti i lavoratori freelance sono circa 42 milioni.

E in Italia?

Programmatori, consulenti, traduttori, web designer, web writer… siamo in tanti, siamo il lavoro del futuro visto che il posto fisso sta scomparendo, eppure nel nostro Paese veniamo considerati quasi dei matti per la nostra iniziativa imprenditoriale.

Perché aprire la Partita IVA se la maggior parte di quanto guadagni andrà via in imposte e contributi? Perché cerchi di trasformare la tua passione in un lavoro in un Paese dove “lavoro” è sinonimo di noia e peso inevitabile da portare sulle spalle per vivere (anzi, sopravvivere)?

Non basta essere considerati lavoratori di serie B da familiari/parenti/amici che non capiscono cosa significhi essere freelance e ti vedono smanettare al computer senza capire che lavoro fai.
E che parlano di te a terzi senza definire chiaramente la tua professione, perché l’unica frase che sanno concepire somiglia a “lavora al computer” o “lavora a casa”.

E tu, freelance esausto di dover spiegare sempre le stesse cose, di far capire che il tuo è un lavoro anche se non affitti il cervello in un ufficio per otto ore al giorno, ma lavori da casa, ti senti abbattuto e frustrato.

La nostra è una categoria di lavoratori non riconosciuta dalle istituzioni, non tutelata e oppressa da aumenti contributivi e fiscali, eppure siamo freelance.

Dobbiamo cercare clienti ogni giorno, lavorare il più possibile per guadagnare, promuovere la nostra attività, sollecitare il saldo delle fatture, fare i conti con i pregiudizi sul nostro lavoro freelance. Ma non dobbiamo lasciarci abbattere da chi ci chiede quando troveremo “un vero lavoro”.

Quindi la tua follia è quella passione alla base di ciò che fai, la tua determinazione a raggiungere gli obiettivi, il coraggio di pensare fuori dagli schemi ed essere anticonformista nella vita e sul lavoro. Perché essere freelance è uno stile di vita.

E l’elogio della follia del freelance è proprio questo: un incoraggiamento, malgrado tutto, ad andare avanti.

Perché celebrare la Giornata Mondiale della Traduzione

Le origini della festa

Il 30 settembre si celebra la festa di San Girolamo (o Gerolamo), santo protettore dei traduttori. San Girolamo, morto il 30 settembre 420, fu infatti un ottimo traduttore. A lui si deve la Vulgata, la prima traduzione completa in latino della Bibbia a partire dal testo in greco ed ebraico.

Rifacendosi agli insegnamenti di Cicerone e Orazio, San Girolamo adottò un approccio decisamente moderno nei confronti della traduzione:

Non rendo la parola con la parola, ma il senso con il senso.

Questo è l’approccio che denota la professionalità del traduttore. La traduzione non è la semplice sostituzione di parole, ma consiste nel trasferire il significato, le sfumature linguistiche e culturali del messaggio originale. La traduzione è l’esatto trasferimento del testo da una lingua all’altra, che richiede una sensibilità del tutto umana.

La traduzione e la vita

Traduco, ergo sumusCome Cartesio e il suo “Cogito, ergo sum” (Penso, dunque sono) e la rielaborazione filosofica di Camus con la massima “Je me révolte, donc nous sommes” (Mi rivolto, dunque siamo), propongo questo motto:

Traduco, ergo sumus.
Traduco, dunque siamo.

Senza il traduttore professionista, il mondo della comunicazione non esisterebbe. E il motivo è molto semplice.

Il lavoro del traduttore contribuisce all’esistenza di ognuno di noi. È un’impresa che, anche se svolta in relativa solitudine, influisce sul mondo intero.
Senza il traduttore professionista non conosceresti il cinema internazionale, non vedresti film, serie televisive, documentari provenienti da tutto il mondo; non leggeresti il 90% di libri, articoli, giornali, riviste; non compreresti prodotti provenienti da aziende estere; non avresti accesso a innumerevoli servizi; non potresti internazionalizzare la tua azienda; non saresti in grado di far funzionare un dispositivo o un macchinario senza le istruzioni d’uso.

La traduzione è implicata in ogni momento della nostra quotidianità. Possiamo accedere con facilità a notizie, interviste, dibattiti culturali, programmi, letture, pubblicità, acquisti, che sarebbero invece inaccessibili senza la mediazione linguistica e culturale.

Quindi esistiamo anche grazie ai traduttori, figure professionali che spesso rimangono dietro le quinte, ma che di fatto rendono possibile la vita di tutti.

Senza un traduttore non avresti mai letto il tuo libro preferito, né visto il tuo film irrinunciabile né potresti utilizzare il prodotto di cui non puoi fare a meno.

Perché celebrare la Giornata Mondiale della Traduzione?
Perché è giusto, almeno un giorno all’anno, ricordare l’importanza della traduzione nella nostra vita, esserne consapevoli e ringraziare quei professionisti che rendono tale la nostra esistenza con il loro lavoro.

Traduco, ergo sumus.

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A proposito di Lippolis

Un titolo forse familiare perché evoca lo splendido film dei fratelli Coen intitolato A proposito di Davis. In realtà vorrei semplicemente inaugurare questo blog con una riflessione sui progetti per il futuro.

– Tu ci pensi mai al futuro in generale?
– Al futuro? Intendi le macchine volanti, gli alberghi sulla luna?
(A proposito di Davis)

Anche se ho chiuso da un pezzo il capitolo universitario e maturato un po’ di esperienza come traduttrice, l’avvenire professionale è un modello costante fatto di progetti da realizzare, obiettivi da raggiungere, lavoro e formazione continua.

La mia particolare posizione include anche la lotta atta a migliorare la percezione del traduttore, figura professionale che, ahimè, è molto sottovalutata, incompresa, fraintesa. E non solo quando esci dal mondo dorato dell’università.

In quel periodo le domande sul futuro diventano il principale interesse di chi ti circonda: familiari, amici, parenti, semplici conoscenti. Ci si aspetta che tu fornisca risposte rassicuranti, in linea con le generiche aspettative professionali.

Poi ecco il momento della verità: Traduttrice freelance.
Seguono sguardi trasognati, confusi, scettici, dubbiosi. Una delle reazioni verbali più diffuse a questa risposta è un’altra domanda: cioè?
Nel tentativo di placare l’esasperazione, ricordo che anche durante gli studi universitari mi veniva chiesto cosa fosse questa “mediazione linguistica”…

Ma oltre a ignorare l’esistenza del traduttore freelance, nel corso del tempo si sono susseguite risposte disparate e sconfortanti:

– Ah, quindi sai le lingue!
– Che bello, la traduttrice a Firenze!
– Dai, poi anche tu troverai un vero lavoro.

Solo per citarne alcune.

Un vero lavoro: questa espressione è ormai un’etichetta mentale difficile da rimuovere. Sono certa che in futuro meriterà un post tutto suo.

Nel frattempo ti accorgi che l’unico modo per far comprendere chiaramente al “profano” la tua professione è semplificare la terminologia specifica.

Però ritengo che ci sia una sostanziale differenza tra queste quattro espressioni:

  1. Faccio traduzioni.
  2. Traduco.
  3. Faccio la traduttrice.
  4. Sono traduttrice.

Ecco, preferisco l’ultima. Così come un individuo è avvocato, giornalista, imprenditore, consulente, dentista, eccetera eccetera, così io sono traduttrice.

A dire la verità, è la professione più bella del mondo. Ma questa è un’altra storia.