Il traduttore vive nel futuro

Nel suo lavoro quotidiano, il traduttore supera il confine del presente per valicare un’altra dimensione temporale. Non si tratta di fantascienza, ma dello scenario affascinante in cui si immerge il traduttore professionista.

Hai mai pensato a questo aspetto intrigante?

Infatti il traduttore osserva da una prospettiva privilegiata contenuti che sbocceranno agli occhi del pubblico in un prossimo futuro. Si muove in due ambienti strettamente connessi fra loro, il dietro le quinte e l’anteprima. E per forza di cose vive nel futuro.

La professione del traduttore implica che questi venga proiettato nel futuro.

Pensa a un traduttore letterario: legge in anteprima il libro che dovrà tradurre e che poi sarà pubblicato nel mercato in cui opera. Una bella soddisfazione, vero?

Un discorso analogo riguarda il traduttore dell’audiovisivo, che traduce i sottotitoli di un film o di una serie tv che saranno disponibili in futuro nella sua lingua. Magari è un grande appassionato proprio di quella serie, oppure adora l’attore protagonista del film di cui traduce i sottotitoli. La possibilità di usufruire di questi contenuti in anteprima (ovviamente nella totale riservatezza!) è una delle gioie del traduttore specializzato in questo settore.

L’anticipazione è uno degli aspetti che preferisco della mia professione.

Quando traduco per il settore turistico, mi occupo di presentazioni di eventi e mostre che si svolgeranno in futuro, oppure di siti web, newsletter e brochure che si rinnovano in vista di una nuova stagione turistica.
Il turismo proietta sempre il traduttore nel prossimo futuro. In estate si traducono prevalentemente i contenuti per la stagione invernale. Così, mentre fuori ci sono più di 30 gradi e tendiamo a pensare al mare, la traduzione mi immerge nelle attività di un comprensorio sciistico oppure nell’atmosfera natalizia di destinazioni turistiche che prosperano nel periodo delle feste di fine anno.

Analogamente, durante i mesi invernali le traduzioni per il turismo riguardano la stagione balneare dell’anno successivo, o magari le nuove offerte di un resort o di un villaggio turistico per i mesi estivi. Così, con una tazza fumante accanto al pc e le mani congelate dal freddo, trascorro ore a tradurre le descrizioni di posti da sogno in riva al mare.

Il risultato? Un bellissimo senso di dépaysement quando distolgo gli occhi dallo schermo e mi ritrovo nel presente.

La moda è un altro settore in cui avviene qualcosa di simile. Il lancio di una campagna pubblicitaria, le collezioni stagionali e le tendenze che caratterizzeranno la quotidianità diversi mesi a venire corrono sempre a una velocità frenetica che trasforma il presente in passato.

Nell’ambito marketing scopri il dietro le quinte di un prodotto, traducendo la descrizione e le caratteristiche tecniche che magari verranno pubblicate su un sito e-commerce. E ti sembra di essere parte integrante del team che ha creato il prodotto finito dando il tuo piccolo ma prezioso contributo affinché questo possa essere commercializzato.

Insomma, magari potrà sembrare banale o scontato, ma per me tutto ciò rende stimolante questa professione ogni giorno.

Che ne pensi? 😀

Dalla traduzione alla corrispondenza: tu o Lei? E vous?

È una questione dibattuta: come rivolgersi al cliente? Come tradurre “you” o “vous” in italiano?

Perché se la nostra lingua ci aiuta a fare una distinzione precisa tra il Lei di cortesia, tu e voi (inteso al plurale, eh! Perché Voi di cortesia è un retaggio letterario, ma anche meridionale e del fascismo), l’inglese e il francese mantengono una certa ambiguità… eppure non è un dilemma irrisolvibile.

Vous per la Francia!

La chiamavano Madame Lippolis. 😀

Proprio così, un cliente francese mi chiama “Signora Lippolis”. Questo appellativo mi metteva un po’ a disagio soprattutto all’inizio, perché “signora” non mi piace neppure in italiano. Ma è una questione di abitudine e il Lei di cortesia, che in francese corrisponde a vous, è la forma più diffusa.

I clienti francesi mi danno del vous. Sempre. Anche se collaboriamo da qualche anno, ci sentiamo diverse volte alla settimana e nelle email che scriviamo ci chiamiamo per nome.
Questa forma di cortesia reciproca è tipica dei francesi. Ci si dà del tu molto raramente in ambito professionale, perché tu è riservato a qualcuno che conosci bene, ad amici, parenti e familiari.

Non si tratta di freddezza o di stabilire una distanza invalicabile: è una grande forma di rispetto nei confronti dell’interlocutore.

Un esempio tratto dalla mail di una cliente:

Bonjour Raffaella,
Plaisir partagé ! Je suis ravie de travailler avec vous !

Con i clienti inglesi e americani c’è una maggiore confidenza: ci chiamiamo per nome, lo stile e i saluti sono più informali. Ciò avviene anche con interlocutori di altre nazionalità, come un Project Manager spagnolo con cui ho una corrispondenza in inglese.

E invece gli italiani?
Prevale il tu, sia nel caso dei clienti che conosco di persona sia nella corrispondenza con clienti a centinaia di chilometri di distanza e che non ho mai incontrato. Ma ci sono delle eccezioni, soprattutto legate all’età, come nel caso della titolare di un’agenzia di traduzioni italiana che mi dà del Lei: ovviamente anch’io uso questa forma di cortesia, vista la differenza d’età.

La traduzione dal francese

Quando traduco dal francese, vous è la forma più utilizzata nel testo di partenza. Ma in italiano può essere tradotto con voi (seconda persona plurale), Lei e tu.

Come si fa a scegliere?
Dipende dal contesto – come per qualsiasi cosa nella traduzione! – e dalle preferenze di ciascun cliente. Per evitare di sbagliare e utilizzare uno stile improprio, sarebbe meglio avere un file in cui specificare le preferenze di ognuno. 😉

E tu? Quale registro usi con i tuoi clienti o collaboratori?

Traduttore freelance: quando dire di no a un cliente

 

Lo confesso, dire di no a un cliente non è facile, soprattutto quando si tratta di nuovi clienti che possono arricchire il nostro portfolio (e fatturato).

Di recente mi è capitato di rifiutare progetti di traduzione da due nuovi potenziali clienti. Il motivo? Settimane già completamente piene di traduzioni, revisioni e consegne che non mi avrebbero permesso di dedicarmi come si deve ad altri progetti corposi.

E se il cliente non mi contatta più? E se trova qualcun altro e decide di affidarsi a lui? E se…?

Sono tanti i dubbi che ci assillano in questi momenti. Anche perché poi ci sono quei periodi in cui il lavoro scarseggia e si tende ad accettare qualsiasi cosa pur di fatturare.
Invece dobbiamo imparare a fare pace con questa sorta di senso di colpa, perché ne va della nostra salute mentale e fisica.

Se lavori come traduttore freelance, ecco alcuni casi in cui dovresti dire di no a un cliente:
  • Le combinazioni linguistiche richieste per la traduzione non sono quelle con cui lavori tu.
  • Hai lavorato in passato con questo cliente che non ti ha ancora pagato o ti ha pagato con un ritardo imperdonabile e quindi non ti fidi.
  • Non credi che il progetto sia nelle tue corde, perché riguarda un settore in cui non sei specializzato o richiede competenze che non hai.
  • Il budget proposto per la traduzione è troppo basso. NO alle tariffe da fame!
  • Hai un carico eccessivo di lavoro, troppe consegne e scadenze da inseguire e sai che aggiungere un’altra traduzione senza avere il tempo necessario per svolgerla a dovere significa consegnare un lavoro non all’altezza.
  • Sei in vacanza ma controlli comunque le email. Ma se sei in vacanza, non accettare l’incarico! O meglio, puoi proporre una data di consegna che non coincida con il tuo periodo di (meritato) riposo.

In alcuni casi in cui si rifiuta una traduzione a malincuore, consiglio di suggerire una soluzione alternativa: fornire al cliente il contatto di un altro traduttore freelance adatto a svolgere quel particolare lavoro. Il networking serve anche a questo. 😉

E tu, cosa aggiungeresti? Ti è capitato di rifiutare un lavoro per altri motivi oltre a quelli che ho elencato?

11 richieste delle agenzie di traduzioni

Il traduttore freelance lavora per agenzie di traduzioni e clienti diretti.

Soprattutto quando si è alle prime armi, è preferibile cercare di collaborare con le agenzie di traduzioni che, nel migliore dei casi, forniscono un feedback sul lavoro svolto e danno la possibilità di migliorarsi costantemente.

Ma bisogna armarsi di pazienza e cercare di contattare un numero esorbitante di agenzie per avviare collaborazioni interessanti e redditizie.

In genere, ci lasciamo scoraggiare quando inviamo un’email di presentazione e il curriculum a un’agenzia e non riceviamo una risposta. Infatti le agenzie di traduzioni ricevono innumerevoli richieste di collaborazione da parte dei traduttori e non rispondono a tutti, bensì soltanto a quelli che soddisfano i requisiti richiesti.

Bisogna fare ricerche mirate. È inutile contattare un’agenzia che si occupa soltanto di traduzioni legali e finanziarie se non traduciamo in quei settori: è solo una perdita di tempo per noi e per l’agenzia in questione che ignora l’email o la cestina immediatamente.

Non solo lingue e specializzazioni

Le combinazioni linguistiche e i settori di specializzazione sono imprescindibili. Presentarsi come tuttologi non è una buona idea, anche perché è impossibile saper tradurre testi di qualsiasi argomento e offrire la stessa qualità. Quindi è meglio specializzarsi in determinati settori (pochi!).

Ma quali sono le richieste specifiche delle agenzie di traduzioni?

Oltre agli elementi basilari, cioè il curriculum e le tariffe applicate dal traduttore, un altro fattore determinante è l’uso dei CAT Tools, gli strumenti di traduzione assistita. Trados è il più richiesto dal mercato, quindi investire nell’acquisto può rivelarsi profittevole.

Qui di seguito troverai una lista di ciò che un’agenzia di traduzioni cerca in un traduttore freelance. Non tutte hanno queste esigenze, ma l’elenco include le varianti possibili e immaginabili. 😉

  • Il curriculum
  • Le tariffe (a parola / a cartella / a ora)
  • Uso di CAT Tools (preferibilmente SDL Trados Studio)
  • Modulo di collaborazione da compilare
  • Referenze
  • Test di traduzione
  • Copia del diploma di laurea
  • Firma di un NDA (accordo di riservatezza e non divulgazione)
  • Esempi di traduzioni svolte in passato
  • Eventuali servizi aggiuntivi (e rispettive tariffe): interpretariato, revisione, post-editing, desktop publishing, sottotitolazione, transcreation
  • Iscrizione al portale dell’agenzia

Possono subentrare anche altri elementi, come l’accettazione da parte del traduttore dei termini di pagamento dell’agenzia…

E a te è mai capitato di ricevere ulteriori richieste da parte di un’agenzia di traduzioni? Che cosa aggiungeresti a questa lista?

Giornata Mondiale della Traduzione: a te la parola!

Oggi è la Giornata Mondiale della Traduzione. Per celebrare l’occasione, ho preparato un questionario per traduttori con alcune domande dedicate alla nostra professione. Anche se siamo professionisti che rimangono dietro le quinte della comunicazione, penso che sia giusto ricordare – almeno oggi! – che il nostro contributo lascia un segno nel mondo.

Le risposte alle domande del questionario sono decisamente ricche di spunti, come leggerai qui di seguito.
Grazie di cuore alle colleghe che hanno partecipato! Il contributo di ciascuna di voi è un’ispirazione perché, malgrado le difficoltà e alcuni disagi tipici della professione, la traduzione è libertà: consente a tutti di varcare confini altrimenti invalicabili.

Ecco i contributi delle traduttrici che hanno compilato il questionario.

Debora Serrentino

Le tue combinazioni linguistiche: Inglese > Italiano
La tua parola preferita (in italiano o in un’altra lingua di lavoro): Filologia, che è stata anche la mia specializzazione all’università.
Perché ami tradurre? Per due motivi: ho sempre sognato di farmi pagare per leggere. Inoltre amo le parole: l’origine, la storia, lo sviluppo, come cambia l’uso nel tempo.
Cosa non ti piace della tua professione? Per ora il non piacere si limita ad alcune specializzazioni (ad es. la finanziaria) per il resto il mio lavoro mi piace davvero.
“Traduco, ergo sumus” (Traduco, dunque siamo). Per te cosa significa? La traduzione unisce le persone nello spazio e nel tempo.
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Giuseppina De Vita

Le tue combinazioni linguistiche: Spagnolo > Italiano, Francese > Italiano
La tua parola preferita (in italiano o in un’altra lingua di lavoro): Comunicazione.
Perché ami tradurre? Perché ritengo che la traduzione sia metafora della costruzione di ponti che uniscono le terre, perché solo tramite essi la cultura diventa “universalmente usufruibile”. Partecipare a queste costruzioni tra le infinite Babeli odierne mi gratifica e appassiona, ecco perché amo il mio lavoro!
Cosa non ti piace della tua professione? Le deadline sempre troppo vicine!
“Traduco, ergo sumus” (Traduco, dunque siamo). Per te cosa significa? Traduco, dunque mi sento parte integrante della trasmissione culturale. Traduco, dunque mi sento viva. Traduco, dunque mi sento semplicemente me stessa. Traduco, ergo cogito, ergo sum.

Anna Gallo

Le tue combinazioni linguistiche: Inglese > Italiano, Francese > Italiano
La tua parola preferita (in italiano o in un’altra lingua di lavoro): Transcultural.
Perché ami tradurre? È sempre una sfida riuscire a trasportare un testo da source a target… e anche se le perdite nella traduzione sono inevitabili, è soddisfacente e gratificante, poi, aver superato gli ostacoli giungendo al testo di arrivo.
Cosa non ti piace della tua professione? Il poco tempo a disposizione, a volte, per rivedere bene il lavoro!
“Traduco, ergo sumus” (Traduco, dunque siamo). Per te cosa significa? Avere un testo a disposizione nella propria lingua è un aiuto immenso. Quindi anche se la perdita di qualcosa è inevitabile nella traduzione, i traduttori sono un po’ dei traghettatori, conducono le persone in un nuovo mondo, assaporando un’altra cultura, rendendola più vicina.

Francesca Felici

Le tue combinazioni linguistiche: Portoghese brasiliano > Italiano, Inglese > Italiano
La tua parola preferita (in italiano o in un’altra lingua di lavoro): Saudade.
Perché ami tradurre? Perché ogni traduzione è un mondo da scoprire che amplia i miei orizzonti.
Cosa non ti piace della tua professione? Tradurre testi mal scritti (purtroppo mi capita frequentemente).
“Traduco, ergo sumus” (Traduco, dunque siamo). Per te cosa significa? Il lavoro del traduttore è essenziale per la comunicazione, il confronto delle opinioni e lo sviluppo delle idee.
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Marta Scultz

Le tue combinazioni linguistiche: Inglese > Italiano, Spagnolo > Italiano
La tua parola preferita (in italiano o in un’altra lingua di lavoro): Serendipity.
Perché ami tradurre? Vorrei dire che amo tradurre per aiutare gli altri a capire un testo scritto in una lingua diversa, ma in realtà è perché mi piace da morire il lavoro di ricerca per la parola giusta al posto giusto.
Cosa non ti piace della tua professione? Cosa pensano di questa professione chi non è del settore.
“Traduco, ergo sumus” (Traduco, dunque siamo). Per te cosa significa? Per me tradurre è una forma d’arte, un modo per esprimere chi sono.
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Francesca Manicardi

Le tue combinazioni linguistiche: Inglese, Tedesco, Francese > Italiano
La tua parola preferita (in italiano o in un’altra lingua di lavoro): Wanderluster.
Perché ami tradurre? Mi piace analizzare i termini stranieri e fare ricerca per il corrispondente italiano più appropriato. Mi piace l’idea di poter aprire a chi non conosce le mie lingue di lavoro un mondo nuovo.
Cosa non ti piace della tua professione? Il fatto che spesso è bistrattata, non ben definita, regolamentata e conosciuta e che tra i colleghi ci sia poco spirito di condivisione e collaborazione.
“Traduco, ergo sumus” (Traduco, dunque siamo). Per te cosa significa? Le lingue sono l’espressione delle rispettive culture e traducendo si fanno conoscere alle persone che non le sanno nuovi modi di vivere, pensare, percepire la realtà.
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Patrizia Galletti

Le tue combinazioni linguistiche: Inglese > Italiano, Francese > Italiano, Spagnolo > Italiano
La tua parola preferita (in italiano o in un’altra lingua di lavoro): Piropo.
Perché ami tradurre? Perché vivo mille vite, vedo mille mondi.
Cosa non ti piace della tua professione? La solitudine.
“Traduco, ergo sumus” (Traduco, dunque siamo). Per te cosa significa? Siamo liberi di varcare i confini.

Chiara Bartolozzi

Le tue combinazioni linguistiche: Inglese > Italiano, Spagnolo > Italiano, Cinese > Italiano
La tua parola preferita (in italiano o in un’altra lingua di lavoro): Al momento sono fissata con “ELYSIAN”.
Perché ami tradurre? Perché tradurre mi permette di vedere la stessa cosa da due (o più) prospettive diverse. Come l’attore che sale sul palco, interpreti un ruolo. Devi entrare nell’ottica del testo che hai davanti. C’è la sfida di essere in grado di comprenderlo nella sua interezza, per come è stato pensato e redatto e riportarlo in un’altra lingua (solitamente la tua, ma nel caso di traduzioni attive è bello anche mettersi alla prova pensando e producendo in una lingua diversa dalla propria).
Cosa non ti piace della tua professione? La lotta continua per guadagnare credibilità. Le cose stanno migliorando, ma ancora fatichiamo per farci valutare nel modo giusto e per avere una tutela adeguata. Ci sono molti settori dove ancora si fa fatica a far capire l’importanza che ha l’avvalersi di un professionista che si occupi della traduzione (di testi, materiale vario, cataloghi, siti, ecc.) e di tutto il lavoro più o meno direttamente collegato a una lingua straniera.
“Traduco, ergo sumus” (Traduco, dunque siamo). Per te cosa significa? Che siamo tutti interconnessi. La traduzione ci permette di essere chi siamo ed essere compresi anche all’esterno. Il pensiero di uno – messo per iscritto – diventa il pensiero di molti (esagerando potrei azzardare un “di tutti”) ed è messo a disposizione della comunità.
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Elisa Copetti

Le tue combinazioni linguistiche: Croato, Serbo, Bosniaco > Italiano
La tua parola preferita (in italiano o in un’altra lingua di lavoro): Utočište.
Perché ami tradurre? Perché mi piace ricreare atmosfere.
Cosa non ti piace della tua professione? Il non guadagno.
“Traduco, ergo sumus” (Traduco, dunque siamo). Per te cosa significa? Molteplicità, differenza, comunità.
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Giuseppina Franich

Le tue combinazioni linguistiche: Inglese > Italiano
La tua parola preferita (in italiano o in un’altra lingua di lavoro): Lettura.
Perché ami tradurre? Perché amo leggere e talvolta si ha l’impressione di ricreare, collaborare alla stesura di un testo.
Cosa non ti piace della tua professione? Bisogna essere competitivi e io non lo sono.
“Traduco, ergo sumus” (Traduco, dunque siamo). Per te cosa significa? Dare un significato al proprio lavoro che contribuisce alla diffusione e conoscenza dei testi – in breve, alla cultura.

Clara Giampietro

Le tue combinazioni linguistiche: Inglese, Spagnolo, Russo > Italiano
La tua parola preferita (in italiano o in un’altra lingua di lavoro): Mare.
Perché ami tradurre? Traduco perché amo le parole. Traduco perché amo la mia lingua, l’italiano. Traduco perché la traduzione è parte di me, come il colore dei miei occhi. Traduco perché la traduzione mi fa sentire libera. Traduco per capire come funzionano le cose. Traduco per restituire un po’ di quello che ho imparato e che continuo a imparare.
Cosa non ti piace della tua professione? Seppure nell’ambito dei miei settori di specializzazione, preferisco variare il tipo di testi e argomenti da tradurre. Non amo molto quando mi capita di tradurre le stesse cose ripetutamente.
“Traduco, ergo sumus” (Traduco, dunque siamo). Per te cosa significa? Si è sempre tradotto e si tradurrà sempre. Libri, film, telefoni, dispositivi, automobili, macchinari, documenti, app, software, informazioni e molto altro ancora: la traduzione è una costante della nostra vita. È alla base di tutto ciò che siamo, pensiamo e facciamo, perché tradurre è comunicare. Quindi, la comunicazione esiste anche grazie al lavoro dei traduttori.
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Vuoi fare il traduttore? Ecco cosa non insegna l’università

Per intraprendere la professione del traduttore, la laurea in Mediazione Linguistica o in Traduzione Specialistica è una solida base da cui partire.
Ma i primi entusiasmi derivanti dalla fresca laurea conseguita vengono spesso sostituiti dallo sconforto dovuto allo scontro con il mondo del lavoro: nessuno ti conosce, sei soltanto il nuovo arrivato, come farai a realizzare il tuo sogno di lavorare come traduttore professionista?

Perché la laurea è di certo una tappa importante, ma non un traguardo. È il punto di partenza.

I corsi universitari atti a preparare futuri traduttori professionisti offrono moltissimo, alla luce del percorso formativo dello studente che va dalla teoria della traduzione a tanta pratica, dalla grammatica e dalle strutture linguistiche alla terminologia; non manca poi un minimo di formazione sui CAT tools, nonché alcune discipline non strettamente connesse con la traduzione.

Tuttavia, una volta terminati gli studi universitari, il neolaureato in Traduzione rimane scoraggiato da un mercato davvero saturo e teme che non ci sia posto per lui.

Perché malgrado gli esami e la tesi brillantemente superati, ti rendi conto che l’università non ti insegna tutto ciò che dovresti sapere per lavorare come traduttore freelance. Manca qualcosa di fondamentale: l’aspetto commerciale.

Riassumo in questi punti le domande che assillano gli aspiranti traduttori:

  • Come scrivere un curriculum efficace
  • Come contattare potenziali clienti
  • Dove trovare potenziali clienti
  • Come fare esperienza
  • Come promuoversi online
  • Personal branding e content marketing
  • Contabilità e fatturazione
  • Servizio clienti

Ricordo un professore dell’università che voleva farci guardare in faccia la realtà dicendo cose che a molti sembravano finalizzate a scoraggiarci. La frase che aveva l’abitudine di ripetere a un gruppo di circa venti studenti in traduzione era: “Fra di voi, soltanto due o tre persone faranno questa professione.”

E aveva ragione perché, come spesso accade, molti cambiano idea, altri colgono ulteriori opportunità che non hanno niente a che fare con la traduzione, altri semplicemente rinunciano.

Allora cosa fare per non perdere di vista l’obiettivo?
Devi andare oltre ciò che hai imparato all’università e cercare autonomamente tutte le informazioni di cui hai bisogno per iniziare a lavorare come traduttore freelance.

Ad esempio, puoi cominciare a fare un po’ di pratica con le traduzioni volontarie per il no-profit, come spiegano le doppioverso in questo post.
Puoi lavorare su te stesso per capire in quali settori specializzarti. A questo proposito, segui i consigli di Federica Bruniera.

Certo, la strada è tutta in salita, ma ricorda:

Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia.
Johann Wolfgang von Goethe

Nella traduzione vince la meritocrazia?

Una domanda interessante, perché la traduzione non è un mondo astratto fatto di belle parole.

In un mondo ideale il traduttore professionista è un punto di riferimento indispensabile e una risorsa valorizzata dal cliente, che ricorre ai suoi servizi per superare le barriere linguistiche ed espandere la sua attività oltre i confini nazionali.

Il traduttore si guadagna da vivere grazie allo studio continuo e all’esperienza che ha maturato applicando le sue competenze. Poiché si tratta di una professione che richiede umiltà, talento e duro lavoro, la traduzione dovrebbe essere caratterizzata dal principio meritocratico:

  • sai tradurre bene e consegni un ottimo lavoro → il cliente soddisfatto continua a ricorrere ai tuoi servizi → ottieni il riconoscimento che ti spetta (guadagno)
  • la tua traduzione è mediocre → non viene riconosciuto il merito → il cliente deluso si rivolge a qualcun altro

Eppure.
Sì, perché nella realtà le cose non vanno sempre così.

Puoi essere il traduttore migliore al mondo, puoi impegnarti senza sosta mettendo il resto in secondo piano. Ma non è detto che il merito ti permetterà di raggiungere i tuoi obiettivi sempre e comunque.

Perché?
Perché ad esempio il cliente decide di non rivolgersi a un traduttore freelance, preferendo una risorsa interna alla sua azienda che “conosce le lingue”.
Oppure il traduttore X applica tariffe molto più basse di quelle del traduttore Y e per il cliente risparmiare sulla traduzione è una priorità rispetto alla qualità del servizio.

Che ne pensi?

La traduzione è donna?

Quando andavo all’università le studentesse in traduzione superavano nettamente il numero degli studenti. E credo che la tendenza sia rimasta la stessa ancora oggi.
Da quando lavoro come traduttrice freelance, ho riscontrato che le colleghe traduttrici sono di più dei colleghi traduttori.

Così mi sono chiesta: la traduzione è una professione prevalentemente femminile?

Ammetto che la domanda mi ha condotto verso un altro interrogativo: la traduzione è donna?

Per trovare una risposta, propongo una riflessione a partire da alcuni studi che affrontano la traduzione secondo una prospettiva di genere.

La Bella infedele

Sulla base della valenza femminile del termine “traduzione”, nel Seicento gli studi sulla traduzione in Francia coniano l’espressione delle traduzioni “belles infidèles“, focalizzate sulla cultura di arrivo: la traduzione bella, ben fatta, è infedele all’originale, mentre la traduzione fedele, quella letterale, parola per parola, è brutta.
L’idea richiama l’immagine della donna bella ma infedele in contrapposizione alla donna brutta ma fedele. E tutto ciò rientra nella sfera del matrimonio, con immagini di richiamo sessuale, fedeltà e tradimento.

Questa interpretazione è maschilista, come hanno sottolineato gli studi femminili sulla traduzione.
Prova a farci caso. Ancora oggi si parla di paternità di un testo, non di maternità. Con questa accezione il testo originale è maschio e alla scrittura dell’autore si contrappone l’attività derivata, quindi inferiore, della traduzione.

Infatti, se analizziamo il rapporto fra testo e traduzione, generalmente quest’ultima viene descritta come l’immagine dell’originale, lo specchio in cui il testo di partenza deve riflettersi.

La lingua madre

Un’altra affascinante prospettiva capovolge i ruoli. La traduzione non deve profanare la lingua madre, quindi il testo originale. La lingua, poiché materna, si riveste di un’immagine femminile: la fedeltà alla lingua madre deve essere preservata, così come la purezza del testo originale.

Ecco le immagini che si ripetono: bellezza, fedeltà, purezza. Si tratta di concetti associati alla figura femminile. Tutto questo basta a dire che la traduzione è donna?

3 casi in cui il prezzo di una traduzione aumenta

Quanto costa una traduzione? Ecco la domanda che tutti i potenziali clienti si pongono prima di richiedere una traduzione.
Non esiste una risposta universale a questo dubbio che assale anche i traduttori alle prime armi che devono stabilire le proprie tariffe. Il motivo è semplice: esistono tanti fattori che influenzano il prezzo di una traduzione, tra cui la combinazione linguistica, la data di consegna, il tipo di documento da tradurre.

Quando un potenziale cliente chiede un preventivo a un traduttore freelance o a un’agenzia di traduzioni, spesso tende a considerare la quotazione più alta delle sue aspettative. Purtroppo ci si attende tariffe decisamente basse perché la traduzione è un’attività spesso sottovalutata, mentre si tratta di una professione intellettuale che richiede competenze notevoli, non solo di natura linguistica.

Ci sono tre casi in cui il prezzo di una traduzione aumenta ed è bene tenere a mente questi fattori nel momento in cui si chiede un preventivo.

1. La traduzione è urgente

Quasi tutti i clienti necessitano di una traduzione in pochissimo tempo. Ma bisogna sapere che la data di consegna influenza notevolmente il prezzo, perché magari il traduttore sta lavorando ad altri progetti e deve dare la precedenza alla traduzione urgente, oppure la richiesta giunge di venerdì pomeriggio e la traduzione deve essere consegnata il lunedì mattina.
Molti traduttori applicano una tariffa maggiorata quando devono lavorare nel weekend. In ogni caso occorre ricordare che l’urgenza fa aumentare il prezzo della traduzione.

2. Il formato del file da tradurre è difficile da editare

Un traduttore preferisce lavorare con un file in Microsoft Word, perché facilmente editabile. Ma spesso il documento da tradurre è in PDF, il che fa aumentare il prezzo della traduzione, in quanto il traduttore deve convertire il file in un formato editabile per calcolare il preventivo ed effettuare la traduzione. E il tempo da impiegare in questo processo comporta una tariffa più elevata. Se è possibile, sarebbe quindi preferibile inviare il file da tradurre in un formato facilmente modificabile, in modo da risparmiare sulla traduzione.

3. Il contenuto della traduzione è molto tecnico

Il motivo per cui gran parte dei traduttori sono specializzati in determinati settori è proprio questo: conoscere a fondo l’argomento del documento da tradurre riduce i tempi di ricerca e di studio necessari per fornire una traduzione ottimale, perché il traduttore ha già acquisito la terminologia e può lavorare alla traduzione in tempi più rapidi.
Se invece il documento da tradurre tratta un argomento estraneo ai settori di specializzazione del traduttore, quest’ultimo avrà bisogno di più tempo per la ricerca terminologica necessaria allo svolgimento di un ottimo lavoro.

Se un potenziale cliente vuole risparmiare sulla traduzione, deve ricordare i tre punti che ho menzionato e seguire questi suggerimenti per lavorare al meglio con un traduttore freelance.

Che cosa rende attraente una lingua straniera?

Esistono motivi personali e scientifici alla base delle nostre preferenze per una lingua straniera. Ma cosa prevale in realtà tra ragione e sentimento?

Adoro l’inglese e il francese da sempre, tanto da scegliere la traduzione come attività professionale che mi permette di impiegare queste lingue di lavoro insieme all’italiano. Però ammetto di prediligere l’accento, lo spelling, la pronuncia e il vocabolario britannico rispetto all’equivalente americano.
La mia passione per l’inglese britannico ha ragioni soggettive? Tra i tanti fattori possibili, potrebbe essere una conseguenza della smodata ammirazione che nutro per le produzioni della BBC… ma è davvero così?

Di certo l’esperienza personale influisce sulla predilezione per una lingua straniera.

Inoltre un’associazione mentale può avere un impatto negativo nei confronti di una lingua.
Esempio: un ascoltatore superficiale non sopporta la lingua tedesca perché, purtroppo, la associa al nazismo e considera questa lingua come simbolo di asprezza, rigidità, atteggiamento inflessibile. Invece il tedesco è la lingua romantica per eccellenza, visto che il Romanticismo ha radici profondamente tedesche.

Eppure una lingua appare più o meno attraente per ragioni non del tutto soggettive. Secondo gli studi della sociolinguistica, esistono fattori rigorosi alla base:

  • Se una lingua è ampiamente diffusa (come l’inglese), tendiamo a preferirla a una lingua minore utilizzata da una piccola comunità.
  • Lo status politico, economico, culturale e sociale di un Paese influisce sulle nostre preferenze.
  • Se abbiamo una percezione positiva di una determinata comunità linguistica, allora tendiamo ad apprezzare maggiormente la lingua di tale comunità.

E le nostre impressioni prettamente personali?
Credo che il suono, la musicalità, l’armonia e la familiarità di una lingua abbiano una certa influenza soggettiva. Ognuno di noi preferisce una lingua rispetto a un’altra per ragioni individuali e difficili da razionalizzare, ma che forse sono legate alla sfera emotiva, alle esperienze vissute in prima persona, alle associazioni mentali ispirate da una lingua straniera.

Tuttavia è difficile distinguere tra i fattori che prevalgono nelle nostre preferenze: “ragione e sentimento” sono equamente coinvolti.

Spero che queste parole ti abbiano indotto a riflettere sulle tue percezioni personali.
Perché preferisci una lingua straniera piuttosto che un’altra? Riesci a individuare i motivi alla base delle tue preferenze?

Aspetto la tua opinione. 😉