Come tradurre il silenzio

 

Se non conosci la sua lingua, non comprenderai mai il silenzio dello straniero.

Stanislaw Jerzy Lec

Probabilmente ciò è vero anche per la cultura. Non è detto che bisogna conoscere la lingua dello straniero per comprendere il suo silenzio, ma forse è preferibile avere qualche nozione di comunicazione interculturale per evitare malintesi, soprattutto se state negoziando con un potenziale cliente estero.
Per concludere la trattativa a vostro favore e non fraintendere l’interlocutore, è infatti opportuno curare la comunicazione paraverbale, cioè il modo in cui qualcosa viene detto. Questo aspetto include anche il silenzio.

Ti è mai capitato di sentirti a disagio di fronte al silenzio dell’altro?

Le differenze culturali si rivelano anche nel significato del silenzio, che assume un valore diverso a seconda delle circostanze, del contesto, della cultura di appartenenza di due o più interlocutori.

Rispetto

Le culture asiatiche, in particolare quella giapponese, attribuiscono un ruolo importante al silenzio: si tratta di una forma di rispetto nei confronti dell’interlocutore, la manifestazione di un ascolto attento alle parole dell’altro. Esattamente l’opposto di quanto saremmo portati a pensare.

Un italiano, un americano, un francese, un inglese penserebbero invece il contrario. Ad esempio, uno di loro conclude un intervento, un discorso, o pone una domanda; si aspetta quindi una risposta o una reazione immediata da parte dell’altro. Il giapponese (o l’interlocutore asiatico) rimane in silenzio per qualche istante prima di prendere la parola. Allora l’altro pensa che c’è qualcosa che non va, magari non è stato capito, il messaggio non è giunto in modo efficace: avverte questa pausa come un momento di imbarazzo e magari interviene nuovamente per chiedere spiegazioni.
In questo modo il silenzio dell’altro non è stato rispettato, perché la sua pausa era voluta, era un momento di riflessione atto a dimostrare l’interesse suscitato dall’intervento, tale da meritare qualche istante di silenzio prima di prendere la parola. Ed è qui che la comunicazione fallisce.

In questi casi il silenzio è quindi una parte fondamentale del discorso. Pertanto occorre inserire un maggior numero di pause per rendere la nostra comunicazione efficace.

Imbarazzo

L’italiano, lo spagnolo, le culture mediterranee e, in genere, quelle occidentali, tendono a evitare il silenzio, ritenendolo una fonte di disagio, un aspetto da evitare nella comunicazione. Per questo si tende a riempire il “vuoto” con interventi o commenti banali, si preferisce parlare di nulla pur di eludere l’imbarazzo suscitato dal silenzio.

Quante volte hai parlato del meteo pur di riempire una pausa nella conversazione?
Oppure pensa all’irritazione che spesso provi di fronte a lunghi momenti di silenzio in un film, mentre una battuta o un dialogo anche privi di contenuti interessanti ti sembrano più naturali.

Per tali ragioni, l’italiano o le persone appartenenti alle culture citate qualche rigo più sopra appaiono come molto loquaci, intenti a chiacchierare in continuazione.

Occorre quindi ricordare il valore culturale del silenzio.

Ma il consiglio più utile è questo: rispettare sempre la cultura dell’altro, mostrare curiosità verso le differenze ed essere umili. La nostra cultura è solo una prospettiva possibile tra le tante e non si finisce mai di imparare. Anche dal silenzio.

game of

Game of Translators

Che cosa hanno in comune la Madre dei Draghi, Jon Snow e i personaggi di Game of Thrones con i traduttori?

Si è conclusa di recente la quarta stagione – forse la migliore – di Game of Thrones (Il Trono di Spade). E mentre cerchiamo di ingannare l’attesa per ciò che vedremo il prossimo anno, divoriamo contenuti, immagini e video che possano farci sentire ancora a Westeros. Persino la Regina Elisabetta ha visitato il set della serie e ammirato il celebre Trono di Spade.
Il successo di questa serie che ha cambiato la televisione ha dato vita a numerosi meme, parodie e contenuti divertenti che impazzano sul web.

Allora ho pensato: E se i personaggi di Game of Thrones fossero traduttori?
Ecco una rapida carrellata con i loro profili. Ti presento… Game of Translators!

Il traduttore Tyrion Lannister

Tyrion LannisterDisprezzato da quasi tutta la sua famiglia per il suo aspetto grottesco, è stato persino soprannominato Il Gobbetto per la sua costante posizione ricurva davanti allo schermo del computer. Forse avrebbe preferito fare l’interprete, ma l’esposizione visiva avrebbe potuto ostacolare la sua carriera. Così ha optato per la traduzione, che gli consente di rimanere dietro le quinte.
Malgrado una certa ostilità e il pregiudizio che lo circonda, è un traduttore sicuro delle proprie competenze, in grado di conciliare la professione con una vita sociale decisamente attiva. Ironico, abile oratore e acuto osservatore della realtà, sa trarre vantaggio dagli eventi di networking e ha reso la sua immagine di diverso il vero pilastro del suo personal branding.
Dotato di un’intelligenza oltre la media, non rinuncia alla propria integrità: anche di fronte a false accuse nei suoi confronti, dimostra una volontà ruggente e, a dispetto delle sue dimensioni, è capace di assoggettare un’intera platea alla sua gigante forza d’animo.

La traduttrice Arya Stark

Arya-StarkSin da bambina, ha sempre avuto le idee chiare sul suo futuro. Quando le chiedevano “Cosa farai da grande?”, lei ha sempre risposto: “La traduttrice”. Ha sempre rifiutato le scelte più in voga tra le sue coetanee, seguendo i suoi progetti con ostinazione. Così si è gettata a capofitto nella sua missione professionale, mettendo da subito sul mercato le sue competenze, magari ancora un po’ acerbe.
Tuttavia la sua inesperienza le è costata cara: sfruttata dalle agenzie di traduzione che praticano tariffe da fame, delusa da quei clienti che hanno spesso annullato gli incarichi, preferendo collaborare con traduttori non professionisti, ha giurato vendetta. Il suo entusiasmo si è raffreddato, trasformandosi in desiderio di giustizia contro coloro che hanno approfittato della sua giovane età.
Lotta in prima linea per difendere la dignità di una categoria professionale spesso oggetto di pregiudizi e comportamenti scorretti da parte dei clienti.

Il traduttore Jon Snow

Jon-SnowHa deciso di consacrare la sua vita ai Traduttori della Notte, i quali sorvegliano la Barriera linguistica dalla minaccia dell’oblio che mette a repentaglio la sopravvivenza delle lingue minori. Difende le minoranze linguistiche con abnegazione, lotta senza sosta anche se è circondato dalla diffidenza dei suoi superiori, quei Project Manager che temono il suo stile singolare e dubitano delle sue competenze (“You know nothing, Jon Snow!”). Anche se in un paio di occasioni ha ceduto alla debolezza degli affetti, alla fine ha scelto di compiere la sua missione con assoluta costanza, traducendo giorno e notte e rinunciando alla vita privata.
Inizialmente è stato costretto ad accettare incarichi meno impegnativi, ma si è guadagnato col tempo la fiducia dei suoi compagni traduttori, ottenendo la responsabilità di progetti sempre più importanti. Ha giurato di rinunciare a ogni cosa pur di assolvere al suo dovere per tutta la vita: “Cala la notte, e la mia guardia ha inizio…

La traduttrice Daenerys Targaryen

Daenerys-TargaryenHa cominciato a piccoli passi e con timidezza, fino a diventare una professionista stimata e rispettata da colleghi e clienti. Dotata di una naturale inclinazione per le lingue straniere, riesce ad apprendere con facilità anche quelle più ostiche, suscitando spesso un certo stupore quando interagisce con naturalezza in una lingua che gli altri non credevano conoscesse.
Fiera, consapevole del proprio talento, non scende a compromessi e costruisce gradualmente il proprio seguito di follower che la considerano una guida valente e un’ispirazione. Ma non è esule da invidie di alcuni colleghi, che la reputano un po’ altezzosa perché molto sicura delle proprie capacità, tramando contro di lei.
Il suo talento nella traduzione è indubbio, ma una buona dose di umiltà e di gratitudine verso chi l’ha aiutata sin dall’inizio la aiuterebbero a raggiungere la vetta del settore. Senza l’ausilio dei Draghi.

Il traduttore Petyr Baelish

Petyr-BaelishBenché sia sottovalutato per la mancanza di titoli e qualifiche professionali, è un traduttore esperto e decisamente brillante. Ha una naturale predisposizione per le questioni amministrative, gestisce con naturalezza la propria contabilità e si distingue per le spiccate capacità di negoziazione. Riesce a conquistare i clienti con facilità, grazie al suo approccio empatico con cui dimostra di conoscere perfettamente le loro esigenze e soddisfare i loro bisogni.
Geniale nel valutare ogni questione relativa alla traduzione secondo tutte le prospettive possibili, cela un’indole da vero manipolatore, traendo profitto dalle alleanze con i colleghi che ha saputo stringere nel tempo. Abile stratega, sa cogliere il momento giusto per agire e raggiungere i suoi obiettivi, lavorando con costanza. La sua reale motivazione sul lavoro è l’ambizione ed è fortemente dedito a scalare la scala del successo.

Chi aggiungeresti a questa galleria di personaggi-traduttori? Jaime Lannister, Catelyn Stark, Joffrey Baratheon?
A te la parola!
a-proposito-di-lippolis

A proposito di Lippolis

Un titolo forse familiare perché evoca lo splendido film dei fratelli Coen intitolato A proposito di Davis. In realtà vorrei semplicemente inaugurare questo blog con una riflessione sui progetti per il futuro.

– Tu ci pensi mai al futuro in generale?
– Al futuro? Intendi le macchine volanti, gli alberghi sulla luna?
(A proposito di Davis)

Anche se ho chiuso da un pezzo il capitolo universitario e maturato un po’ di esperienza come traduttrice, l’avvenire professionale è un modello costante fatto di progetti da realizzare, obiettivi da raggiungere, lavoro e formazione continua.

La mia particolare posizione include anche la lotta continua atta a migliorare la percezione del traduttore, figura professionale che, ahimè, è molto sottovalutata, incompresa, fraintesa. E non solo quando esci dal mondo dorato dell’università.
In quel periodo le domande sul tuo futuro diventano il principale interesse di chi ti circonda: familiari, amici, parenti, semplici conoscenti. Ci si aspetta che tu fornisca risposte rassicuranti, in linea con le generiche aspettative professionali.

Poi ecco il momento della verità: Traduttrice freelance.
Seguono sguardi trasognati, confusi, scettici, dubbiosi. Una delle reazioni verbali più diffuse a questa risposta è un’altra domanda: cioè?
Nel tentativo di placare l’esasperazione, ricordo che anche durante gli studi universitari mi veniva chiesto cosa fosse questa “mediazione linguistica”…

Ma oltre a ignorare l’esistenza del traduttore freelance, nel corso del tempo si sono susseguite risposte disparate e sconfortanti:

– Ah, quindi sai le lingue!
– Che bello, la traduttrice a Firenze!
– Dai, poi anche tu troverai un vero lavoro.

Solo per citarne alcune.

Un vero lavoro: questa espressione è ormai un’etichetta mentale difficile da rimuovere. Sono certa che in futuro meriterà un post tutto suo.

Nel frattempo ti accorgi che l’unico modo per far comprendere chiaramente al “profano” la tua professione è semplificare la terminologia specifica.
Però ritengo che ci sia una sostanziale differenza tra queste quattro espressioni:

  1. Faccio traduzioni.
  2. Traduco.
  3. Faccio la traduttrice.
  4. Sono traduttrice.

Ecco, preferisco l’ultima. Così come un individuo è avvocato, giornalista, imprenditore, consulente, dentista, quello che volete, insomma, così io sono traduttrice.

A dire la verità, è la professione più bella del mondo. Ma questa è un’altra storia.